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L’uomo che ha salvato un giovane dal suicidio sul Golden Gate

BRIGGS

California Highway Patrol

Maria Paola Daud - pubblicato il 02/04/22

Era l'11 marzo 2005, e il giovane Kevin Berthia, di 22 anni, aveva deciso di porre fine alla sua vita. Qualcuno, però, ha fatto una cosa che... possiamo fare tutti

Senza sapere perché, ha scelto il famoso ponte Golden Gate di San Francisco (Stati Uniti), noto anche per essere un punto di riferimento per migliaia di persone con aspirazioni suicide.

Kevin soffriva di una forte depressione e aveva già tentato il suicidio due volte in passato. Da poco era nata la sua bambina prematura.

Non sapeva come mantenere la figlia, né come pagare un conto di 250.000 dollari nel reparto di neonatologia. Aveva da poco perso il lavoro.

E così si è ritrovato sul bordo dell’enorme ponte, a 75 metri di altezza, con una maglietta e un paio di pantaloncini. Sotto si vedeva solo l’immensità dell’acqua gelata.

Come molti suicidi dall’inaugurazione del ponte nel 1937, poteva morire nel forte impatto che provoca la caduta di quattro secondi da quell’altezza a 120 chilometri orari, e se fosse sopravvissuto all’impatto iniziale, com’è accaduto nel 5% dei casi, sarebbe morto per annegamento o ipotermia.

L’angelo custode

Tutto questo, però, non è successo, perché è arrivato un “angelo custode”, il poliziotto Kevin Briggs, che si è avvicinato a Kevin e lo ha semplicemente ascoltato. Lo ha ascoltato per più di 90 minuti, senza fare promesse che non avrebbe potuto mantenere.

Come ha ricordato lo stesso Briggs in una conversazione TED, “bisogna ascoltare per poter capire”, ed è stata questa la chiave che ha portato il poliziotto a salvare centinaia di vite dal suicidio in due decenni, cosa per cui si è guadagnato, e a ragione, il titolo di “angelo custode del Golden Gate”.

Kevin ha commentato in un’occasione che in quel momento aveva solo bisogno di essere ascoltato e ha aggiunto: “Non posso credere che in questo momento siano 8 milioni le persone nel pianeta che si sentono completamente sole, e tutti possiamo unirci per aiutarle, visto che abbiamo due orecchie e un cuore”.

Anche se il Golden Gate ha la brutta fama di essere il “ponte dei suicidi” fin dalla sua costruzione e che per molto tempo questi suicidi sono stati “una normalità quasi quotidiana”, nessuno ne parlava.

La toccante foto di Briggs che ascolta attentamente Kevin dal bordo del ponte ha fatto aprire gli occhi a molte persone e ha permesso loro di prendere coscienza di quello che stava accadendo. Dopo quell’episodio, Briggs e Kevin sono diventati grandi amici, e hanno fondato delle associazioni per la prevenzione del suicidio.

Oggi una rete di volontari (tra cui Kevin) chiamataBridgewatch Angels cammina lungo il ponte per aiutare le autorità a individuare possibili tentativi di suicidio.

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