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Monasteri e conventi contemplativi si uniscono in una “tempesta di preghiera”

Dominican NUN

Pascal Deloche | Godong

Maria Lozano - pubblicato il 24/04/20

Tra quanti pregano ci sono le Carmelitane, le Benedettine, le Domenicane e le Clarisse Povere, nonché cinque comunità di monaci da più di 30 Paesi

50 monasteri e conventi contemplativi di tutto il mondo hanno accettato l’invito dell’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) a pregare non solo per chi è stato contagiato dal coronavirus, ma anche per i partner, i donatori e lo staff dei progetti di ACS.

Tra quanti pregano ci sono le Carmelitane, le Benedettine, le Domenicane e le Clarisse Povere, nonché cinque comunità di monaci da più di 30 Paesi

“Vogliamo scatenare una tempesta di preghiera. In base al nostro carisma, una delle colonne portanti del nostro lavoro ad ACS è la preghiera. Abbiamo sempre fiducia nelle preghiere di tutti i partner dei nostri progetti, ma in questo periodo straordinario vorremmo anche trovare conforto e sostegno nel ‘cuore orante’ della Chiesa – gli ordini contemplativi”, ha spiegato Thomas Heine Geldern, presidente esecutivo di ACS International.

“Stiamo ricevendo molti messaggi che esprimono paura e preoccupazione per il futuro, sia da parte dei donatori che sperimentano malattia e perdite nella propria famiglia o hanno preoccupazioni economiche che da molti dei 140 Paesi in cui abbiamo in corso dei progetti”.

“Alcuni di questi messaggi vengono inviati da sacerdoti che non sono in grado di guadagnarsi da vivere da tre settimane, altri da religiose che non hanno denaro neanche per comprare sapone o prodotti igienici perché nei Paesi in cui operano sono beni di lusso”.

“Crediamo fermamente che la preghiera sarà la prima ad apportare frutti di misericordia. La preghiera costituisce la base per l’aiuto e il sostegno che vorremmo e che ci viene chiesto di offrire”.

Tutti i monasteri e i conventi che partecipano all’iniziativa sono da tempo partner di ACS, e molti stanno sperimentando delle difficoltà. Numerosi monaci e religiose vivono in Paesi in cui i cristiani subiscono discriminazioni o violenze, come Nigeria, Ciad, Marocco, Sri Lanka o Burkina Faso, o in cui la pandemia di coronavirus ha acutizzato le difficoltà economiche, come Ecuador, Venezuela o Ucraina.

La maggior parte delle comunità contemplative ha inviato messaggi solidali insieme alle richieste di preghiera. Uno di questi è stato inviato dalle Clarisse Povere in Indonesia: “Promettiamo di includere le vostre richieste di preghiera nelle preghiere speciali per i partner dei nostri progetti. Sappiamo che molti dei nostri donatori sono anziani e vivono soli. Reciteremo quindi una preghiera speciale per tutti i donatori. Dio li custodisca e sia con loro!”

I monaci carmelitani di Buea, in Camerun, hanno scritto: “Ovviamente pregheremo insieme a voi per la fine di questa terribile pandemia e per il ritorno della gente a Dio. Sarà molto difficile tenere sotto controllo la pandemia in Africa, ma non perderemo il coraggio, perché Cristo è la nostra speranza. Crediamo in Lui che ha detto ‘Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo’”.

Alcuni messaggi delle comunità monastiche hanno anche espresso preoccupazioni particolari. Nella maggior parte dei casi, il Covid-19 è solo una delle tante minacce, come hanno spiegato le Carmelitane di Morondava, in Madagascar: “In questi momenti di prova globale, non smettiamo mai di chiedere al Signore di aiutare il Suo popolo, come ha fatto una volta nel deserto. I nostri pensieri sono rivolti a tutti i donatori che sono malati e richiedono assistenza, come anche a tutti coloro che sono affetti dal Covid-19”.

“Anche il nostro Paese è colpito da questa pandemia. Sono in atto rigorosi coprifuoco. Molta gente teme ora che le milizie terroristiche approfittino della situazione per compiere dei raid. Il coronavirus ci terrorizza, ma preghiamo anche che i malviventi non contribuiscano ancor di più al numero delle vittime”.

Questo articolo è stato pubblicato dietro permesso di Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Per assicurarsi che i sacerdoti e i religiosi che vivono nei Paesi bisognosi siano in grado di continuare a offrire sostegno pastorale e caritativo alle persone affidate alle loro cure, anche durante la pandemia del coronavirus, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha predisposto un fondo speciale e sta chiedendo donazioni. Per ulteriori informazioni, visitate il sito www.churchinneed.org.

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