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Preghiera all’università, parla la professoressa

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Kyle Spradley/Curators of the University of Missouri CC

Lucandrea Massaro - Aleteia Italia - pubblicato il 19/10/17

Ricordate lo scandalo provocato dai pochi secondi di preghiera all’Università di Macerata per la pace adottata da una professoressa di linguistica? Noi si, così come ricordiamo bene la bella risposta del Vescovo. Il sito In Terris ha rintracciato la docente – la professoressa Clara Ferranti – e le ha rivolto qualche domanda, per avere – come è giusto – anche la sua versione dei fatti. In particolare la professoressa smentisce ogni forma di coercizione, anche indiretta, verso i suoi studenti e ribadisce anzi la piena libertà di tutti a partecipare o meno senza timori di rappresaglie agli esami. Inoltre emerge una volontà dialogica molto forte della docente nel suo rapporto con gli studenti:

Non crede di aver violato il principio di laicità dello Stato, dal momento che insegna in un’Università pubblica? “Trovo assurda e ridicola questa accusa, anzitutto perché io stessa sono una laica. E poi perché, secondo una corretta pedagogia, occorre rivelarsi per quello che si è in tutti gli aspetti della propria persona per instaurare un rapporto docente-discente veritiero, altrimenti il rapporto educativo sarebbe falsato e pertanto negativo. Ebbene, io in quei venti secondi ho mostrato una parte di me stessa: sono cattolica e non ho motivo di vergognarmene. Poi, per entrare nel merito della legittimità: se esiste una legge che vieti di fare una preghiera in luogo pubblico, qualcuno me la mostri. Non sono una giurista”.

Così come per il Vescovo, monsignor Marconi, ha avuto parole di affetto e grande rispetto

Mons. Marconi ha sottolineato che questa vicenda dovrebbe aiutarci a riflettere sulla preghiera, definita un tesoro che “possediamo senza apprezzarne adeguatamente il valore e l’importanza”…“Sono molto legata a mons. Marconi, che definisco un pastore con la “P” maiuscola. Ci siamo sentiti per telefono a seguito di questa vicenda, è un mio sostegno spirituale, ma non solo: all’Università sono coordinatrice a livello locale di un progetto nazionale che si snoda in nove atenei italiani per tener viva la memoria della Shoah. Quando ci sono incontri relativi a questo progetto, io invito il vescovo come autorità a rivolgere un saluto ufficiale”.

Leggi qui l’intervista integrale

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