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Bambina mia cara, perdonaci e cerca di essere migliore di noi

Accompagner dans l’échec

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La Croce - Quotidiano - pubblicato il 09/01/18

La lettera di un padre separato alla figlia: amarezza, disincanto e un velo di cinismo, ma resta viva la speranza che la figlia possa sfuggire alla morsa delle false ragioni e restare aggrappata all’amore

di Pietro De Montis*

Cara figlia, quando leggerai – questa è ogni giorno la mia consolazione – potrai avere tutti gli strumenti che il buon Dio ha voluto offrire alle sue creature, per capire ciò che ora posso solo sussurrarti. Non a parole, ma con lo sguardo e le carezze. Con l’Amore vissuto.

Spesso mi chiedo a chi giovi tutto il male che ti abbiamo inflitto, o se esso abbia un senso. Non credo lo abbia e non penso nemmeno lo si possa trovare, anche sforzandosi di piegare fatti, parole e sentimenti – dovrai abituarti a questo, nel mondo nel quale crescerai – ad una Razionalità vuota e ormai incapace di alcun dialogo, con la parte più nobile di noi stessi: la Coscienza.

Devi sapere che perfino un Papa, tedesco e molto diverso dall’attuale, provò a mettere allo stesso tavolo questi due personaggi, Ragione e Fede, per ottenere da essi un dialogo, ma anche lui – come spesso accadeva
a me e a tua madre – ha dovuto arrendersi davanti al soccombere di Fede e Coscienza, che solitamente sussurrano al contrario della Ragione.




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O meglio, la Ragione ha vinto senza neanche combattere poiché la Fede (e la Coscienza) di solito preferisce non seguirla sul campo di battaglia, ma fiduciosa e umile resta in attesa che il Tempo – altro Signore nella grande Storia della Vita – le restituisca Dignità e Libertà, due gemme preziose che ormai nessuno ricorda abbia posseduto.

In questo momento, mentre scrivo, osservo la pioggia scendere e ripenso alle lacrime che hai versato, al tuo disperato ricorrere all’affetto del Nonno Gianni per fuggire dal nostro egoismo – sordo e cieco – che
ha limitato il tuo diritto ad essere bambina, con tutto il tempo necessario al gioco ed ai capricci.

E proprio mentre facevamo a gara per conquistarti, ti abbiamo perso. Abbiamo solo ascoltato noi stessi, senza accorgerci di quel pianto – silenzioso e umile, che si esprimeva con tutto il fragore dell’età – che ci richiamava alla Fede, in un Dio che era ad un passo per consolarci. Tutti insieme.

Ragione, freddezza, calcolo: ecco i nemici che hanno ucciso la nostra famiglia. Voglio che tu sappia riconoscerli, perché nella vita si presenteranno con maschere attraenti e cercheranno di ingannarti, fino a rubarti la Speranza e la felicità. Insisteranno finché non avranno modificato il tuo cuore, attaccandolo alle cose piuttosto che alle
persone.

Non ascoltarli mai! Nemmeno se li sentissi uscire dalla mia bocca o da quella di chi ami. Ragione, freddezza e calcolo stanno profondamente cambiando anche il mondo nel quale sono nato e che avrei voluto consegnarti
migliore, più umano: al contrario, il tuo futuro sarà il discernimento, accanto a chi vorrà farti credere che la Vita è solo un dettaglio e che la si possa facilmente manipolare, interrompere, piegare a proprio piacimento.




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Anch’io ho provato (e sto provando) a cambiare le cose, ma perdonami, la mia voce è spesso isolata ed anche le mie passioni, come la politica, sinora non mi sono servite granché per rendere più facile il tuo futuro.
Se ascolterai la Fede e combatterai le false “ragioni” potrai capire ciò che scrivo. Dammi questa consolazione, quando sarò vecchio.

Infine, cara figlia, voglio dirti che il cuore del tuo papà – anche se sconfitto, piegato dalla lacerante divisione – è sempre pronto ad amarti, a capire il tuo disgusto per scelte delle quali non hai colpa e sempre vorrà
aiutarti a ritornare bambina, ogni volta che lo vorrai.

Ogni volta che desidererai essere risarcita per ciò che ti abbiamo tolto. Io ci sarò. Tu mi hai insegnato la dolcezza, la semplicità e un amore che credo di non avere mai provato prima. Neanche con tua madre, nonostante ne fossi completamente rapito.

Grazie per questi doni, piccola mia. Grazie per essere tu stessa il Dono più grande.




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Articolo tratto dal Quotidiano “La Croce”

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