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Se ti lascerai amare da Dio, sarà l’Amore stesso a insegnarti tutto

DONNA IN PREGHIERA SUL PRATO

Tinnakorn jorruang|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 14/10/22

Chi si sente amato sperimenta cosa sia il paradiso, ma se disprezza l’Amore si condanna a sperimentare il suo contrario, cioè l’assenza di Amore, cioè l’inferno.

Vangelo di Sabato 15 Ottobre (Santa Teresa di Gesù)

Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo
Spirito Santo non gli sarà perdonato.
Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non
preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in
quel momento ciò che bisogna dire».

(Luca 12,8-12)


“Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo
Spirito Santo non gli sarà perdonato”.

Tutto può esserci perdonato, tranne il non lasciarci amare. Lo Spirito Santo è l’Amore, e non si può bestemmiare l’Amore. Infatti è l’Amore a salvarci. Chi si sente amato sperimenta cosa sia il paradiso, ma se disprezza l’Amore si condanna a sperimentare il suo contrario, cioè l’assenza di Amore, cioè l’inferno.

Non pensiamo quasi mai che noi siamo così liberi da poter fare la differenza. Oggi il Vangelo ci domanda cosa ne vogliamo fare dello Spirito Santo, cosa ne vogliamo fare dell’Amore di Dio. Se ci lasciamo amare, sarà questo stesso Amore a istruirci su tutto.

Sarà esso stesso a condurci nella direzione giusta:

“Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire”.

È il grande insegnamento di Santa Teresa d’Avila, che insegnava un tipo di preghiera che non aveva nulla a che fare con la semplice ripetizione di parole, ma con il consolidare la relazione con questo Amore che a noi si è rivelato nella persona di Gesù Cristo. Pregare, per lei, non era semplicemente dire delle cose, ma rivolgersi a Qualcuno.

Se nella preghiera si perde di vista “Chi” ci sta dinnanzi, allora essa diventa solo un palliativo psicologico, un modo come un altro per mettere al centro il nostro io e le nostre patologie. Invece pregare è smettere di guardare noi stessi e cominciare a guardare Qualcuno che solo per il fatto che c’è ed esiste, fa cambiare in sostanza tutta la nostra vita.

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