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La vera vocazione di un cristiano? preparare la strada a Cristo

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 13/02/23

Ma se noi cristiani smettiamo di dare agli altri esperienze umane positive, impediamo loro di incontrare Gesù perché diventa per loro incomprensibile. 

Vangelo di martedì 14 febbraio (Ss.Cirillo e Metodio)

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.  Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. (Luca 10,1-9)

La suggestiva pagina del Vangelo di oggi in cui Gesù chiede di pregare per avere nuovi operai per il regno, e dove senza mezzi termini indica chiaramente la radicalità che i discepoli devono avere per potersi dire davvero Suoi, è anticipata da una piccola ma decisiva annotazione:

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

I discepoli sono mandati “davanti” Gesù a prepararne la strada. Sono coloro che anticipano la Sua venuta.

Mi piace pensare che la vera vocazione di un cristiano è preparare la strada a Cristo e mai sostituirsi a Lui.

In questo senso una vera amicizia, un vero amore, una passione vissuta fino in fondo, la gratuità di un aiuto, la dedizione verso chi ha bisogno, altro non sono che gesti preparatori alla venuta di Dio nella vita delle persone.

A noi viene chiesto solo di fare la nostra parte vivendo bene soprattutto la qualità delle nostre relazioni. Infatti se un padre è un buon padre aiuterà suo figlio a capire un giorno la paternità di Dio.

Se una madre è una buona madre aiuterà un giorno a capire la misericordia di Dio. Se un amico è un vero amico, aiuterà un giorno quella persona a capire la vicinanza di Dio. Se tu vuoi gratuitamente bene a qualcuno aiuterai quel qualcuno un giorno a capire la gratuità di Dio.

E potrei continuare così all’infinito. Ecco allora il valore di un discepolo: preparare con un’esperienza umana positiva la venuta di Gesù nella vita del prossimo.

Infatti noi siamo umani e abbiamo sempre bisogno di riferimenti umani per comprendere le cose, e anche Dio ci è comprensibile solo attraverso un riferimento umano.

Non a caso Dio si è fatto uomo in Gesù. Ma se noi cristiani smettiamo di dare agli altri esperienze umane positive, impediamo loro di incontrare Gesù perché diventa per loro incomprensibile. 

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