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Smarrita ogni speranza, mia figlia si è chiusa in camera

RAGAZZA, DEPRESSA, CAMERA

Dragana Gordic | Shutterstock

BenEssere - pubblicato il 15/04/22

Sono bravi ragazzi, guardati dai genitori con grandi aspettative. Eppure a un certo punto si sono bloccati davanti alla realtà e si sono ritirati dalla vita sociale.

di Maria Teresa Antognazza
in collaborazione con Alessia Lanzi
psicoterapeuta dell’Istituto Minotaur
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Sgretolata la montagna dell’autostima

Quel quattro in latino alla fine del primo quadrimestre, e il comportamento laconico della prof, «Non va per nulla bene…», proprio non ci volevano. E, ancor più umilianti, gli sguardi dei compagni quando, pur di rimediare, si era offerta per un’interrogazione ed era andata male pure quella. Per Eleonora, 14 anni appena compiuti, in prima liceo scientifico, è stato come se un sassolino, muovendosi, sgretolasse l’intera montagna dell’autostima.
Niente è più sembrato soddisfacente, ogni cosa percepita come impossibile, ogni speranza di futuro smarrita, ogni desiderio sopito e tanta, tanta vergogna.

E così, nel giro di pochi giorni, Eleonora si è chiusa in camera sua e, accampando scuse di settimana in settimana, alla ripresa dell’anno dopo le vacanze natalizie, non è più tornata in classe. Prima un forte mal di testa, poi i dolori alla pancia e l’ansia crescente.
In casa il clima si è fatto pesante, con mamma e papà paralizzati dall’angoscia di non sapere cosa fare per aiutare la loro preziosa, bravissima e bellissima figlia. Sì, perché Eleonora è sempre stata percepita così in famiglia, la figlia dotata di grandi risorse, con ottimi voti a scuola, tante amicizie, eccellente nello sport e impegnata in parrocchia. Poi, tutto a un tratto, il ritiro sociale.

Non c’è futuro, non c’è speranza

È la situazione che mi si presenta abitualmente in studio, con i casi di adolescenti “ritirati” dalla vita sociale costantemente in aumento

spiega la psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro Alessia Lanzi.
Solo nel 2020 sono ben 543 mila i ragazzi che hanno lasciato la scuola alla fine delle superiori di primo grado: moltissimi genitori chiedono aiuto e si rivolgono ai servizi di neuropsichiatria infantile o ai centri specializzati nelle problematiche adolescenziali.

È difficile che un ragazzo ritirato voglia uscire dalla sua situazione e questo accade non perché questi adolescenti siano svogliati, non perché stiano bene così, chiusi in camera senza vedere nessun amico; in realtà soffrono tantissimo – continua la dottoressa Lanzi. – Ma perché percepiscono, nella situazione di blocco, che non c’è futuro, che non c’è speranza. Quindi si adagiano in una situazione di dolore psichico molto profondo senza trovare risorse per poterne uscire.

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Una sofferenza che si rispecchia nei genitori, a loro volta in grande difficoltà perché si scoprono impotenti e, spesso, vengono assaliti da pesanti sensi di colpa. «Dove ho sbagliato?», chiede Michela, la mamma di Eleonora, nel primo colloquio con la psicoterapeuta. «Non sappiamo come prenderla, che cosa dirle, come farla uscire di nuovo di casa: abbiamo minacciato castighi, le abbiamo tolto il cellulare, ma non è servito a niente».

Non servono i castighi

La frustrazione è tanta, con mamma e papà che temono di non saper esercitare il proprio ruolo:

Non servono i castighi o le minacce, perché non è una questione educativa. I genitori mi raccontano – dice Lanzi – di bambini che in passato sono stati meravigliosi e amati nel contesto sociale. Bravi a scuola, intelligenti, che non hanno mai dato problemi e sono stati guardati dai familiari pensando che avrebbero fatto grandi cose. Forse c’è stato anche un iperinvestimento, l’aspettativa di un progetto grandioso che i loro figli avrebbero potuto realizzare diventando grandi. Dall’altra parte ci sono, poi, alcuni genitori che hanno preservato molto questi bambini dalla possibilità di sperimentare dolore e frustrazione.

Ecco allora il possibile percorso, da fare insieme: da soli i genitori non ce la fanno, ma se ci si allea con la scuola, grazie ai docenti più attenti e sensibili, disposti ad attivare percorsi nuovi di reinserimento, e con il supporto di specialisti, si può trovare una via d’uscita.

Un ascolto vero

La prima cosa – spiega la psicoterapeuta del Minotauro – è ascoltare. Non bastano più le parole; bisogna aprire spazi di ascolto vero. La mamma, e soprattutto il papà, devono farsi raccontare da Eleonora che cosa è successo, sospendendo il giudizio, mostrandosi disponibili a capire insieme che cosa non va… E l’altro passo è quello di entrare nel loro nuovo mondo, quello del virtuale, che per questi adolescenti è estremamente reale, autentico e rassicurante.
“Com’è il gioco che stai facendo? Mi insegni? Proviamo a farlo insieme”?, sono i messaggi da trasmettere, attivando un buon canale di comunicazione.

Per Eleonora sono stati momenti importanti, in cui ha sentito di nuovo vicina la mamma e, forse per la prima volta, anche il papà, che le ha proposto fare insieme quel lavoro di falegna meria per la sua camera, a cui teneva tanto. «Ascoltare, mettersi sulla stessa lunghezza d’onda, incoraggiare, fare insieme delle cose che dimostrano le loro capacità: ecco – rassicura Alessia Lanzi – queste strade possono riaprire la speranza».

1 Le parole: ritiro sociale

Il fenomeno del ritiro sociale acuto riguarda quegli adolescenti che, a partire
da una fobia scolare, abbandonano le relazioni amicali
e tutti i contatti sociali
per rinchiudersi nella loro stanza riducendo al minimo i rapporti con persone
reali per sostituirli spesso con una frenetica attività su Internet e una serie di contatti virtuali.

2 A chi rivolgersi

L’Istituto Minotauro, con sedi a Milano e Padova, è formato da psicologi e psicoterapeuti che da trent’anni collaborano in attività di ricerca-formazione e consultazione-psicoterapia, utilizzando un modello psicoanalitico che si ispira al pensiero di Franco Fornari, sviluppato negli anni da Gustavo Pietropolli Charmet e altri soci. www.minotauro.it

3 Il progetto

Le officine del Minotauro è un progetto che proporre esperienze di crescita ai ragazzi attraverso nuove sperimentazioni nella costruzione di una identità adulta integrata e consapevole; ha l’obiettivo di supportare i genitori nel trovare il modo per proporsi come guide per i giovani ed è un canale per la condivisione di un nuovo paradigma culturale.

ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL NUMERO DI APRILE 2022 DI BENESSERE, QUI IL LINK PER ABBONARSI ALLA RIVISTA

Tags:
adolescentidisagio giovanilepsicoterapiascuola
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