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Bacha posh: bambine afghane travestite da maschi per lavorare

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NOORULLAH SHIRZADA / AFP

Silvia Lucchetti - pubblicato il 15/11/21

Afghanistan: una pratica antica ma in aumento in questo Paese dove essere femmina, specialmente nelle famiglie più povere, è una disgrazia. Le bambine, mascolinizzate socialmente per necessità, con la pubertà sono costrette a rientrare nella prigione in cui versano le donne

Il cambiamento politico e culturale che ha subito l’Afghanistan con il ritorno al potere dei talebani ha riproposto drammaticamente il fenomeno della condizione femminile, e dell’esclusione della donna da ogni forma di vita sociale che non sia strettamente legata all’ambito familiare.

Bacha posh

Pensavamo  che l’immagine più sconfortante della condizione delle donne afghane fosse quella che le ritraeva con il burqa – quindi celate allo sguardo altrui e in qualche modo al proprio – ed invece, anche grazie al libro della giornalista premio Pulitzer Jenny Nordberg:  “The Underground Girls of Kabul” (Le ragazze segrete di Kabul), siamo costretti a ricrederci: c’è ben di peggio.

Bambine travestite da maschi…

Se vogliamo quell’abito-armatura lascia ancora trasparire una parvenza di femminilità, grazie al tipo di tessuto, al colore, alla presenza di qualche ricamo. Il massimo dell’annullamento della femminilità si chiama “bacha posh”, letteralmente in lingua dari “travestita da uomo” (Repubblica.it). 

Si tratta di una tradizione antica che affonda le sue radici principalmente nella povertà della stragrande maggioranza delle famiglie afghane in cui solo i maschi trovano lavoro, per cui avere unicamente figlie femmine rappresenta una vera e propria disgrazia. 

In molte di queste situazioni la “bacchetta magica” è il bacha posh: capelli corti, giacca, abbigliamento maschile, un nuovo nome e… voilà! Ecco che una bambina si trasforma in maschio almeno fino alla pubertà, quando quasi sempre può tornare ad essere femmina. 

… per un po’ di libertà

Sono le madri le artefici del prodigio, a “camuffare” l’identità delle le figlie guadagnando la rispettabilità di quel maschio mai messo al mondo (quale disonore!) e garantendo loro – depositarie di un segreto che per molti aspetti è una farsa in quanto chi conosce la famiglia sa – un periodo seppur limitato di una certa libertà che altrimenti gli sarebbe negata.

Le bacha posh possono così uscire di casa da sole o accompagnando le sorelle, andare a studiare e a lavorare per sostenere la famiglia, praticare sport fino al momento in cui gli ormoni non prendono il sopravvento sulla finzione.

Rientrare nei propri panni? come tornare in prigione

E a quel punto? Si riavvolge il nastro, si rientra nei propri panni, “abito” pronto per il matrimonio (deciso da altri) e per mettere al mondo figli, possibilmente maschi.  

Essere cresciute per molti anni “libere” e dover subire una metamorfosi al contrario  rientrando nella prigione del genere femminile non è per niente un “gioco”.

Per molte il viaggio di ritorno è traumatico, ed alcune di loro decidono di non farlo, continuando anche da adulte a fingersi maschi.

20 anni come maschio

Elaha di Mazar-e-Sharif che ha vissuto per venti anni come maschio giunge a dire:

Se i miei genitori mi costringeranno a sposarmi picchierò mio marito così forte che finirò in tribunale.

(Avvenire)

Bacha posh: una grave forma di violenza

Ben magra consolazione di fronte allo scempio di questa grave forma di violenza che si perpetua silenziosamente. Anche se le origini di questa pratica sono datate, negli ultimi decenni il bacha posh è in aumento, che diventerà drammatico con il nuovo corso politico-religioso del Paese e l’estrema gravità delle sue condizioni economiche.

Conclude Jenny Nordberg:

Se le ragazze avessero diritti, non ci sarebbe bisogno di fingere di far parte del genere privilegiato. Questa è una società in cui gli uomini hanno quasi tutti i diritti. In una società segregata, ci sarà sempre chi cercherà di passare dall’altra parte.

(Repubblica.it)

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