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Perché la scoperta di un monastero vicino Dubai è tanto importante?

Monastere-chretien-Emirats

Twitter / وزارة الثقافة والشباب @UAEMCY

Manuella Affejee - pubblicato il 14/11/22

La recente esumazione delle rovine di un monastero cristiano del VI secolo nell'isola di Al-Siniyah, di fronte alla costa degli Emirati Arabi Uniti, potrebbe aiutare a comprendere meglio la storia del cristianesimo nel Golfo Persico prima della conquista islamica

Le dune dell’isola di Al-Siniyah, situata dell’emirato di Umm al Qaiwain, a circa 50 chilometri dalla scintillante Dubai, hanno rivelato di recente importanti resti archeologici di un monastero cristiano di 1.400 anni.

Le analisi al carbonio 14 realizzate su vari campioni hanno permesso di datare le basi dell’edificio tra il 534 e il 656, ovvero prima della diffusione dell’islam nella regione. Il primo ritrovamento di questo tipo ha avuto luogo nel 1990 nell’isola di Sîr Banî Yâs, vicino alla frontiera con l’Arabia Saudita.

Le immagini aeree del giacimento di Al-Siniyah permettono di immaginare l’organizzazione di quello che sembra un vero complesso architettonico: una chiesa a un’unica navata con varie sale contigue che ospitavano apparentemente un fonte battesimale e un forno per il pane.

Sono visibili anche i resti di un altro edificio con quattro stanze con un cortile interiore, che poteva essere la residenza dell’abate del monastero o anche del vescovo. Nelle vicinanze della chiesa si conserva un insieme di edifici che gli archeologi hanno identificato come un inisediamento preislamico.

Gli scavi, che continuano ancora, sono stati in parte patrocinati dal Ministero della Cultura degli Emirati. Per il professor Timothy Power, che partecipa agli scavi, questa scoperta è ancor più affascinante perché si riferisce a una parte poco nota della storia di questa regione, e questo corrobora una certezza: il “crogiuolo di Nazioni” che rappresenta oggi la Penisola Arabica era una realtà già più di 2.000 anni fa.

La presenza cristiana nell’Arabia preislamica 

La storia del cristianesimo nella Penisola Arabica continua ad essere avvolta nell’oblio, e le fonti letterarie e archeologiche cercano di chiarire la situazione.

Le prime orme di cristianesimo sono evocate in testi scritti da Eusebio di Cesarea (263-339). L’annuncio del Vangelo è stato certamente opera dei missionari che sono arrivati in questa lontana provincia dell’Arabia romana. Niente prima di questa data testimonia una presenza cristiana. 

Secondo i testi, il cristianesimo da allora fiorì, e si organizzò intorno a vari vescovadi: al Concilio di Calcedonia nel 451 erano presenti 17 vescovi.

Le comunità si raggruppavano essenzialmente intorno a due poli: il nord-est dell’Arabia, dove il cristianesimo sembra essere scomparso completamente verso il IX secolo per via dell’islamizzazione, e il sud dell’Arabia (l’attuale Yemen), dove la presenza cristiana ha resistito almeno fino al XIII, sette secoli dopo l’arrivo dell’islam.

Cristiani che parlano arabo

Gli archeologi che lavorano da vari anni in questa zona hanno trovato di recente iscrizioni in arabo che dimostrano che i cristiani utilizzavano questa lingua, oltre al siriaco, già nel V secolo.

Negli ultimi anni le scoperte si sono moltiplicate, sia negli Emirati Arabi Uniti che in Arabia Saudita, finora chiusa alle missioni straniere.

Il suolo e le pietre cominciano a parlare, portando alla luce il dinamismo della vita cristiana che i monasteri hanno portato in queste terre. Una cosa è certa: la Penisola Arabica non ha finito di svelare tutti i segreti della sua ricca storia preislamica.

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