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“Soffrire insieme”. Così, dice il Papa, la Chiesa rinasce dopo gli abusi

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/10/22

Papa Francesco ha indicato i passaggi che deve fare la Chiesa per rifiorire dopo un grave scandalo di abusi sessuali

Se la Chiesa perde di credibilità a causa di scandali legati agli abusi sessuali di sacerdoti e religiosi, Papa Francesco indica alla Chiesa stessa, e al suo popolo, un possibile percorso di rinascita. 

Vescovi “azzerati”

Una strada complicata ma possibile. L’ha scandita ai vescovi cileni, “azzerati” dopo la grave vicenda di pedofilia che ha coinvolto numerosi preti nel Paese sudamericano. Nel volume “Lettere della tribolazione” (Ancora editrice), il teologo gesuita Diego Fares, recentemente scomparso, riporta le lettere scritte dal pontefice ai vescovi e ai cattolici cileni. 

Quella che ridà luce alla Chiesa “ferita” si intitola “Lettera al popolo di Dio”. Ed è datata 20 agosto 2018. Al suo interno il Pontefice affronta le conseguenze degli “abusi sessuali” commessi su minori da “chierici e persone consacrate”.

Pope Audience

Primo step: non basta riconoscere lo scandalo

Il Papa come primo punto, dice ai vescovi che non basta prendere atto e riconoscere lo scandalo che travolge la Chiesa. «La dimensione e la grandezza degli avvenimenti esige di farsi carico di questo fatto in maniera globale e comunitaria. Benché sia importante e necessario in ogni cammino di conversione prendere conoscenza dell’accaduto, questo da sé non basta. Oggi siamo interpellati come popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito». 

Mai più omissioni 

Poi, nella nuova fase di una Chiesa colpita da un fatto scandaloso, si inibisce ogni  possibilità di omissione in futuro, su eventuali nuovi scandali. «Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta – dice il Papa – oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, n. 228)». 

Far proprie le parole di San Paolo

In questo modo – ed è il terzo step – il Papa sostiene che le vittime possono sentirsi più vicine alla Chiesa stessa. «Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale, “perché si tratta di una cecità comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità, poiché “anche Satana si maschera da angelo della luce” (2Cor 11,14)» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, n. 165)». 

Il migliore antidoto 

L’appello di San Paolo a soffrire con chi soffre, prosegue il Papa «è il miglior antidoto contro ogni volontà di continuare a riprodurre tra di noi le parole di Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gen)».

saint paul
Statua di San Paolo posta in Piazza San Pietro (Vaticano).

Tardi ma non troppo

Papa Francesco, una volta interiorizzato il percorso da compiere insieme alle vittime, chiede, come quarta tappa, di riconoscere che è stata tardiva la presa di posizione della Chiesa sulla “tolleranza zero” contro gli abusi. 

«Sono consapevole dello sforzo e del lavoro che si compie in diverse parti del mondo per garantire e realizzare le mediazioni necessarie, che diano sicurezza e proteggano l’integrità dei bambini e degli adulti in stato di vulnerabilità. Come pure della diffusione della “tolleranza zero” e dei modi di rendere conto da parte di tutti coloro che compiono o coprono questi delitti. Abbiamo tardato ad applicare queste azioni e sanzioni così necessarie». 

Allo stesso tempo, il pontefice, dà un messaggio di speranza. «Sono fiducioso che esse aiuteranno a garantire una maggiore cultura della protezione nel presente e nel futuro».

Guardare nella stessa direzione del Signore

A questo punto, per riportare alla luce una Chiesa ferita da scandali di abusi sessuali, Papa Francesco chiede ad ogni «battezzato» uno scatto di fiducia. «Unitamente a questi sforzi, è necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Tale trasformazione esige la conversione personale e comunitaria e ci porta a guardare nella stessa direzione dove guarda il Signore». 

Preghiera e penitenza

L’ultimo step del cammino da compiere insieme ai «battezzati» per far rifiorire la Chiesa ferita da uno scandalo, si compie “insieme” a San Giovanni Paolo II e ad una sua lezione: «Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi» (Lett. ap. Novo millennio ineunte, n. 49)

«Imparare a guardare dove guarda il Signore, a stare dove il Signore vuole che stiamo, a convertire il cuore stando alla sua presenza. Per questo scopo – chiosa il Papa – saranno di aiuto la preghiera e la penitenza».

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