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Suicidio di sacerdoti in Brasile: cosa sta accadendo?

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© Gorinov / Shutterstock

Francisco Vêneto - pubblicato il 23/02/22

Solo nel 2021 e all'inizio del 2022 sono almeno 10 i casi confermati

Il suicidio dei sacerdoti in Brasile è diventato una questione preoccupante.

Il 1° febbraio, tra i banchi della chiesa di San Sebastiano a Surubim (Pernambuco) è stato trovato il corpo senza vita di padre Geraldo de Oliveira, 77 anni, accanto a una boccetta e a una lettera in cui dichiarava di sentirsi disprezzato dalla sua comunità.

Il vescovo della diocesi di Nazaré da Mata, monsignor Francisco de Assis, ha espresso solidarietà “ai suoi familiari, al clero, alla parrocchia di San Sebastiano di Surubim e al popolo di Dio”, sottolineando che si tratta di un “momento di grande dolore”. “Come seguaci di Gesù, Via, Verità e Vita, crediamo nella vita eterna e nella superiorità dell’amore di Dio, a cui raccomandiamo questo nostro fratello, affidandogli anche le preghiere di tutti i nostri diocesani”, ha aggiunto.

Solo nel 2021 e in questo inizio di 2022, sono almeno 10 i casi confermati di suicidio di sacerdoti in Brasile.

Nel novembre 2021, ha avuto grande ripercussione nel Paese un commento sulla gravità di questo problema e sulla carenza di accompagnamento e sostegno ai sacerdoti nei loro momenti di maggiore fragilità emotiva.

Circa il caso più recente di suicidio di un sacerdote, il vescovo di Barretos (San Paolo), monsignor dom Milton Kenan Junior, ha scritto un messaggio ai sacerdoti in cui registra che ci sono membri del clero che a suo avviso tendono a “disprezzare, ignorare, boicottare… perché quel fratello non la pensa come me, perché l’altro osa essere diverso”.

Senza giustificare l’atto disperato ed estremo di porre fine alla propria vita, il vescovo ha dichiarato che molti si suicidano “perché non hanno trovato chi si sedesse con loro per ascoltarli; perché non hanno trovato nessuno che li guardasse senza giudicarli”. Il presule ha esortato i sacerdoti a cambiare questo scenario per evitare il moltiplicarsi di casi come quelli di p. Geraldo, che secondo il vescovo “dopo 50 anni di sacerdozio ha cercato la dignità nella morte per conto proprio”.

Perché i sacerdoti si suicidano?

Secondo p. José Rafael Solano Durán, di Londrina (Pernambuco), oggi troviamo “presbiteri, diaconi e vescovi disincantati; uomini che non si sentono più attratti da niente e da nessuno, in questo caso da Cristo”. Il sacerdote, dottore in Teologia Morale, aggiunge, secondo materiale del sito Gaudium Press, che “per molti far parte del clero è molto più di un problema, um dilemma. Uomini capaci di pensare e riflettere, ma incapaci di decidere. Chi non sa decidere perde l’orizzonte di ciò che è fondamentale e arriva a un punto in cui situazioni inaspettate lo assorbono, diventando semplicemente una persona che vive in base alle decisioni degli altri”.

Tra queste “decisioni degli altri” ci sono situazioni che vanno dai casi di falsa vocazione, indotta senza discernimento serio e responsabile da parte di familiari o anche di formatori in seminario, a pressioni sproporzionate collegate non solo alla vita sacramentale dei fedeli, ma anche a questioni amministrative senza una struttura di sostegno. Non si possono ignorare neanche le situazioni sempre più frequenti di clamorosa ingiustizia derivante da false accuse di abusi sessuali o morali. È diventato comune in modo preoccupante generalizzare contro la totalità del clero come se tutti fossero predatori abominevoli, quando la gran parte dei sacerdoti non ha alcuna colpa né corresponsabilità per i crimini odiosi perpetrati da una minoranza di criminali in tonaca.

Una storia preoccupante di stress e depressione

Anche se l’accumulo di casi di suicidio di sacerdoti è stato particolarmente scioccante nel 2021 e i segnali di allerta restano intensi nel 2022, non è un fenomeno recente nella Chiesa brasiliana.

Nel novembre 2016, ad esempio, una sequenza di tre suicidi in un periodo di appena 15 giorni ha richiamato l’attenzione dei media. P. Ligivaldo dos Santos, di Salvador, si è gettato da un viadotto a 37 anni. P. Rosalino Santos, di Corumbá, aveva 34 anni quando ha pubblicato su Facebook una foto di quando era bambino, con legende come “Ho dato il meglio” e “Illuminami, Signore” – due giorni dopo è stato trovato impiccato. Poco dopo, il terzo sacerdote brasiliano a porre fine alla propria vita è stato il parroco Renildo Andrade Maia, di Contagem; aveva appena 31 anni.

Psicologia e sacerdozio

All’epoca, lo psicologo Ênio Pinto, autore del libro Os Padres em Psicoterapia (I Sacerdoti in Psicoterapia), ha sottolineato che “la vita religiosa non dà superpoteri ai sacerdoti, che sono fallibili come ciascuno di noi. In molti casi, la fede può non essere abbastanza forte per superare momenti difficili”. Ênio sa bene cosa dice, visto che ha lavorato per molti anni all’Instituto Terapêutico Acolher di San Paolo, fondato nel 2000 proprio per offrire assistenza a sacerdoti, suore e laici al servizio della Chiesa.

La stessa visione è stata condivisa dallo psicologo William Pereira, autore del libro Sofrimento Psíquico dos Presbíteros (Sofferenza Psichica dei Presbiteri). A suo avviso, “il grado di esigenza della Chiesa è molto elevato: ci si aspetta che il sacerdote sia, come minimo, modello di virtù e di santità. Qualsiasi scivolone, per quanto piccolo, diventa oggetto di critica e giudizio. Per paura, colpa o vergogna, molti preferiscono uccidersi piuttosto che chiedere aiuto”.

Già all’epoca sono stati indicati come possibili fattori per il suicidio dei sacerdoti in Brasile l’eccesso di lavoro, la mancanza di svago e la perdita di motivazione.

Stress, ansia, depressione e sacerdozio

Una ricerca realizzata nel 2008 dall’organizzazione Isma Brasil, volta a studiare e trattare lo stress, indicava che la vita sacerdotale era una di quelle più stressanti: dei 1.600 sacerdoti e suore intervistati quell’anno, 448 (28%) si dicevano “emotivamente esausti”, una percentuale superiore a quella dei poliziotti (26%), dei dirigenti (20%) e dei conducenti di autobus (15%). Secondo la psicologa coordinatrice di quella ricerca, Ana Maria Rossi, i sacerdoti diocesani sono più inclini a soffrire di stress rispetto ai religiosi che vivono in clausura. A suo avviso, uno dei fattori più stressanti è “la mancanza di privacy. Non importa se i sacerdoti sono tristi, stanchi o malati. Devono essere a disposizione dei fedeli 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana”.

Una realtà molto lontana dalla “vita tranquilla” che i disinformati attribuiscono con leggerezza al clero in generale. La quotidianità della maggior parte dei sacerdoti è costellata da celebrazioni di Battesimi, matrimoni, unzione dei malati, ascolto delle Confessioni e un gran numero di attività pastorali che includono iniziative logisticamente complesse di carità e azione sociale con i bisognosi, oltre alla celebrazione quotidiana della Santa Messa, le preghiere personali o comunitarie e i tempi dedicati allo studio – senza menzionare i casi in cui il sacerdote insegna e assiste i fedeli con la direzione spirituale, ascoltando e dando consigli in casi spesso estremamente gravi.

I fedeli devono stare attenti, giudicare meno e aiutare di più

È opportuno ricordare ai lettori cattolici che è un dovere cristiano desiderare il bene delle anime – e questo include l’anima di sacerdoti, religiosi, seminaristi, suore e laici consacrati. Tutti loro contano su una speciale grazia di Dio, è vero, ma Dio ha sempre chiarito che affida l’accoglimento della Sua grazia alla nostra libertà, intelligenza e carità: tutti dobbiamo fare la nostra parte, per noi e per gli altri, aiutandoli soprattutto quando sono sovraccarichi e bisognosi della nostra fraternità.

Bisogna fare particolare attenzione a non lasciarsi andare a giudizi ingiusti basati sulla visione immatura per cui “quello che manca a quei sacerdoti è la vita di preghiera”. In alcuni casi può essere vero, ma generalizzare è sbagliato, e questa generalizzazione riduzionista può diventare peccato di calunnia o quantomeno maldicenza. Anche le persone che vivono intensamente la fede e una solida spiritualità sono soggette all’esaurimento fisico e al bisogno di aiuto.

Giudicando di meno e aiutando di più, vivremo con più coerenza il cristianesimo che diciamo di professare e che amiamo tanto esigere dagli altri.

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