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La domanda a cui ciascuno di noi deve rispondere se vogliamo una vita felice

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Chris Lowney - pubblicato il 19/08/21

Potete non conoscere subito la risposta giusta, ma è fondamentale per prendere decisioni e trovare un significato

Perché siete qui?

Non sto chiedendo “Perché state leggendo questo articolo in questo momento?” Quella che pongo è la domanda regina: “Perché siete qui sulla Terra?” O, per usare un linguaggio più moderno, “Qual è la vostra missione?”

Non vi preoccupate. Non ho una risposta chiara neanche io e sussulterei di fronte a questa domanda, e poi inizierei a roteare gli occhi. Ogni grande compagnia ha qualche dichiarazione di missione, ma la maggior parte di loro poi non passa dalle parole ai fatti. Può parlare del fatto di trattare le persone con rispetto, ma i dipendenti potrebbero sentirsi più usati che rispettati.

Anche se siete stanchi di dichiarazioni di missione, frenate per un attimo il cinismo di fronte a un senso di missione personale. Aristotele l’ha detto in modo semplice: “Se, come gli arcieri, abbiamo un obiettivo a cui puntare, è più probabile raggiungere il punto giusto”. Consideriamo un semplice esempio: immaginate di infilare la vostra famiglia in macchina per andare in vacanza e di mettervi in marcia senza aver deciso dove volete andare in ferie. Assurdo, no? Nessun obiettivo = probabile insuccesso.

Se il consiglio di Aristotele sembra ovvio per le questioni mondane (decidere dove andare in vacanza), perché lo ignoriamo per quanto riguarda argomenti più profondi (decidere dove puntare nella vita?) Se possiamo articolare una missione e fare periodicamente il punto su come la stiamo perseguendo, avremo una possibilità molto più alta di “raggiungere il bersaglio”, ovvero di vivere una vita di cui poter essere orgogliosi.

Detto questo, è comprensibile che la maggior parte di noi non riesca mai ad articolare una missione: intimidisce e confonde troppo. Da una parte, possiamo avere condizioni di vita diverse: possiamo essere sposati, con figli, essere credenti e membri di una comunità, perseguire una carriera professionale. Sappiamo che la nostra missione non può essere ridotta a uno di questi ruoli, ma come possiamo trovarne una che li comprenda tutti?

C’è di più: posso avere un lavoro oggi e un altro diverso tra tre anni. Posso essere attualmente single e tra qualche anno genitore, e in seguito un pensionato con il nido vuoto. La mia missione di vita dovrebbe cambiare ogni volta che cambiano le circostanze in cui mi trovo?

Fortunatamente, Papa Francesco ci ha fatto il favore di offrirci una soluzione chiara e diretta alla sfida di considerare la propria missione. Nella Gaudete et Exsultate ha affermato: “Poiché non si può capire Cristo senza il Regno che Egli è venuto a portare, la tua stessa missione è inseparabile dalla costruzione del Regno… La tua identificazione con Cristo e i suoi desideri implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti” [25]

La definizione “regno di Dio” emerge in vari passi evangelici, ma il suo significato è vago per la maggior parte di noi. Sappiamo che non si riferisce a un regno letterale, con Gesù seduto su un trono, ma cosa implica esattamente?

Il Pontefice lo traduce nel linguaggio concreto e articola il nostro ruolo di accompagnamento. La nostra missione sulla Terra consiste nell’aiutare a costruire una società, un regno, sempre più “di amore, di giustizia e di pace per tutti”.

È una missione che può durare una vita e abbastanza flessibile da adattarsi a tutti i ruoli che ricopriamo. Possiamo mostrare correttezza e agire giustamente, ad esempio, nella vita familiare, in ufficio, nelle nostre comunità o perfino quando facciamo delle commissioni. Possiamo mostrare carità e amore agli altri sia da giovani che da anziani. Ogni incontro quotidiano è un’opportunità per vivere la missione.

O di non viverla. Ricordate che lamentavo il fatto che le compagnie non passino dalle parole ai fatti? Può succedere anche a noi. Se il primo passo fondamentale è articolare una vita di missione, il secondo passo è vivere quella missione, e fare ogni giorno il punto di come stiamo procedendo.

Questa analisi può essere semplice e richiedere pochi momenti ogni sera per rianalizzare la giornata e ricordare gli incontri fatti, considerando, ad esempio, se abbiamo diffuso pace e amore con le nostre azioni (o non lo abbiamo fatto). Praticando quell’abitudine nel corso del tempo e operando i cambiamenti necessari durante il percorso, diventeremo sempre migliori nel raggiungere il nostro obiettivo di vita, per usare la frase di Aristotele.

Perché siete qui? Non permettete che questa domanda vi intimidisca. D’ora in poi, potete dire semplicemente “Sono qui per sforzarmi insieme a Gesù per un mondo che sia amorevole, giusto e pacifico. È per questo che sono qui. E lo faccio ogni giorno, in famiglia, nella mia comunità e sul posto di lavoro”.

Chris Lowney è autore di Heroic Leadership. Seguitelo su Twitter, Facebook, LinkedIn o sul suo sito web.

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