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“Dobbiamo ritornare a Dio”: il testamento spirituale di Fratel Biagio

Fra Biagio Conte

© Gabriele Camelo | Facebook

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/01/23

“Tutti noi abbiamo una missione da compiere, dalle istituzioni alla chiesa, dalle famiglie alle professioni”, spiegava in una intervista inedita il missionario laico, tanto amato dal popolo

Il messaggio forse più «prezioso» – come lo ha definito lui stesso – che ci ha lasciato Fratel Biagio Conte è il seguente: «Ritornare a Dio e al nostro simile» per porre un argine contro una vita in cui conta troppo l’esteriorità. Una vita fatta di corse a destra e manca, che non ci permette neppure più di voltare lo sguardo su ciò che ci circonda, in particolare chi ha bisogno d’aiuto.

Il missionario aveva parlato di questa sorta di testamento spirituale, in un’intervista inedita ad Antonio Turco, membro della Comunità Nuovi Orizzonti Sicilia. 

Chi era e cosa faceva Fratel Biagio Conte

Fratel Biagio è scomparso a soli 59 anni, al termine di una difficile battaglia contro un cancro al colon: al suo funerale a Palermo hanno partecipato migliaia di persone, un segno dell’amore del popolo per questo missionario laico eremita.

Fratel Biagio è il fondatore della missione “Speranza e Carità”, che ogni giorno aiuta centinaia di bisognosi palermitani. Prima di fondarla ha attraversato un periodo di forte turbamento interiore, che lo ha portato a diventare eremita per un periodo della sua vita. Il missionario ha sempre vestito con abiti essenziali, ha ispirato la sua vita a San Francesco d’Assisi, ha praticato scioperi della fame e proteste plateali contro l’emarginazione die poveri. Ha offerto prove di coraggio al mondo intero. 

La preghiera secondo il missionario 

«Vedo tante persone scoraggiate – affermava Fratel Biagio nell’intervista ad Antonio Turco – come se avessero perso la speranza, la fiducia…ma no! Noi dobbiamo rispondere a queste prove, a questi momenti difficili con la gioia, ma sopratutto la preghiera». 

“Corriamo con i paraocchi”

«Io credo che dobbiamo ritornare a Dio – era il pensiero del missionario – questo è il messaggio prezioso. E anche tornare al nostro prossimo, al nostro simile, perché non abbiamo tempo per loro, corriamo, con i paraocchi non è giusto lasciare indietro i più deboli». 

La missione di ognuno di noi

Secondo Fratel Biagio «tutti noi abbiamo una missione da compiere, dalle istituzioni alla chiesa, dalle famiglie alle professioni. Non deve essere un lavoro personale, perché mi arricchisco e faccio il mio interesse. Anche la professione  è un dono, donarsi per il bene di questa società».

“Ri-entrate dentro i giovani”

Da qui l’esortazione del missionario: «Diamo una mondo migliore ai giovani. sono preoccupato molto. Loro sono la generazione futura che deve migliorare il mondo. Ma li abbiamo lasciati soli. Gli abbiamo dato un mondo solo esteriore, materialistico. Dobbiamo ri-entrare dentro  i giovani. Non più con quelle figure esterne che chiamano solo ad un confronto esteriore – se vesto meglio di te, come mi vesto, ecc -. E’ da dentro che dobbiamo ri-vedere ogni cosa e, da qui, ripartire. Ognuno deve fare la sua parte per costruire un mondo migliore».

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