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I “Brividi” di Mahmood e Blanco sono gli stessi di Pietro che vede Gesù

parroco canta mahmood blanco

Youtube | Avvenire Nei

Il parroco, durante l'omelia, in cui ha cantato le canzoni di Sanremo.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 21/02/22

Il parroco di Lonato del Garda spiega perché durante l’omelia ha cantato il ritornello della canzone vincitrice di Sanremo, e quelli delle canzoni di Elisa e Gianni Morandi, arrivate sul podio

Il podio del Festival di Sanremo, “Brividi” di Mahmood e Blanco, Elisa e Gianni Morandi, diventa un mezzo per annunciare il Vangelo: ecco perché don Matteo Selmo, 38enne co-parroco di Lonato del Garda, in provincia di Brescia, ha voluto cantarli durante un’omelia domenicale. Il video della predica è diventato virale, ma il sacerdote non è per niente “scandalizzato” dal rumore che si è creato intorno all’omelia.

«A me sembra di non aver fatto nulla di eccezionale. Tutte le domeniche, con don Osvaldo (il sacerdote titolare della parrocchia ndr) proviamo ad annunciare il Vangelo portandolo alla concretezza di tutti i giorni», ha detto don Matteo Selmo. «Chi ci ascolta a Messa, la nostra gente, i nostri parrocchiani sono abituati a sentire una parola che è spezzata nella quotidianità» ha aggiunto ancora don Selmo in un’intervista alla Radio Vaticana.

Per questo il sacerdote, scrive Avvenire (21 febbraio), ha preso spunti di riflessione nella sua omelia dalle canzoni Brividi di Blanco e Mahmood, O forse sei tu di Elisa e Apri tutte le porte di Gianni Morandi, provando a dare loro un senso «per portare il Vangelo nella vita di tutti i giorni. E questo è l’insegnamento di Gesù, che nel suo stare tra la gente contestualizzava la parola del Padre nella vita di tutti i giorni».

«Il Vangelo di quella domenica – spiega Don Matteo Selmo – raccontava la chiamata di Pietro». I “brividi” di Mahmood e Blanco, cantati dal parroco durante l’omelia, «sono quelli provati verosimilmente da Pietro quando per la prima volta incontra Gesù. La sua vita assomiglia tanto alla nostra, vogliamo amare questo Dio ma siamo fragili e cadiamo. Sbagliamo sempre, appunto».

A chi lo ha criticato, prosegue Avvenire, perché nell’omelia non si dovrebbe cantare ma si dovrebbe limitarsi a commentare il Vangelo del giorno, il prete ha risposto di saper fare il prete così, concentrandosi sulla sua comunità, ascoltandola, provando a capire come comunicare al meglio il Vangelo: «Penso che oggi sempre più dobbiamo portare la Parola di Dio, che rimane la prima classifica, se vogliamo usare un po’ il linguaggio di Sanremo, e se non la portiamo alla vita di tutti i giorni, anche facendo esempi molti concreti, di quello che viviamo, finiamo per parliamo di cose che sono molto alte e che magari non raggiungono le persone oggi».

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sanremo
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