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Discernere tra impegno e affanno: una lettera ignaziana d’incredibile attualità

Sztuka prowadzenia dyskusji wg św. Ignacego

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 10/04/19

Scritto un anno prima della sua morte, questo testo epistolare di sant’Ignazio di Loyola sbalordisce per la potenza che ancora ne promana. Quasi cinque secoli dopo, il lettore odierno vi trova riassunto l’essenziale di ciò che un uomo di buona volontà può credere e sperare quando si affida a Dio.

È una lettera per quanti credono che la potenza del Signore li accompagna in tutti gli atti della loro vita. Una lettera per quanti sperano, perché pongono in Dio la loro fiducia – un Dio che sa appagarli meglio di qualunque azione umana. Una lettera per quelli che vogliono imparare a ricercare in ogni cosa e in ogni momento la luce della sapienza divina. Così che essa dissipi le nostre paure e guidi i nostri atti facendo fruttificare in noi i doni di Cristo.

Mi sembra che lei debba risolversi a fare con calma ciò che può. Non si preoccupi di tutto, abbandoni invece alla divina Provvidenza quel che non riesce a compiere da sé. A Dio sono gradite la nostra cura e la nostra ragionevole sollecitudine per condurre in porto gli affari di cui abbiamo il dovere di occuparci. L’ansietà e l’inquietudine dello spirito non piacciono affatto a Dio. Il Signore vuole che i nostri limiti e le nostre debolezze trovino sostegno nella sua forza e nella sua onnipotenza; Egli vuole vederci credere che la sua bontà può supplire all’imperfezione dei nostri mezzi. Quanti si caricano di numerosi affari, anche con una retta intenzione, debbono risolversi a fare semplicemente quanto è in loro potere, senza affliggersi se non riescono a minimizzare tutto come vorrebbero. A condizione, beninteso, che abbiano compiuto tutto ciò che la natura umana può e deve fare secondo le indicazioni della coscienza. Se bisogna lasciare da parte certe ose, occorre armarsi di pazienza e non pensare che Dio si aspetti da noi ciò che noi non possiamo fare: Egli non vuole che l’uomo si affligga dei suoi limiti. Posto che si dia soddisfazione a Dio – cosa più importante che dare soddisfazione agli uomini – non è necessario affaticarsi oltremisura. Anzi, quando ci si è sforzati di fare il proprio meglio si può abbandonare tutto il resto a colui che ha il potere di compiere tutto ciò che vuole.

Piaccia alla divina bontà di comunicarci sempre la luce della Sapienza, perché possiamo vedere chiaramente e compiere fermamente il suo beneplacito, in noi e negli altri… così che accettiamo dalla sua mano ciò che ci manda, facendo attenzione alle cose più importanti: la pazienza, l’umiltà, l’obbedienza e la carità.

Che Gesù Cristo solo sia nelle nostre anime con i suoi doni spirituali. Amen.

Ignazio di Loyola (1491-1556)

[lettera del 17/11/1555]

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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