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Il card. Zuppi: un cuore “tiepido” guarisce imitando i discepoli di Emmaus

card zuppi ospite da fazio

Rai | Youtube

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 26/05/22

La tiepidezza, dice il neo presidente della Cei, si presenta in modo ragionevole, innocuo. Addirittura appare come un equilibrio, faticosamente raggiunto. Invece è un male interiore pericoloso

Quaranta brevi riflessioni sulle “malattie del cuore” (orgoglio, ira, superbia, gola…) che impediscono la nostra conversione. Il neo presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi nel libro “Guarire le malattie del cuore“ (Edizioni San Paolo), propone una “exit stretagy”, un percorso di guarigione da questi mali che sconquassano il nostro animo. E inizia da uno di quelli più pericolosi: la “tiepidezza”. 

“Malattie che si impadroniscono di noi”

Secondo il cardinale Zuppi è «difficile riconoscere le malattie che s’impadroniscono, non desiderate e spesso non scelte, del nostro cuore. Si rendono evidenti in alcuni episodi, nei quali possiamo misurare quanto condizionano le nostre scelte. Difficilmente riusciamo ad accorgercene da soli e a prevenirle. Abbiamo bisogno della Parola del Signore, luce che rivela chi siamo, sorgente inesauribile di sentimenti che ci aiutano a comprendere i nostri. Gesù è il medico buono che libera dagli spiriti impuri». 

PONDER

Un virus innocuo e ragionevole

In questo libro il nuovo presidente dei vescovi italiani inizia a trattare le “malattie del cuore” partendo da una delle più insidiose: la tiepidezza. «Essa si presenta in modo ragionevole, innocuo; addirittura appare equilibrio, faticosamente raggiunto, necessario per non farsi trascinare da sentimenti “esagerati”, giudicati troppo forti. È facile avere timore di perdere il controllo della nostra vita, considerare l’amore esagerato, tanto che pensiamo indispensabile stemperare le passioni che giudichiamo “eccessive”, anche solo per verificarle».

Il cuore non vuole più rischiare

Quando pensiamo di non avere più bisogno di nulla, dice Zuppi, «il cuore crede di non potere fare niente, di lasciare le cose come stanno. Di rimandare e non costruire quello che non c’è, come se non avessimo bisogno noi e gli altri. Insomma, crediamo di potere non correre più rischi, ci accontentiamo di quello che abbiamo e siamo».

SILENCE

L’errore che si commette

La tiepidezza, prosegue il cardinale Zuppi, «è accontentarci di un amore qualsiasi mediocre. Tutti parlano di amore, ma non tutti sono davvero persone che amano. Caino probabilmente amava suo fratello. Ma amava di più se stesso, il proprio ruolo, la considerazione. Non è importante che tu ami, anche “molto”. Importa che tu “ami di più”. L’amore autentico consiste nel preferire l’altro a se stesso, nel prendere ciò che è tuo e donarlo all’altro. L’amore vero non è mai tiepido e il suo vero nemico non è tanto la freddezza, facilmente identificabile, ma proprio la tiepidezza, così insidiosa e banale! Essere caldi significa non solo che amiamo qualcuno, ma che lo amiamo, anche poco, ma ”più” di noi stessi».

Come si guarisce 

Come guarire dalla tiepidezza? Il neo presidente della Cei ha una “sua” ricetta: «Non con grandi scelte, che facilmente non siamo capaci di realizzare e che ci fanno sentire nel diritto di restare come siamo. Guariamo dalla tiepidezza quando ascoltiamo, come i discepoli di Emmaus prigionieri di un cuore reso tiepido dalla disillusione, quando apriamo gli occhi. Ascoltando e lasciando ardere il cuore nel petto, per riconoscerlo nella carità e vivere il fuoco che Gesù vorrebbe acceso subito, ovunque e in ogni cuore». 

Cardinal Italian prelate Matteo Maria Zuppi

“Il caldo del suo amore”

La guarigione, lenta, dalla tiepidezza «è sentire il caldo del suo amore, pellegrino con noi, compagno delle nostre preoccupazioni vere. La vera medicina è farci amare da lui e chiedergli di ”restare” con noi, perché ne abbiamo bisogno e ne ha bisogno lui, perché è sera e noi non possiamo restare da soli e lui non può camminare senza di noi». 

«Lo riconosciamo – conclude il cardinale Zuppi – nello spezzare del pane, nella carità e allora finalmente tutto torna ad ardere di passione. Iniziamo a legarci, appassionatamente, a uno dei suoi “fratelli più piccoli”, a difenderlo e impareremo la compassione di Gesù, che sceglie i suoi, si lega a loro e diviene il prossimo. Guariamo dalla tiepidezza quando abbiamo compassione del prossimo, cioè facciamo nostri i suoi sentimenti e proviamo ad aiutare».

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