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I cristiani chiedono che l’Iraq sia uno Stato laico

Bishops of Iraq

© Public Domain

Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 29/04/14

Grandi aspettative in vista delle prossime elezioni parlamentari nel Paese

“Vogliamo che il nostro Paese torni ad avere una situazione stabile, in cui tutti possano vivere in pace”, ha riferito l’arcivescovo Amel Nona, guida dei caldei di Mosul, nel nord dell’Iraq, mercoledì all’associazione umanitaria cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).

L’Iraq, ha aggiunto, deve trovare una via d’uscita alla situazione in cui si trova da 11 anni. “Gli iracheni sono stanchi di ciò che avviene nel Paese”. Come esempi, ha segnalato la situazione precaria della sicurezza cittadina, la corruzione, la situazione economica sfavorevole e l’emigrazione di persone con una buona formazione.

Anche il vescovo Saad Sirop Hanna, del Patriarcato caldeo a Baghdad, ha sottolineato l’importanza delle elezioni in una conversazione di mercoledì con ACS. “Gli occhi del popolo iracheno sono concentrati sulle elezioni. Per molti, sono la speranza di un futuro migliore”.

La direzione della Chiesa, ha proseguito il presule, esorta i fedeli a partecipare alle elezioni. “Il nostro compito consiste nel rafforzare la fiducia del cittadino cristiano nelle istituzioni pubbliche e nel migliorarle dal punto di vista dei diritti umani”. Secondo il vescovo, alle elezioni si presentano anche candidati cristiani. Da un lato nelle liste elettorali ci sono varie persone, tra le quali vengono eletti i deputati per i seggi riservati ai cristiani in Parlamento, sulla base del principio delle quote; dall’altro, si presentano cristiani in liste democratiche e liberali costituite da cittadini islamici e non islamici.

Il vescovo Hanna si mostra ad ogni modo poco ottimista circa l’interesse per le aspirazioni cristiane. “Tutti i partiti non cristiani hanno la propria agenda, caratterizzata da principi ideologici e religiosi. Questi partiti mancano di maturità civica e democratica. Sono così determinati dalla propria agenda che è molto difficile conciliarla con i principi e gli interessi della comunità cristiana”.

Secondo l’arcivescovo Nona, i cristiani hanno interessi molto fondamentali: “Come cristiani, ciò che vogliamo è un’autentica pace nel Paese, che si rispettino i diritti umani, che la popolazione possa vivere senza paura di diventare bersaglio di attacchi per il fatto di essere cristiana. Uno Stato laico sarebbe la soluzione. Mi riferisco a una Costituzione per tutti i cittadini e non solo per la minoranza”. Per il vescovo Hanna, il futuro dei cristiani dipende da una legislazione che rispetti i diritti umani e garantisca l’uguaglianza, la libertà e la dignità umana per tutti.

Le elezioni per i 328 seggi del Parlamento iracheno si celebrano in una situazione precaria a livello di sicurezza. Secondo i dati delle Nazioni Unite, il 2013 è stato l’anno più sanguinoso dal 2008, con 8.868 morti. Nel 2014 proseguono gli attentati. Fino alla fine di marzo sono morti in attentati 2.028 iracheni, ha riferito di recente l’ONU. I feriti sono stati migliaia.

Ultimamente sono state le contrapposizioni tra gli sciiti, maggioranza della popolazione nel Paese, e la minoranza sunnita nella provincia di Anbar ad avere conseguenze violente. Dalla fine dello scorso anno vi si verificano forti scontri tra il Governo centrale e gruppi sunniti radicali.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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