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Arrivo a Varsavia: il racconto di p. Patrick Briscoe dalla Polonia

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Padre Patrick Briscoe - pubblicato il 11/03/22

L'editor di Aleteia Inglese, p. Patrick Mary Briscoe, è in Polonia e segue gli sforzi dei Cavalieri di Colombo per accogliere e assistere i bisognosi mentre continua la crisi in Ucraina

Sto viaggiando con p. Jonathan Kalisch, cappellano dei Cavalieri di Colombo. Come me, p. Jonathan è un sacerdote domenicano. Mentre viaggiavamo, abbiamo pensato che sarebbe stato meglio arrivare a Varsavia. Avevamo sperato di stare con i nostrri fratelli domenicani a Freta, il quartier generale domenicano polacco a Varsavia. Ad ogni modo, abbiamo dovuto trovare un’altra sistemazione, visto che i nostri fratelli avevano già dato tutte le stanze disponibili ai rifugiati ucraini.

I Domenicani sono da secoli molto attivi in Ucraina. 800 anni fa quest’anno, San Giacinto (“Jacek” in polacco), fondatore dell’Ordine Domenicano in Polonia, ha istituito il primo convento domenicano in Ucraina. Mentre scrivo, nel Paese ci sono ancora 15 frati domenicani attivi, che lavorano per aiutare il loro popolo.

Siamo riusciti a trovare una stanza dai Redentoristi alla parrocchia di San Clemente, quartier generale dei Cavalieri di Colombo a Varsavia. La parrocchia è situata in quello che una volta era il ghetto ebraico. La nuova costruzione del quartiere è un promemoria costante del male che la Polonia ha subìto nel XX secolo.

Mentre il parroco ci mostrava le nostre stanze, abbiamo incontrato vari rifugiati ucraini accolti dalla comunità redentorista, che ora ospita tre famiglie a tempo indeterminato. I sacerdoti hanno lavorato per trovare un posto nella scuole per i bambini e un lavoro per le loro madri. Piccole cose. Una ha trovato un lavoro temporaneo in una farmacia, pulisce e riorganizza; altre stanno aiutando la parrocchia e le strutture comunitarie.

Il superiore della comunità, p. Jacek, ha condiviso alcuni dettagli su una delle donne che si trovano lì. Natalia e suo figlio adolescente hanno camminato per tre giorni senza dormire per raggiungere il confine ucraino-polacco. Sono arrivati con un’unica borsa ciascuno.

Poco dopo il loro arrivo, Natalia ha detto che voleva mostrare qualcosa a p. Jacek. Lo ha portato nella sua stanza e gli ha mostrato il contenuto della sua valigia. Tra i suoi pochi averi, aveva scelto di tenere una medaglia papale benedetta (un medaglione, in realtà, appartenuto a suo nonno), una benedizione papale e un crocifisso dorato.

POLAND UKRAINE RELIEF

Il crocifisso era pesante, non facile da portare, soprattutto per i 50 chilometri che lei e suo figlio hanno percorso a piedi, ma non lo ha voluto abbandonare. Natalia ha letteralmente portato la sua croce.

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