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Elena, morta per evitarsi un inferno. Gesù, quanto ci manca la speranza della croce

SIGNORA ELENA EUTANASIA

Associazione Luca Coscioni|Youtube

L'ultimo video messaggio della Signora Elena per l'Associazione Luca Coscioni

Paola Belletti - pubblicato il 04/08/22

L'ha accompagnata Marco Cappato, della Associazione Luca Coscioni. Avrebbe voluto morire a casa sua con le mani nelle mani dei suoi cari, invece è andata vicino a Basilea, in Svizzera, praticamente sola.

Il bivio tra disperazione e speranza

Voleva risparmiarsi un inferno, la sofferenza estrema della fase terminale della sua malattia. Per questo, racconta lei stessa con una compostezza che sconcerta ma non copre del tutto lo smarrimento esistenziale, ha chiesto aiuto all‘Associazione Luca Coscioni. E Marco Cappato, racconta ai giornalisti, si è presentato alle sette di mattina sotto casa sua e ha citofonato. Ora il tesoriere dell’Associazione si auto denuncerà.

Da italiana si trova in Svizzera, dice la signora Elena nel video messaggio che ha voluto lasciare come testamento.

«Mi sono trovata davanti ad un bivio. Una strada più lunga che mi avrebbe portato all’inferno, una più breve che poteva portarmi qui in Svizzera, a Basilea: ho scelto la seconda»

la Repubblica

La malattia, le cure, l’angoscia della sofferenza senza sollievo e senza significato

Viveva a Spinea, comune nella città metropolita di Venezia; non era sola, era sposata e aveva una figlia. Un anno fa, a luglio, aveva ricevuto una diagnosi terribile: microcitoma polmonare. Le avevano dato pochissime speranze, racconta, aveva comunque affrontato le pesanti terapie e accettato il loro costo fisico e psicologico.

Eppure, se è arrivata a questa decisione, non le è stata data o non ha accolto la speranza fondamentale. Ma aspettiamo con le prediche, anzi non facciamole proprio. Siamo soprattutto davanti alla tragedia di una donna, gravemente malata e così disperata, da scegliere di farsi dare la morte.

Più eutanasia. Un grido di battaglia per la morte (e il taglio dei costi)

Siamo anche davanti a qualcosa di ancor più tragico perché sistematicamente e cinicamente perseguito: ottenere un altro allargamento dell’accesso al suicidio assistito. Il primo argine era stato abbattuto con il caso (ma anche lì, si trattava di persone, di storie drammatiche, di dolore) DjFabo, morto nel febbraio del 2017.

La signora Elena infatti

non era tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e perciò non rientrava nei casi previsti dalla sentenza della Corte Costituzione per l’accesso alla tecnica in Italia, ha deciso di autodenunciarsi rischiando fino a 12 anni di carcere per aiuto al suicidio.

Rai news

Ecco le sue parole:

«Non ho nessun supporto vitale per vivere, non potevo fare altro che aspettare. Ho deciso di terminare la mia vita prima che fosse stata la malattia, in maniera più dolorosa, a farlo. Ho avuto la comprensione e sostegno dalla mia famiglia. Ho chiesto aiuto a Cappato perché non volevo che i miei cari accompagnandomi potessero avere delle ripercussioni legali per una decisione che è sempre stata solo mia».

Ibidem

Autoderteminazione o consolazione?

Non è proprio qui lo spazio vuoto lasciato dalla solitudine, dalla disperazione, dal senso forse di insufficienza che altri, con amore e competenza, potevano riempire?

Possibile che lei e i suoi cari non abbiano avuto testimoni e accompagnatori più solerti del mattiniero e astuto Cappato a insistere che no, non era tutto perduto, che l’attesa della morte non sarebbe stata come rotolare inermi verso il nulla, che quel tempo avrebbe potuto essere tanto prezioso e misteriosamente ricco per lei e i suoi cari, che avrebbe forse potuto ritrovarsi bambina, semplicemente viva e grata per ogni respiro, e in attesa di altro.

Questa è la grande menomazione, questa la privazione più grande, non i vuoti normativi. il vuoto di senso, di trascendente, l‘ignoranza della resurrezione in pieno svolgimento nei suoi irresistibili effetti.

Questa mattina ho scambiato qualche parola con una cara amica, che mi ha chiamato per sapere come stavo io e come stava il mio bambino malato (che non ha alcuna speranza di guarigione, se non il miracolo; che non sa fare altro che sorridere, piangere, gorgheggiare, attendere da noi ogni cosa). Mi ha chiesto un consiglio di lettura che poi, com’è nel suo stile particolare, si è data da sola: “magari leggo uno di quei bei romanzi sui santi di de Wohl

Ci manca la Tua croce, Gesù

Certo, ottima idea Sabri. Uno dei miei preferiti quello sulla madre del primo imperatore cristiano: L’albero della vita. Il romanzo di Sant’Elena.

E il ricordo mi ha soccorso, in questa pur rapida riflessione.

Elena, madre di Costantino, ha speso la vita per rinvenire la Santa Croce, radice, fusto e rami di ogni nostra gioia, fitofarmaco per ogni malattia, rifugio frondoso ad ogni nostro timore.

Che dolore vedere come noi suoi smemorati debitori contemporanei, non abbiamo potuto presentarla in tempo alla sua omonima, offrirgliela anche solo come estremo sperone di roccia cui aggrapparsi prima di morire, per attraversare il patire e il morire. Accettando il mistero obbediente di morire quando Dio lo chiede, così come è successo per la nascita.

Non è retorica, ora, il rivolgersi a lei, alla signora Elena che ha lasciato un videomessaggio che sono sicura ora è in grado di ritrattare da cima a fondo perché sa la verità.

La croce di Cristo, unica possibilità per vivere anche la morte

Dunque, Elena carissima, la croce, a saperla trovare e lasciarsi toccare prima ancora che farsi carico della propria (e la sua ha ragione doveva sembrarle insopportabilmente greve) le avrebbe fatto incontrare un paradiso nascosto, non quell’inferno di sofferenza crescente e senza scopo che lei razionalmente ma disperatamente e con una determinazione che doveva sembrare audacia ha deciso di risparmiarsi.

Il cuore di chi, comunque indebitamente, si avvicina a lei e alla sua storia si contorce e piange.

E’ triste pensarla sola, senza i suoi cari che ha voluto risparmiare da implicazioni giudiziarie, scortata oltralpe da uno sconosciuto che pure immaginiamo ha ritenuto amico.

Ecco, forse, cosa è mancato davvero; non un’evoluzione della legislazione italiana, non ulteriore slabbramento per l’accesso all’eutanasia. Ma consolazione, conforto, vicinanza.

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croceeutanasiasofferenzasuicidio assistito
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