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Messa in televisione o celebrazione in casa?

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Monkey Business Images | Shutterstock

Jean-Eudes Leclerc - pubblicato il 06/04/20

Come santificare le domeniche, la Settimana Santa e la Pasqua in epoca di isolamento

Quando non si può partecipare alla Messa domenicale, cos’è più adeguato? Partecipare a un’umile celebrazione della Parola in casa o seguire la Messa in televisione, presieduta magari dal Papa dalla basilica di San Pietro con un coro stupendo? Senza togliere nulla alla preziosa consolazione che ci può dare la Messa trasmessa per televsione, la risposta è chiara: la celebrazione della Parola.

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Com’è possibile? Quando varie persone si riuniscono in nome di Gesù Cristo per celebrare la sua Parola con l’intenzione di essere un cuore solo e un solo spirito con la sua Chiesa, stanno realizzando due promesse efficaci, formulate una da Gesù stesso e l’altra dalla sua Chiesa.

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La prima promessa è quella di Gesù: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Quando in questo momento di isolamento ci riuniamo in casa per celebrare la sua Parola, non c’è il minimo dubbio sul fatto che Gesù sia presente tra noi.

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La seconda promessa è quella della Chiesa. Il Concilio Vaticano II (principalmente) ci insegna che quando ci riuniamo per leggere la Scrittura in chiesa, a parlarci è il Verbo stesso di Dio, Gesù. La sua Parola, allora, diventa un autentico alimento per la nostra vita.

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Ma come possiamo sapere che stiamo celebrando “in chiesa”? Quando ampliamo l’orizzonte della nostra “assemblea” agli orizzonti della Chiesa e del mondo e seguiamo le formule liturgiche che la Chiesa raccomanda per queste celebrazioni della Parola.

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“Fa’ della tua casa una chiesa”

E se l’assemblea riunita in casa (due o più persone) è costituita dai membri della famiglia, anche se si tratta di una famiglia allargata (zii, amici, vicini…), è davvero Chiesa per grazia della chiesa domestica (cfr. Lumen gentium 11, Familiaris consortio 21).

Cos’è la chiesa domestica? La famiglia. “È qui che si esercita in maniera privilegiata il sacerdozio battesimale del padre di famiglia, della madre, dei figli, di tutti i membri della famiglia”, spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1657.

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“È qui che si apprende la fatica e la gioia del lavoro, l’amore fraterno, il perdono generoso, sempre rinnovato, e soprattutto il culto divino attraverso la preghiera e l’offerta della propria vita”.

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Ascoltiamo quindi San Giovanni Crisostomo, che consigliava a un padre di famiglia: “Fa’ della tua casa una chiesa”.

La Chiesa domestica, segreto del miracolo coreano

Il catechismo e le celebrazioni della Parola in famiglia sono il segreto del miracolo coreano. La nascita della Chiesa in Corea è stata di per sé un miracolo.

La fede non è stata annunciata in primo luogo dai missionari, ma è stata scoperta alla fine del XVIII secolo da un filosofo, Lee Byeok, e un gruppo di amici grazie ad alcuni libri in cinese, scritti probabilmente dal missionario gesuita Matteo Ricci, che erano capitati loro tra le mani e in cui si presentava la fede cristiana.

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Dopo molte peripezie, il primo sacerdote missionario arrivò in Corea nel 1836, 50 anni dopo il primo Battesimo di un coreano. In quel momento, il Paese aveva già circa 20.000 cristiani.

Nel 1845 venne ordinato il primo sacerdote coreano, Andrea Kim, morto durante la grande persecuzione del 1846. Da quel momento, le persecuzioni non cessarono per un secolo, incluso il periodo della dominazione giapponese.

Pur non avendo vescovi né sacerdoti, la comunità cristiana cristiana non solo è sopravvissuta, ma è anche aumentata. Che sorpresa per i sacerdoti quando entrando nel Paese nel 1945, dopo la liberazione della Corea, hanno scoperto una comunità cattolica dinamica, in cui i membri conoscevano a memoria il catechismo, le preghiere importanti e perfino le risposte dei fedeli a Messa, anche se questa non si celebrava da cent’anni!

La Messa in televisione, consolazione preziosa

La Messa per televisione continua ad essere un tesoro insostituibile per le persone sole, i malati e gli anziani. Chi segue la Messa in televisione è invitato a unirsi di cuore nella comunione con la Chiesa. Ascolta la Parola di Dio e può meditarla, e può anche comunicarsi spiritualmente.

In questo modo, in epoca di isolamento la Messa trasmessa per televisione o Internet diventa una grande consolazione per molti.

È chiaro che la Messa in televisione o via Internet non sostituisce la Messa reale. È una questione essenziale. In circostanze normali, quando è possibile assistere a una Messa reale, dobbiamo andare a Messa. Vedere la celebrazione in televisione, anche se è il Papa a celebrarla, non è lo stesso che partecipare al sacramento in parrocchia.

Il cristianesimo, religione dell’incarnazione

Un paragone può aiutarci a comprendere la questione: vedere uno chef preparare un’ottima cena in televisione per i suoi invitati è molto bello, ma far parte degli invitati e partecipare alla conversazione è del tutto diverso.

Come ha spiegato il sacerdote Pierre Amar in un articolo pubblicato su Aleteia, “quello che vediamo in televisione o su Internet (in questo momento molti sacerdoti registrano le Messe che celebrano in privato), anche se in diretta, NON è la realtà: è un’immagine della realtà”. Una celebrazione della Parola, per quanto possa essere umile, è invece reale.

“I cristiani aderiscono all’Incontro”, ha aggiunto padre Amar. “Dio si è fatto carne, si è incarnato, ha assunto un corpo un volto. Quando ha voluto salvare il mondo ha inviato suo Figlio, con sangue, sudore e lacrime. Non ha inviato una lettera, un messaggio o un’e-mail!” – né una trasmissione in diretta tv…

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