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Dire parolacce è peccato?

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Philip Kosloski - pubblicato il 27/04/22

Dobbiamo usare sempre un linguaggio adeguato per elevare le persone, non per abbatterle

Nella cultura popolare di oggi, imprecare, dire parolacce o usare un linguaggio improprio sono estremamente comuni. A prima vista non sembrano essere peccati, perché non sempre fanno male a qualcuno.

Tecnicamente, il Catechismo della Chiesa cattolica non affronta direttamente l’atto di dire parolacce o di imprecare, ma questa pessima abitudine si inquadra in altre categorie.

Usare il nome del Signore in vano

In primo luogo, ogni volta che una persona usa il nome del Signore in modo sconveniente nel parlare, è una violazione diretta del secondo comandamento.

“Il secondo comandamento proibisce l’abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi”.

CCC 2146

Questo è probabilmente il modo più ovvio in cui dire parolacce o imprecare può essere un peccato, perché non tratta con rispetto il nome di Dio.

Chiamare le persone con altri nomi

Un altro modo in cui imprecare si può configurare come un peccato è chiamare le persone con nomi volgari.

“Dio chiama ciascuno per nome. Il nome di ogni uomo è sacro. Il nome è l’icona della persona. Esige il rispetto, come segno della dignità di colui che lo porta”.

CCC 2158

Chiamare qualcuno con un nome profano è un altro esempio chiaro di come una persona possa violare il secondo comandamento.

Linguaggio sfacciato

Al di là degli esempi menzionati, ci sono aree più grigie, perché la Chiesa non elenca in modo specifico quali termini siano parolacce, e quindi peccati.

La Bibbia, però, sottolinea ripetutamente la necessità di evitare qualsiasi tipo di linguaggio inadeguato e irrispettoso.

“Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene”.

Colossesi 3,8

“Non quello che entra nella bocca contamina l’uomo; ma è quello che esce dalla bocca, che contamina l’uomo!”

Matteo 15,11

La persona deve quindi sapere che è peccato dire queste parole con un consenso totale. A volte può scapparne una, e frenarsi non è sempre facile.

Il segreto è cercare di far sì che il nostro linguaggio elevi gli altri anziché abbatterli.

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