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Il vaccino basato sulle proteine, una speranza per i Paesi più poveri

VACCINE

Shutterstock | Riccardo Mayer

Jaime Septién - pubblicato il 23/12/21

Nell'Africa subsahariana e in America Latina, ci sono ampie fasce di popolazione che non hanno ricevuto neanche la prima dose di vaccino anti-Covid


Solo un paio di settimane fa, Papa Francesco è tornato a insistere, come ha già fatto molte volte da quando è scoppiata la pandemia, sulla necessità imperiosa di condividere in modo solidale i vaccini contro il Covid-19 con i Paesi più poveri e di assistere la popolazione più vulnerabile del pianeta contro il coronavirus.

Mentre nei Paesi ricchi si sta procedendo alla somministrazione della terza dose, nell’Africa subsahariana e in America Latina ci sono ampie fasce di popolazione che non hanno ricevuto neanche la prima.

Con il vaccino basato sulle proteine (simile a quelli contro influenza, tetano e pertosse) si potranno affrontare le ondate successive di Covid-19 nei Paesi con scarse risorse e sistemi sanitari precari.

Un elemento di grande rilievo è che chi si oppone ai vaccini a mRNA (come quelli Pfizer o Moderna) e quelli basati sui vettori (come Astrazeneca e Johnson&Johnson) potrà stare sicuro con questo tipo di vaccini, applicati con successo da decenni.

Il primo sviluppo

Sia nell’Unione Europea che in Paesi come l’Indonesia, è stato già approvato l’uso d’emergenza del primo vaccino diponibile sul mercato basato sulle proteine, quello del laboratorio statunitense Novavax.

Le prove realizzate nell’estate 2021 sia negli Stati Uniti che in Messico hanno fornito risultati positivi, visto che il vaccino assicura un livello di protezione del 90%, il che lo pone al livello di quelli approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Case farmaceutiche di varie parti del mondo, Nazioni superpopolate come India e Cina e imprese canadesi, sudcoreane, britanniche e francesi sono nell’ultima fase dello sviluppo di questo tipo di vaccini.

Si spera che Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia approvino presto l’utilizzo del vaccino in questione, e che le produzioni eccedenti possano arrivare rapidamente sia alla loro popolazione non vaccinata che ai Paesi del Sud del mondo.

Differenze qualitative

In base agli studi sul vaccino basato sulle proteine, questo presenta un numero importante di modifiche che aprono la porta all’immunizzazione di massa e alla possibilità di fermare la pandemia iniziada a Wuhan.

In principio, il vaccino Novavax – e quelli simili che verranno approvati – produce meno effetti secondari rispetto ai vaccini a mRNA e a quelli basati sui vettori.

NOVAVAX

Questo tipo di vaccini è poi più economico da produrre e da trasportare. Dev’essere tenuto a meno di otto gradi centigradi, il che favorirà il suo arrivo in luoghi che non possiedono le infrastrutture necessarie né sufficienti ai vaccini approvati finora.

Il vaccino ha poi una versione minuscola del ceppo del Covid-19. Il sistema immunitario reagisce più rapidamente, perché non deve produrre la proteina, che viene somministrata nel vaccino stesso.

Altri vantaggi

In base alla nota pubblicata su vari media, il vaccino basato sulla proteina non contiene alcun coronavirus morto, e usa una nanotecnologia ricombinante per generare le particelle più piccole che assomigliano alla proteina del ceppo del SARS-CoV-2.

Utilizzando cellule di insetti, gli sviluppatori hanno creato una nanoparticella che il sistema immunitario del corpo riconosce come se fosse il coronavirus (“una particella simile a un virus”).

Le nanoparticelle non hanno DNA del virus, e quindi producono meno effetti secondari nel corpo umano. La risposta immunitaria, però, è apparentemente più debole rispetto a quella ad altri vaccini.

Con la diffusione della variante omicron in tutto il mondo, il vaccino Novavax basato sulla proteina S (spike), che si trova sulla superficie del SARS-CoV-2, può rappresentare una grande speranza di frenare la variante e una via d’uscita per i Paesi del Sud del mondo oggi perlopiù indifesi.

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