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Milano: la fiera del bambino (o dell’utero in affitto?) si svolgerà a maggio

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Un sogno chiamato bebè

Paola Belletti - pubblicato il 03/03/22

C'è voluto del tempo per trovare le parole giuste, eliminare le frasi sospette da sito e brochure, evitare le allusioni troppo esplicite al prodotto che si vuole promuovere e vendere. Ma alla fine la fiera del bebè on demand si terrà anche a Milano, il 21 e il 22 maggio, allo Spazio Antologico -East End Studios.

Il settore fiere ed eventi riprende. Anche per chi non è un prodotto

Quella di Parigi si chiama Désir d’énfante si è già svolta e di utero in affitto si è parlato eccome. A Berlino è ormai appuntamento fisso da 5 anni, da 3 a Colonia, a breve sbarcherà anche a Monaco e in Olanda, oltre che in Italia.

Chissà come vanno i report all’ufficio marketing: quanti primi contatti si sono trasformati in contratti e quanti di questi in concepimenti? e l’output di tutto questo processo, c’è stato o no? Quanti sono i “bambini in braccio” che possiamo imputare a tutto quel po’ po’ di stand, sale conferenze, salottini, brochure, musichette, testimonianze?

Utero in affitto: i sogni son desideri

I numeri devono essere interessanti se, nonostante una certa opposizione – per pochi di sostanza per molti di semplice facciata, la F2F, società in inglese con sede a Edlesborough, porterà il suo circo della maternità e della fertilità anche a Milano. Da come si preoccupano di specificare che non si parlerà di utero in affitto si intuisce che probabilmente sarà il vero tema, vagamente camuffato, al centro del salone.

Una maternità ottenuta per mezzo di tecniche e consulenze, ma soprattutto per via di semilavorati e centri di produzione a pagamento.

E perché parlare di maternità se si può usare un ben più inclusivo e trasferibile “genitorialità”? perché riferirsi ancora ai figli come dono se si può dipingere il bebè come un sogno? E i sogni, si sa, son desideri che basta schiudere dal fondo del cuor e realizzare a suon di euro, dollari, sterline, dolore di chi umanamente desidera diventare madre o padre.

L’evento a Milano il 21 e 22 maggio

Se una cosa ha un dominio web allora esiste: eccolo, dunque, il salone Un sogno chiamato bebè è la pagina dedicata all’evento che si farà anche in Italia, sebbene dal Comune di Milano avessero assicurato che «l’Amministrazione non ha concesso alcuna autorizzazione o patrocinio o altre forme di sostegno all’iniziativa né, al momento, è nelle condizioni di intervenire per vietarlo» e nonostante le mozioni di Lega e FdI.

Il sito della fiera è essenziale, leggero, fruibile. Per chi, perché, cosa c’è da fare, con cosa te ne tornerai a casa. Il motore di tutto è il desiderio del figlio, in un passaggio lo definiscono, quello, il desiderio e non il figlio in sé, l’evento più importante nella storia di una coppia (che già è qualcosa).

Cliente, prodotti, servizio: e i bambini?

Un sogno chiamato Bebè si rivolge a tutti coloro che desiderano diventare genitori. Questo spazio d’incontro e approfondimento fa per te se stai cercando di concepire; se vuoi saperne di più sulle opzioni di trattamento, sulla fecondazione in vitro, sulla nutrizione, sulle terapie complementari e naturali; se vuoi adottare; o se desideri discutere questioni legali riguardanti le alternative per diventare genitore.

Potrai incontrare medici specialisti, terapeuti ed esperti nel settore della fertilità; potrai conoscere i trattamenti più recenti e ricevere un sostegno, tutto in un solo giorno.

Se sei alla ricerca di opzioni di trattamento a livello locale e/o in tutto il mondo, di terapie complementari, dei più recenti prodotti e tecnologie in ambito di fertilità, di consulenza legale, di una rete sociale o di un’assicurazione, li potrai trovare qui.

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Ecco, le questioni legali ci sono, lì nella selva di tutte quelle che gli aspiranti genitori devono attraversare. Poiché le selve sono notoriamente oscure e mal frequentate è meglio rivolgersi ad una qualche guida qualificata; i savi e malinconici Virgili li avevano finiti, ma questo evento si offre a suo modo di portare luce, ordine, affidabilità e di portare fuori a vedere le apette con carillon sopra una culla tutti quelli che la sognano piena.

Exscusatio non petita (et repetita)

E’ una fiera di settore e il settore esiste, resiste. Il desiderio di diventare genitori, che spesso diventa dolore, è stato piegato a domanda di mercato e il mercato si è attrezzato con approvvigionamento di materie prime, semilavorati, prestatori d’opera e quel fiorire di figure consulenziali che anche qui hanno trovato habitat.

In ogni pagina del sito compare la stessa nota: “non saranno effettuate consultazioni mediche individuali durante l’evento”.

La qualità si paga

Ma dopo, in hotel, forse sì. Non dimentichiamoci di com’è andata nella Ville Lumière: otto conferenze su come aggirare la legge e ottenere un bambino all’estero (l’Ucraina ci torna in mente, ora, con questo specifico dolore: difendete davvero la vostra patria, basta vendita di bambini e riduzione delle donne a mezzi di produzione); e tra il seminario sull’agopuntura e la testimonianza della coppia che ha finalmente la famiglia che desiderava con tre bei bimbi biondi e paffuti, ci si può informare anche sulle banche del seme, sulle opzioni dei caratteri, anche razziali, che si vogliono per questo sogno di bambino che sembra sempre più un form da riempire di spunte e consegnare all’addetto.

Chissà se hanno previsto anche un servizio premium per controllare la madre surrogata con una webcam h24; di sicuro ci sono garanzie sul suo stile di vita. Si sa che siamo quello che mangiamo e che in gravidanza l’alimentazione è il miglior alleato.

Mercato dell’umano

E’ una fiera ma sembra un mercato. Si parlerà di uteri e gameti, ma anche embrioni selezionati e pronti all’impianto (mi ricordano quelle linee Luxury ma del discount); e si avrà accesso a consulenze legali per ottenere il mal tolto e portarselo a casa col solo corredo di emozioni da neogenitore in brodo di giuggiole.

Anche questo è inganno, anche questa è riduzione dell’umano a merce: il desiderio naturale e bellissimo di mettere al mondo un figlio viene piegato a logiche di domanda e offerta.

In tutto questo in Italia la maternità surrogata continua ad essere vietata e perseguibile a norma di legge, sempre quella la n.40 del 2004.

Nonostante ciò il settore ha bisogno di un rilancio, dopo la batosta della pandemia che ha colpito duro anche qua e allora se la cava con note a piè pagina e rassicurazioni sulla natura dell’evento.

E’ sempre più faticoso scrivere di queste realtà perché ci si sta assuefacendo. Ma l’orrore di queste pratiche, la violenza che si infligge a donne e bambini in un’economia che diventa di scala, resta identico, anzi peggiora.

Mi dispiace anche che, vedendo questo brevissimo video, di un uomo con in braccio un neonato, io lo associ all’esito di un contratto di utero in affitto e non più solo alla paternità.

https://www.facebook.com/101849865735883/videos/1046802629255061

Tags:
bambinimaternitàmilanoutero in affitto
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