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Maya incinta a 17 anni: “«Ti rovinerai la vita» e invece mia figlia me l’ha salvata”

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Antoine Mekary | ALETEIA

Silvia Lucchetti - pubblicato il 23/05/22

Oltre Maya, sul palco della Manifestazione nazionale "Scegliamo la vita", c'erano anche Giuliana e Giuditta. Hanno testimoniato di aver scelto di non abortire, portando avanti gravidanze incompatibili con la vita per custodirla fino in fondo e offrire dignità ai loro bambini.

Sabato 21 maggio, alla vigilia del 44esimo anniversario della legge 194, c’è stata a Roma la Manifestazione nazionale “Scegliamo la vita” con la partecipazione di oltre cento tra enti e associazioni da tutta Italia. Migliaia le persone che hanno sfilato da piazza della Repubblica fino a San Giovanni in Laterano per il diritto alla vita, per la sua tutela dal concepimento fino alla morte naturale. Portavoce dell’evento Massimo Gandolfini e Maria Rachele Ruiu:

(…) chiediamo leggi che proteggano il diritto alla vita e tutelino veramente la maternità.

(manifestazioneperlavita.it)

Un corteo bellissimo e festoso con passeggini, carrozzine, sedie a rotelle, cappellini per proteggersi dal sole. La musica dei The Sun è stata la perfetta colonna sonora della manifestazione: “C’è sempre un buon motivo per vivere”.

Il diritto alla vita sembrerebbe scontato in tempi come i nostri in cui non si fa che parlare di inclusione, rispetto della diversità, accoglienza. Eppure se l’argomento è l’aborto o l’obiezione di coscienza subito si storce il naso: “i diritti” non vanno toccati, non vanno neppure discussi. Anche quando generano dolore, solitudine, depressione.

Quale libertà?

Deve essere così, la donna lo deve poter fare, deve essere libera di scegliere. Ma è vera libertà quella che non si cura del benessere di una cittadina? Che non si prende in carico la sua situazione (dal punto di vista psicologico, emotivo, economico) di fronte ad una gravidanza inattesa? Perché si è liberi quando c’è la mano tesa di qualcuno pronto ad aiutarti, altrimenti si è praticamente costretti, e quello della libertà resta uno slogan falso e facile da ripetere per non tutelare sul serio le donne, il loro benessere, la loro salute. E la vita che portano in grembo.

Le testimonianze dal palco della Manifestazione “Scegliamo la vita”

La parte più bella e commovente della manifestazione, che ha fatto davvero toccare con mano cosa significhi difesa della vita, sono state le testimonianze lette sul palco da tre mamme accompagnate dalle rispettive famiglie. E come ha fatto Maria Rachele Ruiu anche io voglio ringraziarle. Perché con il fiato corto per l’emozione, con accanto mariti e figli, hanno condiviso le loro storie ricordando il giorno in cui hanno scelto di non abortire anche se tutti intorno si aspettavano il contrario. Le ringrazio per questo coraggio, per averci messo la faccia, per la verità che non hanno avuto timore di manifestare pubblicamente.

Tre mamme che hanno rifiutato l’aborto e accolto la vita: Giuliana, Maya e Giuditta

Più volte ho asciugato le lacrime sotto gli occhiali da sole mentre il mio collega Antoine scattava le foto a questi volti di madri che si sono sentite sole, giudicate, derise, per aver accolto un figlio incompatibile con la vita o per essere diventate mamme da giovanissime. Nelle loro parole nessuna traccia di astio o rancore, solo il desiderio di dire a tutte le future madri, combattute o disperate di fronte ad una gravidanza difficile o imprevista, che scegliere di accogliere una vita ha sempre senso. E che è bello pure quando finisce “male”, perché c’è stata l’opportunità di dare dignità a quel figlio, di accompagnarlo con amore e umanità alla morte invece che finire tra i rifiuti ospedalieri.

Giuliana

La prima a parlare con coraggio è stata Giuliana, insieme al marito Octavian e ai loro bambini: Stefano, Maria, Francesco, Giulia e Giovanna.

Trisomia 13

Giuliana è in attesa del sesto figlio e alla prima ecografia si riscontrano dei problemi. Dopo alcuni accertamenti la diagnosi: incompatibile con la vita. Il feto ha gravi malformazioni:

(…) il medico è categorico: il bimbo non ha probabilità di vita in quanto affetto da trisomia 13. (…) mi consiglia decisamente l’aborto.

Volevo abortire ma…

Giuliana condivide questa scelta, ci sono gravi rischi per lei, il bambino non può farcela. Si convince che sia la decisione giusta ma suo marito non è d’accordo. Una volontaria del Centro Aiuto alla Vita le propone di incontrare una mamma che ha vissuto la stessa esperienza e ha accolto il figlio, ma la risposta di Giuliana è no. Non vuole neppure parlare con il professor Noia. Piange, è triste, ha paura. Altri medici le confermano la diagnosi del feto e le propongono di abortire. Giuliana non vuole conoscere questo figlio così diverso. Ma ad un certo punto cambia idea, si decide ad incontrare Roberta una mamma di otto figli. L’ultima, Benedetta, vissuta solo pochi minuti perché affetta da trisomia 18.

Decide per la vita

(…) è la sua fortissima testimonianza a farmi cambiare idea (…) decido per la vita e da quel momento avverto dentro di me una forza straordinaria. Ho tanta voglia di lottare

Le visite mediche però sono fredde e senza umanità a causa della sua scelta. Giuliana si sente un peso per i dottori che le trasmettono paure e ansie. Teme di non farcela. Il primo giugno viene ricoverata per un parto d’urgenza e nasce Karol deceduto poco prima di venire alla luce.

Karol è il miracolo della vita

(…) Lo prendo in braccio ancora caldo e lo battezzo. Papà lo pulisce delicatamente e lo veste d’azzurro, Karol di speciale ha solo il naso e una manina con sei dita. Per il resto è un bambino stupendo come tutti. E’ il miracolo della vita. (…)

Maya

Maya, 26 anni, insieme al marito Marco e ai figli Aurora, Elia, Filippo e Tommaso, ha la voce rotta per tutta la durata della testimonianza.

Incinta a 17 anni

A 17 anni scopre di essere incinta ed è terrorizzata. Si sente sola, ha paura per il futuro, teme il giudizio degli altri e dei suoi genitori. Le persone che ha intorno le consigliano di abortire “perché un figlio a 17 anni ti rovina la vita”. Abortire sembra la soluzione più facile per togliersi il problema però Maya anche se giovanissima sente nel cuore che in fondo questa è una bugia.

“Dentro di me c’era una vita”

Dentro di me c’era una vita autonoma, un essere umano con la propria identità e con i suoi diritti. Non si trattava solo del mio corpo, ma anche del corpo di un’altra persona.

Nasce Aurora

Grazie a molti angeli che l’hanno sostenuta moralmente e concretamente, come i volontari dei Cav, Maya sceglie di portare avanti la gravidanza. Nel 2013 nasce Aurora. L’anno seguente, mentre frequenta l’ultimo anno di liceo, resta nuovamente incinta. Sprofonda nella disperazione. Sente di aver commesso di nuovo lo stesso errore, di non aver imparato nulla dalla sua precedente esperienza. Anche questa volta insistono affinché abortisca visto che è ha già una bambina a cui pensare. Il fidanzato la lascia sola quando finisce la loro relazione, Maya è piena di dubbi.

Nuova gravidanza, nuove paure

Ancora una volta mi sono chiesta che colpa avesse il bambino che avevo in grembo. Perché portare avanti la gravidanza di Aurora e non la sua? la sentivo come una profonda ingiustizia. (…) Perché scaricare su un essere umano indifeso la responsabilità delle mie azioni?

Maya sceglie di portare avanti la gravidanza

Così Maya scegli di tenere il bambino con l’aiuto dei suoi genitori e dei volontari del Centro Aiuto alla Vita.

Mi diplomai e nacque Elia.

“La nascita dei miei figli è stata la mia rinascita”

L’anno dopo si iscrive all’università e si laurea in Scienze dell’Educazione. Credeva di restare sola, perché chi mai potrebbe accogliere una donna giovane già madre di due figli? E invece nel 2018 sposa Marco e con lui diventa mamma di Filippo e Tommaso.

In conclusione voglio dire che scegliere la vita non ha portato alle drammatiche conseguenze che molti mi prospettavano consigliandomi di risolvere tutto con due aborti. Quei figli che secondo alcuni mi avrebbero rovinato la vita (…) mi hanno invece regalato una profonda maturazione personale. (…) difendere la vita dei miei figli quando erano più vulnerabili ha salvato la mia vita, la loro nascita è stata la mia rinascita.

Giuditta

Giuditta, 37 anni, con Jacopo suo marito e i bambini Benedetto, Brigida, Felicita, Agata e Cristoforo, ha raccontato trattenendo a fatica la commozione la storia del figlio Gregorio. Ha letto la sua testimonianza con forza, orgoglio, amore.

Sono madre di 6 figli e nel 2013 sono rimasta incinta del mio terzo figlio desiderato come ognuno dei figli che Dio ha donato a mio marito e me.

Giuditta sceglie di custodire la vita di suo figlio

La gravidanza procede bene ma dopo il primo trimestre emergono dei problemi. La frase che i medici ripetono più spesso a Giuditta è: “signora è ancora in tempo per abortire”. Ma lei ha una voce più chiara nel cuore che le dice di custodire la vita di suo figlio.

Accoglienza. Tu sei la sua mamma, fa’ che il tuo grembo sia la sua culla non la sua tomba. Perché la vita è un dono e un valore in qualsiasi circostanza, nonostante la malattia e a volte la brevità della sua durata.

La diagnosi

Giuditta e Jacopo godono del sostegno medico e umano del professor Noia e dei suoi collaboratori. Alla 20esima settimana arriva la diagnosi: agenesia renale bilaterale.

Il nostro bimbo non aveva i reni, non si erano formati, non c’era liquido amniotico e il bimbo non poteva berlo e i suoi polmoni non si svilupparono. Non sarebbe stato possibile per lui respirare e vivere fuori dal mio grembo. Incompatibilità della vita extra-uterina.

Giuditta e Jacopo scelgono per il loro Gregorio “l’amore, la cura, l’accompagnamento e la dignità”.

Il dolore grande ma pieno di senso

Il dolore è stato ed è grande. Ma più grande è la certezza che una madre non può fare nulla di più meritorio e sacro che difendere e custodire la creatura che ha in grembo, soprattutto quando è sofferente.

Una piccola bara bianca

E poi continua:

Mentre le mie amiche e mia cognata aspettavano come me i loro bambini e preparavano per loro la carrozzina e tutto quello che serviva per accoglierli. Mio marito ed io sceglievamo per nostro figlio una piccola bara bianca e preparavamo il suo funerale. Ci occupavamo di lui, avevamo cura di lui. Macabro? no, giusto, buono e pieno di senso. Perché scegliere la vita è la decisione di cui mai e poi mai ti pentirai. Non porta rimorsi di coscienza e sensi di colpa, porta sì dolore, ma dolore che dà senso alla vita. Ma soprattutto porta la pace e la serenità di sapere di aver fatto tutto il meglio per quel bambino che per un breve tempo ti è stato affidato.

Gregorio muore tra le braccia del suo papà

Gregorio nasce il 26 agosto 2014, vive 40 minuti. E dopo aver conosciuto i suoi fratellini, i suoi parenti, aver ricevuto il Battesimo, nasce al Cielo tra le braccia di suo padre.

Scegliere la vita

Ogni giorno penso a lui e immagino come sarebbe, è naturale che sia così. Ma il mio cuore è in pace, non è un pensiero che mi strugge ma che mi ricorda di aver fatto la scelta giusta. Scegliere la vita.

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