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Il tempo della donna (non senza gli uomini)

6 choses qu’une femme ne doit jamais faire pour l’homme qu’elle aime

© Shutterstock

Marie Brintet - pubblicato il 02/07/18

Questo è il tempo della donna? Per tre giorni filosofi, teologi, medici e storici riuniti dall’Institut Catholique di Tolosa hanno esplorato il mistero della donna nel tempo dell’umanità.

Che dire del rapporto della donna col tempo? Il tempo ha una dimensione finita, la donna è nell’immortalità. Eppure nel corpo della donna si trova inscritto un ritmo, durante il tempo della fertilità, su quello della luna e senza dubbio su quello di molte altre lune. Qualcosa in lei le ricorda che essa è parte dell’universo e che lei gli dà il suo senso. Dio ha creato la terra per darla agli uomini e non il contrario. Questa dimensione cosmica va studiata per entrare nel mistero della donna, questo cosmo che solo adesso comincia ad essere compreso dagli scienziati.


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La riflessione attorno alla donna (e non sulla femminilità), attorno alla sua vocazione così peculiare, di guardiana della vita, di sentinella dell’invisibile, è centrale in un mondo che non si sa più dove vada. A forza di combattere l’indeterminazione, non c’è più posto per la libertà e la responsabilità. Il transumassimo e il postumanismo sono àmbiti prevalentemente maschili. Il genio femminile deve ritrovare il proprio posto.

L’uomo non va senza la donna

Se la dimensione spirituale dell’umanità è più naturale nella donna, è perché questa è più in relazione con gli altri, è più facilmente in relazione con il Totalmente Altro. Una mamma parla al bambino nella sua pancia quando ancora non lo vede ma sa che lui è lì. Parlare a Dio è un po’ la stessa cosa. Questa dimensione relazionale e spirituale è unificante ed è stata lasciata in naftalina da troppo tempo, nelle nostre società occidentali. Essa deve essere annunciata ai nostri contemporanei con forza, gioia e speranza. Questa cosa passerà anzitutto dalle donne. Ma non senza gli uomini.


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Dall’atto creatore di Dio Amore l’uomo non va senza la donna, né la donna senza l’uomo. Il progetto del Creatore sull’uomo, di renderlo felice in una comunione eterna, non è cambiato. In due, «maschio e femmina egli li creò».




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Se la donna comprende da sé stessa chi è, essa lo comprende ancora più profondamente quando l’uomo glie lo rivela. C’è qui una dimensione di potenziale da spiegare. Erasmo diceva: «Non si nasce uomini, lo si diventa» (De pueris, 1529). Quest’affermazione è contestabile. Ciascuno nasce uomo o donna, ma è chiamato a diventarlo ogni giorno di più, compiendosi lungo l’arco della propria vita, fino all’età avanzata.

Due ritmi differenti

L’uomo e la donna si costruiscono nella relazione, ma con due ritmi differenti. Non attendersi dagli altri ciò che Dio solo può dare è l’inizio della felicità (o la fine dell’infelicità) sia nella vita consacrata sia nel matrimonio (due facce di un’unica vocazione, quella battesimale).




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Signore e Signori, permettete alle donne di essere “virili” (coraggio e forza mescolati) come santa Caterina da Siena; di avere una gran sete di Dio e di viverne (non solo di studiarla) come santa Gertrude di Helfta; di accettare la sottomissione al marito come ricettacolo di uno slancio d’amore che oltrepassa tutto, perché colui che obbedisce e colui a cui si obbedisce hanno uguale dignità, alla maniera di Adrienne von Speyr; di magnificare il matrimonio mettendosi al servizio della propria famiglia e del Regno come Maria Beltrame Quattrocchi. Queste non sono degli uomini.




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Oggi le donne subiscono violenze di ogni tipo, dal ventre materno – se hanno la sfortuna di nascere femmine – fino alla loro propria maternità. Quante sofferenze, quante ferite non conosciute e non riconosciute! Quante ragazze oggi sono amate per loro stesse e non come sollazzo sessuale? La donna-oggetto: è ora che tutto questo cambi. Quindi questo è il tempo della donna? Non lo credo: non più di quanto sia il tempo dell’uomo. Ma sono tanti quelli che desiderano un vero cambiamento. Ecco il messaggio del convegno di Tolosa per una nuova armonia tra i sessi, per una giusta cooperazione e un mutuo aiuto verso la santità.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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