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“Yi Zhu è caduta” 200 milioni di messaggi per insultare l’atleta cinese

Zhu Yi of China falls

Zhang Yuwei / XINHUA / Xinhua via AFP

Annalisa Teggi - pubblicato il 10/02/22

A 19 anni la pattinatrice Yi Zhu era stata scelta come punta di diamante della squadra cinese. Un'esibizione con molte cadute ha compromesso il risultato di tutta la squadra. L'odio social nasce dalle origini americane della ragazza, subito etichettata come 'traditrice'.

Pechino, Olimpiadi invernali. Domenica scorsa Michele Serra commentava con ironia amara il paradosso di un paese che ha voluto a tutti i costi questi giochi invernali dovendo ricorrere all’uso della neve artificiale. Ma un gelo molto più freddo e reale ha investito la Cina nelle ultime ore, quello scatenato dall’odio mediatico verso un’atleta giovanissima.

A soli 19 anni la giovane promessa del pattinaggio artistico Yi Zhu ha affrontato il peso di un fallimento andato in onda in tutto il mondo e non ha retto alla colossale mole di messaggi social che le hanno rovesciato addosso ogni specie di insulti a suon di hashtag #Yizhuècaduta.

Ti voglio perché sei il meglio

A giudicare dai titoli che si sprecano, la storia della pattinatrice Yi Zhu è un gigantesco caso di bullismo mediatico. Leggendo tra le righe dei fatti, ci si accorge che l’orizzonte della riflessione è un po’ più ampio. Ma partiamo dall’evento che ha scatenato tutto.

La giovane Yi Zhu è stata scelta nella rosa delle pattinatrici cinesi per eseguire il programma breve nel pattinaggio artistico a squadre. Questo comporta il peso di una responsabilità enorme, in termini agonistici e personali. Si sceglie l’atleta su cui si punta tutto.

 Zhu Yi si è esibita per ultima nel programma breve femminile. E’ stata un’esibizione nervosa, Zhu è caduta quasi subito ed è andata a sbattere contro i cartelloni dopo aver sbagliato un salto. Non è riuscita a fare un altro salto ed era in lacrime nell’attesa di conoscere il suo punteggio.

Da Fox Sport
https://www.instagram.com/p/CZqKhtIqRf6/

La dichiarazione dell’atleta lascia presagire qualche ombra dietro la sua performance:

“Sono sconvolta e imbarazzata. Sentivo molta pressione su di me perché penso che molti in Cina siano rimasti sorpresi che sia stata scelta io per questa esibizione. E io volevo solo mostrare loro quello che ero capace di fare, ma sfortunatamente non ce l’ho fatta”.

Ibid.

Pattinare sul ghiaccio è già un esercizio in cui si lotta con l’equilibrio. Qui tutto si è sbilanciato su una rovinosa caduta non solo tecnica. E’ l’incubo di avere gli occhi di tutti puntati contro – occhi non benevoli – e fallire, ripetutamente, in modo scomposto e clamoroso. Zavorra. Così è stato definito il contributo di Yi Zhu alla squadra cinese di pattinaggio, che ora non può più ambire a nessuna medaglia.

“Yi Zhu è caduta”

La parabola ben più triste di questo evento è cominciata dopo questa esibizione non all’altezza delle aspettative. Su Weibo, il social cinese equivalente al nostro Twitter, è stato lanciato l’ hashtag #yizhuècaduta che in brevissimo tempo è stato il ricettacolo di più di 200 milioni di messaggi d’odio e di insulti verso l’atleta.

«Sei una vergogna», «bacata», «incapace», «torna subito da dove sei venuta». Weibo ha finalmente deciso di bannare l’hashtag e cancellare i post più feroci e beceri, ma dopo quei milioni di pugnalate a sangue, la povera pattinatrice è scesa sul ghiaccio ridotta a uno straccio, è caduta ancora due volte ed è arrivata ultima.

Da Corriere
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Sì, dopo la mole impressionante di critiche e insulti, Yi Zhu è dovuta di nuovo scendere sulla pista. Ancora lì, vestita di tutto punto, truccata e pettinata a fare scivolare le sue lame d’acciaio sulla lucida superficie del ghiaccio. E ha fatto ancora peggio della volta precedente. Crollata sotto il peso dell’odio, scrivono tutti. Lei piange senza ritegno a favore di telecamera, e pare un’acrobazia ben più vertiginosa dei salti tecnici di cui sarebbe stata capace.

Perché tutto quest’odio?

200 milioni di messaggi è una cifra impressionante. Ma c’impressiona la viscerale cattiveria dei leoni da tastiera? Il vomito social è una schifosissima palude di fronte a cui ci si straccia le vesti, senza però fare i conti davvero sul fatto che dentro ogni uomo c’è questa gramigna di male che attecchisce.

Nel caso di Yi Zhu siamo solo di fronte a un episodio di bullismo social di proporzioni giganti? Non proprio. O meglio, il seme di quest’odio è piantato in un campo più vasto del puro accanimento contro una persona. Nella sua dichiarazione Yi Zhu aveva detto “penso che molti in Cina siano rimasti sorpresi che sia stata scelta io per questa esibizione”. Su di lei infatti pesa un pregiudizio negativo per il fatto di essere nata negli Stati Uniti e non in Cina.

La Zhu è nata in California 19 anni fa, lì è vissuta e ha cominciato a praticare pattinaggio, mostrando precocemente il suo talento. Da 2018, e in vista di questi Giochi Olimpici invernali, la Cina l’ha corteggiata per farla entrare nella rosa delle sue atlete.

Non bisogna scandalizzarsi per la campagna acquisti mandarina all’interno della diaspora cinese nel mondo: sono giochi comuni per alimentare il medagliere alle Olimpiadi e in tutti gli sport. Noi italiani siamo da decenni maestri di tattica degli oriundi calcistici; Gran Bretagna e Francia schierano superatleti provenienti dalle ex colonie. 

Da Corriere

L’odio, dunque, nasce dal razzismo arrabbiato nei confronti di una cinese-non-nata-in-Cina e che, dunque, avrebbe rubato il posto ad altre vere connazionali. Ecco il peso tutt’altro che agonistico sentito dalla ragazza già prima della gara: dover dimostrare non solo di essere l’atleta migliore, ma anche di meritare di fronte al popolo cinese di essere nella loro squadra.

L’ottimo Leone Grotti, su Tempi, ha messo questa vicenda amarissima in una cornice ancora più emblematica. Un’altra atleta cinese nata in America ha vestito la divisa cinese per queste Olimpiadi invernali e, avendo vinto l’oro, è stata celebrata come eroina nazionale: si chiama Gu Eileen ed è una sciatrice freestyle.

Che cosa c’è di più patriottico di “tradire” l’acerrimo nemico americano per la madrepatria cinese e vincere un oro per la gloria di Pechino? Niente e questo è il motivo per cui i media statali cinesi, al pari dei social, non fanno che parlare di lei. Su Weibo l’hashtag #EileenGuGoldMedal è stato visualizzato più di due miliardi di volte

Da Tempi

La traditrice e l’eroina. La doppia fotografia di queste due atlete, simili e separate solo dal discrimine tra vittoria epica e clamorosa sconfitta, è un bello schiaffo di realtà sul valore made in China della persona.

La nostra squadra

Non è sempre vero che il perdente è deriso. Simpatizziamo con l’uomo che inciampa per strada. E anche nel caso di atleti che mancano l’obiettivo della vita il pubblico non tende a schernire, ma a essere empatico e solidale. Perché tutti sappiamo che quella vulnerabilità è nostra.
Affinché si scateni l’odio nei confronti del debole, del fallito, di chi tradisce una promessa di grandezza, ci deve essere qualcos’altro che si frappone. Tendiamo la mano all’amico che cade, eppure sentiamo un pizzico di soddisfazione per la sconfitta di qualcuno che ci è nemico, secondo le molte sfaccettature della parola.

E ci sono nemici anche all’interno della stessa squadra. La competitività sportiva è qualcosa che non sono mai riuscita a capire. Ne vedo un volto virtuoso in mio figlio, che gareggia contro i suoi compagni di atletica ma è come se nella corsa si spingessero a vicenda. Il volto scuro della competitività mi è più prossimo nella quotidianità, ed è la tentazione di vedere l’altro come ostacolo al mio traguardo. In questi casi è una lotta trattenere il viscerale istinto di considerare i suoi inciampi un mio vantaggio.

https://www.instagram.com/p/CZvDEcrPmh5/

C’è questo nella storia di Yi Zhu, che forse sentiva su di sé lo sguardo non benevolo della propria squadra. Ma c’è anche altro. Il cinismo vorace della fame di vittoria. L’idolo poco misericordioso dell’eccellenza. Mi ricordo, da piccola, quando si facevano i giochi a squadre e i due capitani dovevano scegliere i giocatori. Non venivo mai scelta, rimanevo tra quelli che, potendo, si lascerebbero fuori.

Allora mi vergognavo. Ma il risvolto della medaglia non è forse peggio? Essere scelti non per chi si è, ma per l’eccellenza che si deve dimostrare. Ti scelgo perché tu mi devi far vincere.

Non so che ne sarà di Yi Zhu. Mi auguro che questa parentesi nera riveli il lato luminoso che dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Chissà che squadra la vorrà, di sicuro è nella nostra. Quella di chi si ricorda che siamo qui allo sbaraglio, e il ghiaccio è duro e l’equilibrio di mantiene a fatica.

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