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3 sacerdoti che lottarono contro la paranoia della caccia alle streghe

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Caryn Rivadeneira - pubblicato il 20/10/21

E lo fecero con un rischio notevole per se stessi

Quando la paura e l’ossessione nei confronti della stregoneria iniziarono a diffondersi in tutta Europa alla fine del XVI secolo e all’inizio del XVII, migliaia di persone si videro falsamente accusate di stregoneria, venendo di conseguenza sottoposte a tortura ed esecuzione.

All’avanguardia nella lotta contro questa paranoia letale ci furono tre sacerdoti, che sostenevano come la maggior parte delle “streghe” fossero in realtà vittime infelici che finivano per affrontare una morte orribile per accuse infondate.

1. P. Cornelius Loos

Nato nel 1546 nella città olandese di Gouda, Cornelius Loos veniva da una famiglia distinta che dovette lasciare la sua città natale nel contesto dell’ostilità anticattolica. Venne ordinato sacerdote dopo essersi formato all’Università di Lovanio. In seguito conseguì un dottorato in Teologia presso l’Università di Magonza, di cui divenne anche professore.

A metà degli anni Ottanta del Cinquecento, Loos si trasferì a Treviri, città della Germania Occidentale immersa nell’isteria della caccia alle streghe. Anni consecutivi di cattivi raccolti nella regione richiedevano un capro espiatorio, e si iniziò subito a cercare le “streghe”.

Come ha descritto un osservatore del periodo, “di tribunale in tribunale, in tutte le città e i villaggi della diocesi, agirono accusatori, inquisitori, notai, giurie e giudici, trascinando nei processi e torturando esseri umani di entrambi i sessi e bruciandoli in gran numero”.

Quasi nessuno degli accusati di stregoneria a Treviri sarebbe sfuggito a quel destino terribile, e l’intensità fu tale che ne furono vittime perfino persone con un’influenza politica. Allo stesso tempo, un segmento della popolazione – notai, boia… – lucrava consideravelmente grazie al ciclo di accuse arbitrarie e punizioni agonizzanti.

Costernato da quello che aveva visto, Loos si sforzò di pubblicare un manoscritto, De vera et falsa magia (Magia Vera e Falsa), criticando i cacciatori di streghe. Quando la notizia del suo manoscritto circolò, venne incarcerato prima che il testo potesse essere pubblicato.

Il sacerdote arrestato sapeva che la caccia alle streghe era una farsa pericolosa, e cercò di sottolineare che le confessioni sotto tortura non erano affidabili. È chiaro che oggi molti concorderebbero, ma all’epoca anche considerare questo punto di vista esigeva una qualche indipendenza di pensiero, ed esprimere questo punto di vista richiedeva un coraggio eccezionale.

Visto che all’epoca i suoi punti di vista erano impopolari, Loos si sarebbe visto costretto a ritrattare le sue dichiarazioni sulla caccia alle streghe. Alla fine venne scarcerato, ma le autorità lo misero sotto vigilanza continua (e lo arrestarono nuovamente in varie occasioni) per il resto della sua vita. Morì vittima della peste nel 1595 a Bruxelles.

2. P. Alonso de Salazar Frías

Noto come “difensore delle streghe”, Alonso de Salazar Frías nacque in una famiglia di alto lignaggio a Burgos, nel nord della Spagna, nel 1564. Si formò in Diritto canonico presso l’Università di Salamanca e quella di Sigüenza. Oltre a diventare sacerdote, ebbe una carriera di successo come avvocato, e ricoprì poi la carica di “inquisitore”.

Anche se gli inquisitori tendono ad avere una cattiva reputazione, Salazar Frías riuscì a svolgere molto bene quel ruolo. In particolare, sosteneva che le accuse di stregoneria dovevano richiedere prove e non solo il fatto di confidare in confessioni estorte.

In un’osservazione che cattura l’assurda barbarie del periodo, Salazar Frías ha affermato una volta: “Non ho trovato un’unica prova, neanche la minima indicazione per sostenere che si sia verificato davvero un atto di stregoneria”.

Per via della sua influenza, molte persone nella Spagna del XVII e XVIII secolo riuscirono a uscire illese dalle accuse di stregoneria.

3. P. Friedrich Spee

Friedrich Spee (a cui spesso ci si riferisce come a Friedrich von Spee) nacque nella città tedesca di

Düsseldorf nel 1591. Entrò nell’Ordine dei Gesuiti a 19 anni, e dopo un lungo periodo di studio e insegnamento divenne sacerdote. Insegnò all’Università di Paderborn.

Spee scrisse decine di inni religiosi ampiamente divulgati, ma il suo lavoro più importante è stato la Cautio Criminalis (pubblicato nel 1631 senza il suo nome), che mostrava i crudeli abusi della giustizia che si verificavano nei processi per stregoneria. Una delle dichiarazioni più forti del libro è “La tortura ha il potere di creare streghe dove non ne esiste nessuna”.

La Cautio Criminalis godeva di una tale reputazione che perfino i protestanti (in un’epoca non molto distante dalla Riforma) si sforzarono di diffonderla. Il beneficio umanitario urgente del libro superò qualsiasi rivalità religiosa.

Anche se il lavoro di Spee ha risvegliato le coscienze, la pratica di accusare le “streghe” era così radicata che eliminarla avrebbe richiesto molti anni.

Spee servì come professore e sacerdote a Colonia prima di trasferirsi a Treviri, dove nel tumulto della Guerra dei Trent’anni assistette i soldati feriti. Mentre svolgeva questo servizio nel 1635, contrasse la peste e morì a 44 anni.

Insieme a Frías e Loos, Spee conosceva la triste verità: lungi dall’essere demoniache, molte delle presunte “streghe” erano innocenti condannate a un destino terribile.

Anche se nei Paesi occidentali si tende a vedere la caccia alle streghe come una cosa del passato, queste pratiche persistono ancora oggi in varie parti del mondo, in cui molti cercano sempre dei capri espiatori.

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