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Sei capace di stringere la mano a chi è in difficoltà?

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Just Life | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 14/02/23

Un cristiano dovrebbe sempre essere capace di questo tipo di grazia, dovrebbe saper sempre stringere la mano a chi si sente al buio.

Vangelo di mercoledì 15 febbraio

Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa. E lo rimandò a casa dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio». (Marco 8,22-26)

Gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.

Il Vangelo di Marco di oggi pone l’accento su una cosa importante nella nostra esperienza di fede: o Gesù è un’esperienza tangibile oppure rimane solo una vacua predica di buoni sentimenti.

“Toccare” è volere che la fede incida nella nostra vita per via esperienziale e non intellettuale. Chi soffre non ha bisogno di spiegazioni ma di aiuto concreto. Ecco perché Marco insiste su questa richiesta. E Gesù offre a quest’uomo proprio un’esperienza:

Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.

La prima cosa che Gesù offre a quest’uomo non è un miracolo ma l’accompagnamento (“preso il cieco per mano lo condusse…”). Molto spesso trascuriamo questa prima modalità della grazia di Dio che consiste nell’avere qualcuno che ti è vicino, che ti prende per mano e che ti aiuta.

Un cristiano dovrebbe sempre essere capace di questo tipo di grazia, dovrebbe saper sempre stringere la mano a chi si sente al buio.

Ma poi Gesù compie dei gesti di una concretezza quasi scandalosa (“dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani”).

Per noi cattolici questa concretezza la troviamo nei sacramenti. La Chiesa sa che non basta stringere una mano, poi gli va dato un aiuto concreto dove possa agire la potenza della grazia di Dio, e questo aiuto concreto sono i sacramenti.

Infine la guarigione avviene in due tempi, quasi a indicarci la gradualità. Infatti i veri cambiamenti, quelli che rimangono stabili si fondano sempre su una gradualità. Le cose troppo veloci a volte finiscono anche velocemente. 

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