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Il giudizio universale dal punto di vista di un “imputato”

Che cosa accadrà con il Giudizio universale?

@DR

Berlicche - pubblicato il 08/07/15

Un gustoso racconto per riflettere...

Il giudice cercò di prendere fiato, e ne fu quasi spaventato. I suoi polmoni avevano funzionato male per parecchie decine d’anni. I suoi respiri erano stati rantoli, fino a pochi istanti prima. Ora sentiva l’aria scorrergli dentro, riempirgli il torace. Si guardò le mani. Non erano più gli artigli rinsecchiti e macchiati dall’età, ma mani da giovane. Come era possibile?

Ah, già.

Alzò lo sguardo. Ne aveva visti troppi, di tribunali, nella sua vita, per non riconoscerne uno.

Era il tribunale più alto. In effetti, era l’ultimo tribunale.

Ultimo in tutti i sensi, pensò il giudice. Qui niente appello o cassazione. Provò un senso di disappunto. Allora i cattolici dopotutto avevano ragione. Poi un senso di gelo. Se avevano ragione…
Quella sentenza, pensò. Tutto il resto forse me lo possono passare. Ma quella sentenza…

Guardò il Giudice, e il Giudice guardò lui.

Aspettano che sia io a parlare, pensò.

E che diavolo. Sono un esperto di giudizi, io. Conosco il diritto, e so qual è il mio.
“Sono sempre stato un bravo uomo rispettoso della legge, un giudice” esordì. Istantaneamente gli vennero in mente tutti quei piccoli sotterfugi, le migliaia di ipocrisie, le volte che cosapevolmente aveva volto le cose a suo vantaggio. Così non va, si disse. Non devo farmi influenzare dai ricordi, se no rischia di vedersi e influenzare il Giudice.
Doveva parlare della moglie? Non era il caso. Le era stato quasi sempre fedele, ma meglio non sollevare l’argomento per il momento.

“Ho lavorato duramente  in tutta la mia vita. Ho esercitato la carità verso i poveri e sono sempre stato comprensivo e d’aiuto per il prossimo. Ho fatto del mio meglio, su questo non ho dubbi.”

Si guardò attorno in cerca di applauso, ma pubblico non ce n’era. Solo un lieve luccichio, come le luci di milioni di barche lontane in una nottata afosa.

Davvero ho fatto del mio meglio?, si chiese. E gli tornarono alla memoria tutti i casi in cui così non era stato. Tutto ciò che aveva fatto gli sembrò poco, pochissimo rispetto a quanto avrebbe davvero potuto. Attento, si disse, non rimuginare, non devi dare l’impressione di dubitare di te stesso.

Il Giudice ancora non parlava. Aspettava ancora. Non aveva neanche formalizzato l’accusa.
Irritante.

“Vorrei sapere di cosa mi si accusa, se mi si accusa di qualcosa. Ero un giudice stimato, e ho la coscienza a posto.”
Ancora niente. E va bene, tiriamola fuori.

“Se ho emesso alcune sentenze che potrebbero essere…” esitò “…dispiaciute ad una parte della Chiesa si tenga conto che ero stato mal consigliato. Nei circoli che frequentavo un tribunale come questo non era pensabile, e quindi…” la voce gli morì in gola. In quell’istante capì, senza sapere neanche bene come, che quei luccichii distanti non erano il pubblico, ma coloro che avevano sofferto a causa sua. Delle sue decisioni. E che, assurdamente, non cercavano vendetta.

Se non cercano vendetta posso cavarmela, si disse.

“..quindi, io ho giudicato secondo coscienza. Ho preso la mia decisione perché era il mio ruolo, mi era chiesto di farlo, e perchè mi sembrava la decisione più saggia. Non mi si possono imputare colpe che derivano dal non conoscere fatti che non potevo certamente sapere.” Ma qualcosa dentro gli ribatteva: non è vero. Hai scelto in quella maniera perché volevi, perché avrebbe aiutato la tua carriera, perché volevi essere famoso e importante e sapevi che i tuoi amici, quelli importanti, non te l’avrebbero fatta passare liscia se avessi deciso altrimenti. Sapevi cosa sarebbe successo. Non tutto, ma in parte sapevi.

Per un attimo pensò di rimettersi alla clemenza della corte, ma scacciò subito l’impulso. Sarebbe stato interpretato come debolezza, mentre doveva accreditarsi come un giusto che era stato male consigliato.

“Ad ogni buon conto, toccava a me decidere, e ho deciso. E i giudizi emessi non si discutono.”
Il Giudice parlò. “Invece è proprio questo il mio compito. Io sono il Giudice dei giudici.”

E la sentenza fu emessa.

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