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Qual è il modo di vivere più vicino ai beati in cielo? Gesù lo ha rivelato a Luisa Piccarreta

Luisa Piccarreta

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don Marcello Stanzione - pubblicato il 16/10/19

Alla mistica avrebbe spiegato il "dono di Vivere nella Divina Volontà". Ecco di cosa si tratta

Leggendo le pagine del Diario della Serva di Dio Luisa Piccarreta, molti raccontano di sperimentare un’inspiegabile reazione. All’incomprensione o addirittura a un moto di ripulsa negativa, subentra un’attrazione quasi fascinosa. L’anima che si dispone ad accoglierne la luce, è come rapita nel Mistero in esse racchiuso. Dispiegandosi gradualmente la lascia, infatti, in una disposizione che prima non conosceva.

Questi scritti “lasciano Dio dentro” a quanti con docilità e apertura vi si accostano. Essi hanno un solo centro intorno al quale ogni cosa ruota: la «Divina Volontà», ossia la realtà stessa di Dio che si dona gratuitamente alla creatura come Amore che crea, redime e santifica.

Don Sergio Pellegrini, l’assistente spirituale dell’associazione Luisa Piccarreta P.F.D.V.,in una sua eccellente pubblicazione sulla santità nella “Divina Volontà” ha approfondito questo aspetto della spiritualità unica della Piccarreta.

Don Pellegrini dichiara che in Luisa emerge il concetto di una nuova santità. Se a Luisa Gesù rivela che il modo eterno della santità è una nuova santità che sorpassa tutte le altre forme di santità, questa affermazione richiede qualificazione. La vita mistica per molti versi è un fenomeno di esperienza soggettiva, ed è spesso oltre la nostra comprensione determinare oggettivamente la grandezza della santità di un individuo, ancor meno di paragonare una santità con un’altra.

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Paragoni tra diverse forme di santità

In realtà, Gesù rassicura Luisa che il dono di Vivere nella Divina Volontà non è tanto una chiamata alla santità personale, quanto una chiamata a santificare tutte le cose per la realizzazione del suo regno. Mentre è futile perciò fare confronti tra questa o quella santità, è giusto asserire che una forma di santità può essere più grande di un’altra quando la sua grandezza è determinata dalla natura intrinseca del dono, e non dalla fedele corrispondenza del ricevente a qualsiasi grazia Dio possa desiderare offrirgli, la quale corrispondenza Dio solo contempla.

E’ importante comprendere bene la Differenza tra “fare” e “vivere” nella Divina Volontà: considerando i modi divino ed eterno di preghiera ed azione, Gesù rivela a Luisa le espressioni, “fare la Divina Volontà” per intendere la prima e “Vivere nella Divina Volontà” per intendere la seconda.


Luisa Piccarreta

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Il modo di vivere più vicino ai beati in cielo

Egli afferma che “Vivere nella Divina Volontà” è il modello che è “più vicino ai beati in cielo” e con una distanza dal “fare la Divina Volontà” “come quella del cielo dalla terra”. La seguente analogia descrive questi due modi: il modo divino di preghiera è quello di una persona santa sulla terra che desidera pregare per le anime defunte in un cimitero. Per farlo, egli deve camminare da una pietra tombale all’altra per vedere chi è la persona per cui deve pregare, e poi pregare per quell’anima, un’anima alla volta.

Il modo eterno di preghiera è quello di uno che, desiderando di pregare per le anime di un cimitero, viene sollevato in un piano alto e osserva tutte le anime con gli occhi di un uccello per pregare per tutti concomitantemente. Vivere nella Volontà Divina è invitare l’operato eterno di Dio nelle nostre preghiere ed opere finite, opera che conferisce loro una qualità eterna, per cui tali preghiere esercitano un forte influsso su tutte le anime del passato, del presente e del futuro contemporaneamente.

“Ostia Vivente”

Il dono di Vivere nella Divina Volontà pone nell’anima la “Vita Reale” di Gesù. Questa Vita Reale è simile alla “Presenza Reale” di Gesù nell’Eucaristia, e si perpetua nell’anima che vive nella Divina Volontà.

Il Catechismoafferma che dopo che il fedele cattolico ha consumato l’Ostia consacrata, gli accidenti del pane rimangono in lui per circa 15 minuti, e poi vengono digeriti. Nell’anima che vive nella Divina Volontà, Gesù rivela a Luisa che nonostante che gli accidenti del pane consacrato siano consumati, la presenza di lui nell’Ostia consacrata viene perpetuata in quell’anima, costituendo così la sua Vita Reale. In questo modo, l’anima che vive nella Divina Volontà diventa un’ “Ostia Vivente”, cioè un altro Gesù che intercede per tutta l’umanità.

Nel messaggio degli scritti di Luisa:

– Il punto di partenza è ciò che la Divina Volontà è nella SS. Trinità;

– Il centro del Disegno è il Verbo Incarnato;

– E il punto di arrivo è il Regno di Dio mediante il dono del Divin Volere.


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“Era il mio Amore, erano le mie verità…”

Alla fine della sua vita, Gesù spiega a Luisa quello che ha fatto in lei nei primi tempi e come tutto quell’intensissimo lavoro della Grazia nella sua anima fu per prepararla a deporre in lei le verità della sua Divina Volontà dicendole:

“Figlia mia…, ciò che ha fatto il tuo Gesù era necessario al mio Amore e all’importanza di ciò che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà. Posso dire che doveva servire alla mia stessa Vita e a farmi compiere l’Opera della Creazione. Perciò era necessario che al principio di questo tuo stato usassi con te tanti stratagemmi d’amore; usai tante intimità con te, che ha dell’incredibile come Io giunsi a tanto e ti feci pure tanto soffrire, per vedere se tu ti sottoponevi a tutto, e poi ti affogavo con le mie grazie, col mio Amore, e ti sottoponevo di nuovo alle pene, per essere sicuro che tu non mi avresti negato nulla; e questo per vincere la tua volontà. Oh, se Io non ti avessi mostrato quanto ti amo, non ti avrei elargito tante grazie! Credi tu che era facile, che ti saresti sottoposta a questo stato di pena e per sì lungo tempo? Era il mio Amore, erano le mie verità, che ti tenevano e ti tengono ancora come calamitata in Chi tanto ti ama. Però, tutto ciò che ho fatto al principio di questo tuo stato era necessario, perché doveva servire come fondo, come decenza, decoro, preparazione, santità e disposizione alle grandi verità che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà. Perciò, degli scritti avrò più interesse Io che tu, perché sono i miei, ed una sola verità sul mio FIAT mi costa tanto, che supera il valore di tutta la Creazione, perché la Creazione è opera mia; invece la mia verità è vita mia, è vita che voglio dare alle creature; e lo puoi comprendere da ciò che hai sofferto e dalle grazie che ti ho fatto per giungere a manifestarti le mie verità sul mio santo Volere” (Vol. 36°, 19.05.1938).

Come si fa volontà di Dio

In conclusione attraverso Luisa Piccarreta Dio ha insegnato che per “fare” la sua volontàbisogna “vivere” nella Volontà di Dio, come un figlio che ama suo padre ed è da questi riamato. Chiunque può, attraverso i consueti piccoli gesti quotidiani, vivere nella Divina Volontà “come in cielo, così in terra” realizzando le parole dell’orazione del Padre Nostro, tanto caro a Luisa. La Divina Volontà è stata dunque il suo rifugio e la sua forza. La vita di Luisa però non si è fermata davanti alla “pietra del sepolcro”; il suo cammino è solo il primo anello a cui si agganceranno “stuoli di anime”.


Luisa Piccarreta

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