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Il Papa chiede un’etica condivisa per l’intelligenza artificiale e la sua applicazione

Intellienza Artificiale

metamorworks / Shutterstock

Lucandrea Massaro - pubblicato il 12/01/23

Firmata ieri in Vaticano da cristiani, ebrei e islamici la dichiarazione "Rome Call for AI Ethics" per un approccio consapevole e critico all'Intelligenza artificiale, presenti i vertici di Microsoft e Ibm

Gli algoritmi stanno espandendo rapidamente la loro presenza nei più diversi aspetti della nostra vita e della società, con un impatto crescente dei sistemi di Intelligenza artificiale ai quali deleghiamo – spesso senza rendercene conto – aree sensibili e informazioni che hanno diretto legame con la nostra identità. Il Papa interviene per chiedere di “vigilare e di operare affinché non attecchisca l’uso discriminatorio di questi strumenti a spese dei più fragili e a spese degli esclusi. Ricordiamoci sempre che il modo con cui trattiamo l’ultimo e il meno considerato tra i nostri fratelli e sorelle dice il valore che riconosciamo all’essere umano. Si può fare l’esempio delle domande dei richiedenti asilo: non è accettabile che la decisione sulla vita e il destino di un essere umano vanga affidata ad un algoritmo”.

AI ed etica

L’occasione per affrontare un tema attualissimo è arrivata con la firma in Vaticano da parte di rappresentanti delle tre religioni abramitiche della “Rome Call for AI Ethics”, documento redatto per promuovere l’algoretica, cioè lo sviluppo di una riflessione etica sull’intelligenza artificiale e le sue applicazioni. La “Rome Call” è stata firmata nello specifico per l’ebraismo dal Rabbino Eliezer Simha Weisz, membro del Consiglio del Gran Rabbinato di Israele, e per l’islam lo Sceicco Abdallah bin Bayyah, presidente del Forum per la Pace di Abu Dhabi e presidente del Consiglio emiratino per la Sharia Fatwa, nonché da importanti personalità del mondo tecnologico come Brad Smith, presidente di Microsoft, e Dario Gil, vice presidente globale di IBM, e sottoscritta anche dalla FAO. L’IA deve essere utilizzata al servizio del bene comune e della custodia della casa comune, per promuovere la giustizia e la pace in tutto il mondo

Il Papa ha sottolineato l’importanza di individuare “un’etica condivisa riguardo alle grandi sfide che si aprono nell’orizzonte dell’intelligenza artificiale” e ha aggiunto che “la vostra concordia nel promuovere una cultura che ponga questa tecnologia al servizio del bene comune di tutti e della custodia della casa comune è esemplare per tanti altri. La fraternità tra tutti è la condizione perché anche lo sviluppo tecnologico sia al servizio della giustizia e della pace ovunque nel mondo”.

Gli studi di Algoretica

La “Rome Call” è stata curata dallaFondazione RenAIssance di cui è presidente monsignor Vincenzo Paglia, della Pontificia Accademia per la Vita e il cui direttore scientifico è padre Paolo Benanti, il religioso del Terz’Ordine regolare, celebre ormai in tutto il mondo per i suoi studi sul tema, docente di Etica delle tecnologie presso la Pontificia Università Gregoriana che a Formiche ha spiegato:

Nella Rome Call for Ai, ciò che è identificato comune sono i principi di giustizia e di rispetto dell’essere umano, per cui tra la macchina e l’uomo quello che ha priorità è l’uomo. E questo viene condiviso dalle religioni e dalle aziende. Poi che soprattutto i più fragili e gli “ultimi” debbano essere rispettati dalle macchine, anche questo è condiviso tra tutte le tre religioni. Che ci sia bisogno di un’Ai che sia affidabile, ovvero che non sia guidata dal caso, ma le cui scelte siano giustificabili nei processi di automazione. Che debba essere equa e in qualche misura trasparente nei processi.

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