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Una lettura “secolare” a posteriori delle dimissioni di Ratzinger

papież Benedykt XVI

GALAZKA/SIPA/EAST NEWS

Daniel R. Esparza - pubblicato il 13/01/23

Dimettendosi, l'allora Pontefice non si stava rivolgendo solo al suo gregge. Il suo è stato un gesto profetico anche nei confronti del mondo secolare

La morte di un Papa è sempre un evento mediatico, anche se si tratta di un Papa emerito, sicuramente uno dei più rari di tutti i rarae aves nella storia della Chiesa cattolica. È stato Matteo Bruni, il portavoce vaticano, ad annunciare la morte di Joseph Aloisius Ratzinger il 31 dicembre 2022. Il Papa emerito aveva 95 anni, ed erano passati quasi dieci anni dalle sue dimissioni, il 28 febbraio 2013.

Benedetto XVI si era dimesso in latino. Non è un gesto di poco conto: il testo della sua lettera di dimissioni segue la formulazione di uno dei testi fondamentali prodotti dal Concilio Vaticano II, Christus Dominus. Nella sua sezione sulle dimissioni episcopali, il documento afferma:

Cum igitur pastorale Episcoporum munus tanti sit momenti tantaeque gravitatis, Episcopi dioecesani aliique in iure ipsis aequiparati, si, ob ingravescentem aetatem aliamve gravem causam, implendo suo officio minus apti evaserint, enixe rogantur ut, vel sua ipsi sponte vel a competenti Auctoritate invitati, renuntiationem ab officio exhibeant”.

“Poiché il ministero pastorale dei vescovi riveste tanta importanza e comporta gravi responsabilità, si rivolge una calda preghiera ai vescovi diocesani e a coloro che sono ad essi giuridicamente equiparati, perché, qualora per la loro troppa avanzata età o per altra grave ragione, diventassero meno capaci di adempiere il loro compito, spontaneamente o dietro invito della competente autorità rassegnino le dimissioni dal loro ufficio”.

La lettera di dimissioni di Benedetto XVI recita:

Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum”.

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.

Le dimissioni di Benedetto hanno una dimensione secolare che forse è stata troppo spesso trascurata. Nella sua famosa enciclica Spe salvi, commentando (e in qualche modo seguendo) i commenti sul totalitarismo e la ragione strumentale, Raztinger afferma che “nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere – sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti – non continui a spadroneggiare nel mondo”.

Ratzinger ha dato le dimissioni non solo dal suo ruolo di leader della Chiesa cattolica, ma anche dal suo status di sovrano dello Stato della Città del Vaticano. E questo è forse un gesto ancor più profetico – soprattutto quando visto in una prospettiva secolare, e quando si considera l’esperienza storica di Ratzinger come tedesco.

Le Origini del Totalitarismo è stata la prima grande opera di Hannah Arendt ad essere pubblicata. Nel testo, descrive e analizza il nazismo e lo stalinismo come i principali movimenti politici totalitari della prima metà del XX secolo. La terza parte del libro, dedicata totalmente allo studio del totalitarismo, descrive i meccanismi dei movimenti totalitari. Concentrandosi sulla Germania nazista e sull’Unione Sovietica, la Arendt sostiene che i movimenti totalitari siano fondamentalmente differenti dai regimi autocratici per una ragione molto semplice: se i regimi autocratici intendono ottenere un potere politico assoluto mettendo fuorilegge l’opposizione, i regimi totalitari cercano di dominare ogni aspetto della vita, come preludio potenziale al dominio del mondo.

L’autoritarismo è stato sulla breccia, su scala globale, per almeno vent’anni, se non di più. È certamente significativo che l’unico sovrano assoluto occidentale non soggetto alle regole democratiche di una monarchia costituzionale contemporanea, un uomo a cui viene garantito legalmente un diritto di governo a vita, sia disposto a rinunciare a questo tipo di potere – soprattutto quando le strutture di base della democrazia sembrano essere smantellate da chi cerca disperatamente di scalare il potere.

Il gesto controculturale di Ratzinger (quello di presentare il potere come capacità di servire, e di rinunciarvi quando non si è più in grado di esercitare questo servizio) richiama quello di Giovanni il Battista: mentre l’uso cinico del potere di Erode si traduce nell’ingiustizia, il coraggio del Battista punta in una direzione radicalmente diversa, kenotica: “Bisogna che Egli cresca, e che io diminuisca” (cfr. Gv 3, 30). 

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