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Eutanasia, la Corte: “Non sarebbe preservata la tutela minima necessaria della vita”

Corte Costituzionale

Wikipedia

Palazzo della Consulta

Lucandrea Massaro - pubblicato il 16/02/22

Questa la motivazione della Corte Costituzionale nel rigettare il quesito proposto dall'Associazione Luca Coscioni per introdurre la cosiddetta "eutanasia" nel nostro sistema legale

La notizia ha riempito i telegiornali di ieri sera è presto detta, il più insidioso – eticamente – dei referendum in esame, quello sul fine vita, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale.

Il quesito portato avanti dall’Associazione Luca Coscioni, è stato ritenuto troppo problematico, perché nei fatti andava a depenalizzare un reato (l’omicidio di consenziente) che anche volendo non è assimilabile a quella che – in tutti i paesi che lo prevedono – è una pratica medica, regolata in maniera molto precisa. Il vuoto normativo che ne sarebbe risultato – ha detto la corte – “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili” (AGI). Parole nette che entrano nel merito e che sgomberano la piazza da qualsiasi critica a quanto aveva detto il Presidente della Corte, Giuliano Amato, nei giorni scorsi “Dobbiamo impegnarci al massimo per consentire, il più possibile, il voto popolare”. E ancora: “E’ banale dirlo, ma i referendum sono una cosa molto seria e perciò bisogna evitare di cercare a ogni costo il pelo nell’uovo per buttarli nel cestino” (Tiscali).

In maniera inusuale oggi il Presidente Amato ha parlato alla Stampa a proposito delle scelte fatte, un passaggio è importante e spiega come si è orientata la Corte, di per sé non ostile ad introdurre l’eutanasia nell’ordinamento, ma attenta agli equilibri giuridici del Paese: “Leggere o sentire che chi ha preso la decisione non sa cosa sia la sofferenza, ha ferito ingiustamente tutti noi. La parola eutanasia ha portato tutto questo. Il referendum era sull’omicidio del consenziente e sarebbe stato lecito in casi ben più numerosi da quelli dell’eutanasia (enfasi nostra, NdR)”

La Conferenza Episcopale italiana dal canto suo ha accolto con soddisfazione questa decisione, che era forse uno dei provvedimenti che maggiormente destano attenzione e preoccupazione nella gerarchia cattolica, e che e – dopo quella della bocciatura sul ddl Zan – è un secondo importante “proiettile schivato”. I vescovi hanno così comunicato:

La Corte Costituzionale con la decisione di oggi ha confermato che l’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente è contraria al principio di “tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”. In attesa del deposito della sentenza, prendiamo atto con favore di tale pronunciamento. È un invito ben preciso a non marginalizzare mai l’impegno della società, nel suo complesso, a offrire il sostegno necessario per superare o alleviare la situazione di sofferenza o disagio. Papa Francesco, durante l’udienza di mercoledì 9 febbraio, ha usato parole chiare: “La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti”. Occorre rivolgere maggiormente l’attenzione verso coloro che, in condizioni di fragilità o vulnerabilità, chiedono di essere trattati con dignità e accompagnati con rispetto e amore.

In un fondo firmato dal filosofo e giurista Roberto D’Agostino su Famiglia Cristiana, si affronta però quello che è il vero nodo della questione, non tanto il fine vita o il referendum bocciato o promosso, ma l’idea di libertà che c’è dietro la cultura dei radicali che, pur essendo un piccolo partito, hanno esercitato nei decenni una egemonia culturale fortissima sia sulle altre forze politiche, che sui mass media e sulla società nel suo complesso, portando avanti, con una abnegazione invidiabile, una agenda culturale molto precisa e – al suo fondo – incompatibile con il giusnaturalismo e il pensiero cristiano, l’idea cioè che la libertà sia l’onnipotenza del singolo, e che la giustizia coincida con la coscienza, senza alcun appiglio con la società, la comunità, la storia e gli effetti sulla realtà. Così il professor D’Agostino:

Queste argomentazioni sono destinate a trovare un’accoglienza sempre più ampia in un contesto libertario come quello attuale. Qual è il loro punto debole? Dare alla libertà una valenza nobile ma astratta, perché non relazionale, in quanto mobile nei suoi principi e poverissima nella sua prassi. La libertà è certamente seguire la voce della propria coscienza interiore, ma solo dopo aver sottoposto questa voce al vaglio della relazionalità: per fare il bene devo liberamente volerlo, ma prima ancora devo volere che ciò che io faccio (qualunque cosa io faccia!) si coniughi con l’intreccio relazionale dei vincoli familiari, politici, amicali, lavorativi, sociali. Morire non è semplicemente uscire dal mondo, ma uscirne abbandonando gli altri: un abbandono che nelle diverse circostanze può acquisire caratteri egoistici e lasciare in chi ci ama e può avere bisogno di noi ferite che ci può essere difficile perfino immaginare. Non è una legge sul fine vita che può darci la libertà, ma la solidarietà interpersonale, affettiva, comunitaria. Su questo punto il dibattito nell’opinione pubblica è ancora agli inizi e l’impegno critico dei cristiani deve essere incessante.

(Famiglia Cristiana)

Ciò detto, l’Associazione Luca Coscioni – si legge in una nota – “non lascerà nulla di intentato, dalle disobbedienze civili ai ricorsi giudiziari, ‘dal corpo delle persone al cuore della politica’. Ci rivolgeremo anche alle forze politiche e parlamentari, in questi anni particolarmente assenti o impotenti, e prenderemo in considerazione la possibilità di candidarci direttamente a governare per realizzare le soluzioni che si affermano ormai in gran parte del mondo democratico”. La battaglia è dunque solo rimandata.

Parallelamente al percorso referendario, bloccato dalla Consulta, c’è in commissione giustizia alla Camera un disegno di legge che recepisce la cosiddetta “sentenza Cappato“, ovvero la decisione della Corte costituzionale che ha previsto i casi in cui è possibile ricorrere al suicidio assistito. Tuttavia, la Lega si sta apertamente opponendo al ddl, che al momento quindi è fermo, sebbene in maniera un po’ sibillina, proprio ieri commentando a caldo il comunicato della Corte, Matteo Salvini abbia lanciato un tweet ambiguo

Il segretario del PD, Enrico Letta, ha detto che è il momento che riparta, posizionandosi per la prima volta su questo argomento seppure in maniera piuttosto blanda

 La Corte Costituzionale ha poi bocciato nella giornata odierna anche il referendum sulla cannabis, dichiarando inammissibile il quesito che aveva come obiettivo quello di cancellare il reato di coltivazione di questa sostanza, sopprimendo le pene detentive, da due a sei anni.  Respinto anche il quesito sulla responsabilità diretta dei magistrati.

La Consulta ha promosso quindi gli altri 5 quesiti, promossi da Lega e Radicali, tutti relativi alla giustizia. Quesiti che gli italiani saranno chiamati a votare tra aprile e giugno, forse in concomitanza con le amministrative: riguardano la valutazione dei magistrati, l’abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità, la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm (QN). 

aggiornamento ore 18:39

Tags:
eutanasiareferendum
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