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In Ucraina, dove si scappa dalla guerra, io apro un parco giochi

MATILDE, LEONARDI

Photo by courtesy of Matilde Leonardi

Paola Belletti - pubblicato il 04/05/22

Matilde Leonardi, neurologa al Besta di Milano, membro della Pontificia Accademia per la Vita e molte altre cose, rispondendo all'appello di un amico sacerdote e una collega suora, è andata a Leopoli per aiutare numerosi profughi: mamme, bambini e persone con disabilità. Mettere al centro gli ultimi, i più fragili, non può che fare bene a tutti.

Fatti trovare “a posto” (PS: grazie mamma!)

Stavo facendo la doccia. Ore 7.20 del mattino suona di nuovo l’allarme per missili russi che da qualche parte in Ucraina stanno colpendo. Il primo pensiero è stato ‘non è pensabile che io non sia vestita e a posto se qui cade un missile e mi succede qualche cosa’.

Matilde Leonardi, Facebook

Alzi la mano chi non ha sentito risuonare dentro di sé l’imperativo categorico di origini materne che ha mosso la dottoressa Matilde Leonardi di fronte al pericolo dei bombardamenti.

Grazie a Dio, per ora, qua da noi non si ha più o ancora occasione di correre simili rischi, ma, nel caso, saremmo tutte più o meno pronte, mosse da un’ansia sorda che ci sussurra “fatti trovare in ordine”. Le nostre mamme vengono tutte dallo stesso master in “caso mai succedesse qualcosa”, alcune sono specializzate in “mettiti il body che ti senti più a posto”, ma si tratta di profili particolari, non così diffusi e in parte contestati dal comitato tecnico-scientifico de “le madri”, permanente e clandestino.

Fatto sta che l’autrice del post riesce a farsi trovare più che pronta persino con il giro di perle, pur senza il verificarsi dell’eventualità paventata.

La dottoressa Leonardi

Matilde Leonardi, dal tipo di cose che fa e dice, dalle iniziative che promuove, dagli incontri che favorisce, insomma da quanto è competente e propositiva, si direbbe venga da un settore altrettanto febbrile (e lo è, eccome, ma non nel modo grossolano che si potrebbe credere). Invece si occupa di persone in coma.

E che ci fa, dunque, anche in Ucraina e nella fattispecie a ridere e farsi prendere in giro dal Clown il Pimpa che mostra al mondo la sua scarsa coordinazione (così dice, ma provate a fare quel semplice esercizio)?

Neurologa dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, direttore del Coma Research Centre-CRC e della unità di neurologia e salute pubblica, docente di Neuropsichiatria in Università Cattolica, membro dell’Accademia Pontificia per la Vita e esperta dell’Oms su disabilità e neurologia, Leonardi coordina équipe di ricerca in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente, ha collaborato con il ministero ucraino alla riforma della certificazione della disabilità, ed è nella task force dell’Oms sulla riabilitazione in Ucraina in tempo di guerra.

Caterina Giojelli, Tempi

Cosa vi serve? Stiamo arrivando

Ci è voluta andare di persona, a Leopoli, e non da sola. Serviva cibo, servivano vestiti, prodotti per l’igiene, lenzuola, calzature. No, i soldi non era utile inviarli perché laggiù non c’era niente da comprare. Ma nessuno da qua avrebbe mai pensato potesse tornare utile un bel carico di gonfiabili per bambini.

I suoi corrispondenti, per amicizia, fede, collaborazione professionale e stesso fuoco che li tiene accesi sui bisogni dei più fragili, sono un sacerdote rettore del seminario e unasuora genetista e psicologa: padre Igor Boyko e suor Giustina  Holubert.

Il seminario di Leopoli ospita in tempi di pace 180 seminaristi, attualmente accoglie numerosi profughi provenienti da diverse città ucraine.

Ben duecentomila le persone fuggite da altre zone di guerra che hanno trovato rifugio in questa città; così riferiva lo stesso Padre Igor ancora nel primo mese di guerra.

Il contrario della guerra

Per fare esattamente il contrario di quello che sta facendo la guerra, che è distruggere, Matilde Leonardi, dopo aver coinvolto associazioni, colleghi, figli, amici, ha raggiunto Lviv il giorno della Pasqua ortodossa, ma era determinata a non farsi rovinare la festa da un bombardamento russo.

C’è un altro dei suoi post, avvincenti come racconti, puntuali come reportage, che spiega cosa ha provato al suono del primo allarme una volta giunta in terra ucraina. Racconta della sua paura, della vergogna, della consolazione ricevuta, di come ci si abitui.

Pazzi, ma di che tipo?

«Ci sono i pazzi che fanno di tutto per distruggere il mondo e ci sono i pazzi che fanno di tutto per salvarlo. Io trovo più facile allearmi con i secondi, anche quando tutto intorno sembra disperante. La disperazione è da combattere sempre, ognuno come può, io personalmente la combatto da trent’anni al lavoro e stando vicino alla famiglia ed agli amici, quindi oggi a padre Igor Boyko e suor Giustina».

Ibidem

Aiutare non è da pazzi, giusto? Giusto. Che ne pensate di un bel parco divertimenti in un bosco a pochi chilometri dalla città dove suonano sirene e fischiano missili? Ecco, questa cosa è più da matti, in effetti. E necessaria, dunque. Perché non dovrebbe essere di vitale importanza far divertire e sorridere i 60 profughi, tra bambini e mamme, ospiti del vecchio seminario?

Ecco spiegato il motivo della tanto bizzarra richiesta che Matilde Leonardi ha fatto girare tra associazioni e contatti vari.

“Scusate, qualcuno non ha dei giochi gonfiabili, che facciamo un parco giochi al seminario?”».

Ibidem

11 spedizioni, per ora

Undici spedizioni, prima di questa. E’ il numero che dà una stima grossolana dei beni di prima necessità che la dottoressa e il cancan di persone che ha coinvolto, col suo stile travolgente in senso letterale, aveva già inviato in Ucraina.

Lo racconta sempre a Tempi, ecco le parole raccolte da Caterina Giojelli:

«Ho inoltrato la mail alle 11 di sera. Il giorno dopo, alle dieci di mattina, Andrea Ciccioni aveva trovato tutto, giochi, donatore e persone. Luca è morto ma ha guidato il suo papà fino a questo bosco di Leopoli, colmo di bambini rifugiati, dove abbiamo aperto una settimana fa un parco giochi, il Luca Park. Mia figlia mi ha detto: “Scusa mamma, qui tutti scappano dalla guerra e tu apri un parco giochi?”. Certo che lo apro, anche nel massimo orrore c’è sicuramente un qualcosa di positivo che va cercato sempre.

Io dirigo il Centro ricerche sul Coma e mi occupo di pazienti in stato vegetativo. Cosa spinge una madre che ha suo figlio in coma a non impazzire? Ebbene io ho avuto il privilegio come medico di vedere tirar fuori dalle persone una forza che prima di essere messe in una condizione estrema non sapevano neppure di avere. C’è una resistenza umana innata che nella massima disperazione cerca la speranza, un positivo che dà ragione ad ogni suo tentativo di mettere un passo davanti all’altro. Sono andata in Ucraina anche per questo».

Ibidem

Alla scuola dei più insospettabili

La camera magmatica di questo vulcano è sotto questi versanti visibili, ce l’ha appena mostrata la stessa Leonardi, giustificando così la “necessità” di un parco giochi: pazienti che sembrano, e sono per molti versi, sottratti alla vita e invece si inabissano nelle sue profondità, e fuori, in superficie, l’amore dei genitori, che restano vicini pur in questa ostentata, solo apparente assenza: è quando la vita è messa così a dura prova che esige la nostra adesione più integra.

La fede, come la speranza, sono faccende estreme, quasi violente, sfacciatamente creative. Di più ancora lo è l’amore che fa fare queste cose: restare, insistere, cercare il bene dove sembra impossibile. Come far ridere dei bambini in piena guerra.

Beni di prima necessità e la necessità del bene, in ogni condizione

Non solo gonfiabili, sono arrivati a Lviv ma prima, con tutto il baccano che avevo fatto – spiega la dottoressa Leonardi, era già arrivato di tutto: cibo, lenzuola, scarpe per bambini, latte, grazie al papà di un bimbo morto di leucemia 10 anni fa, Luca Ciccioni, (a lui si devono i gonfiabili e il nome del parco giochi) non prima di aver combattuto a suon di sorrisi, resistenza, medici e medicine eccellenti, coraggio, amici che non lo hanno mai lasciato solo.

Speranza, ovvero (anche) parmigiano e tortellini

Il quartier generale era diventata casa Archè, di Padre Giuseppe Bettoni, che a sua volta aveva attivato altri amici, pronti a partire col primo convoglio. A loro si sono aggiunti subito Milano sospesa, comitato MI’mpegno, Aiutility, le Soroptimist, alcuni Rotary club, i Tesla Owners, volontari della Croce Verde, i City Angels (ma quanto bene e quanti modi di farlo ci si inventa?).

poi da Parma un gruppo che porta forme di parmigiano e bancali di tortellini oltre che farmaci e passeggini ai bambini di padre Igor e suor Giustina.

Ibidem

Aiutare le persone con disabilità: un modello

Il racconto in presa diretta di quel che fa la dottoressa Matilde Leonardi non può che essere sempre aperto, soggetto a continuo aggiornamento. Non ha solo promosso e partecipato a queste spedizioni a Leopoli, ma sta realizzando un delicato e decisivo lavoro a favore di profughi disabili, promuovendo un modello da replicare in tutta l’Ucraina, nelle zone meno esposte al rischio bellico, grazie soprattutto alla collaborazione con l‘Easpd, European Association of Service providers for people with disability.

A vedere persone così vien da crederci davvero.

Che il bene sia più forte del male, che solo l’amore sia davvero creativo, che le armi non convenzionali siano queste e siano di fatto inarrestabili.

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