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Il sorprendente bacio di Dio che calma

Ash Wednesday

Philippe Lissac | GoDong

padre Carlos Padilla - pubblicato il 06/03/20

Conoscete i 3 pilastri per tornare all'essenziale?

La Quaresima è un tempo per tornare all’essenziale e mettere da parte le cose accessorie. Può essere la parte più difficile, perché il mio cuore resiste alla conversione, e la mia fede è debole.

Sono povero e fragile, incapace di scalare le vette più alte, quelle che sogno. Non ci riesco.

Penso alle ceneri che il Mercoledì delle Ceneri mi hanno messo sulla fronte… Non mi abbelliscono, mi segnano con un segno di morte, di vita. È il bacio dell’amore di Dio in questo cammino che inizio.

Prima c’è stato il fuoco, ora restano le ceneri. Quando me ne andrò resteranno le ceneri a indicare il cielo, segno di vita eterna. Le ceneri sono il tizzone di un abbraccio di Dio.

Bacia la mia piccolezza, la mia condizione, la mia vocazione, il mio cammino. Mi bacia e mi dice che mi ama, che crede in me. Per questo mi piace abbellirmi con le ceneri per non dimenticare da dove vengo e dove vado.

Per non dimenticare la mia condizione di figlio, di bambino povero, di vagabondo in cerca di verità. Per non dimenticare che sono fragile e non possiedo niente che sia mio.

Per non dimenticare l’amore di Dio che si abbassa sulla mia vita per dirmi che mi ama alla follia.

Quel cammino nel deserto della Quaresima inizia con un bacio sotto forma di cenere, un bacio di Gesù sulla mia fronte. E mi dice che mi ama.

Il bacio di Gesù è il bacio dell’amore più grande, dell’amore che non dimentica. Questo mi dà gioia e speranza all’inizio di questi giorni felici, giorni di luce.

Questo bacio mi parla di vita eterna. E mi dice di non temere. Che non mi succederà niente di male, anche se sto passando per il peggio che avrei potuto immaginare.

Preghiera, elemosina e digiuno

Gesù mi ricorda che ho bisogno di sostenermi su tre pilastri per non perdere la forza, per tornare all’essenziale e lasciare che il mio cuore si converta.

Mi chiede di condurre un’intensa vita di preghiera. La mia vita spirituale è così superficiale… Vivo fermandomi alla superficie delle cose. Mi manca profondità, non riesco a ottenere il silenzio.

Desidero una vita intensa con il Signore, con Maria. Una vita di riposo in Dio quando sento che il mondo con la sua forza mi porta da una parte all’altra.

Voglio che questo tempo di Quaresima sia un tempo di interiorità, di riposo in Dio, di pace nell’anima.

Allo stesso tempo mi chiede di curare la mia elemosina. Non quella che do in un gesto generoso offrendo quello che mi avanza. L’elemosina è un atteggiamento di vita. È vivere riversati sugli uomini.

Vivere pensando al mio prossimo e non tanto a me, a quello di cui ho bisogno. Presuppone il fatto di cambiare la mia domanda e di guardare negli occhi chi ha bisogno:

“Cosa vuoi che faccia per te? Di cosa hai bisogno? Per essere felice, perché la tua vita sia piena, perché ti senta accompagnato nel tuo dolore”.

L’elemosina mi decentra. È Cristo che soffre nel povero, in colui che non ha, in chi è solo, in colui che ha bisogno di me. Smetto di dare solo quello che mi avanza. Do anche quello di cui ho bisogno.

Vivo pensando agli altri, prendendomi cura della loro vita. Tutti disponiamo dello stesso tempo. Voglio essere generoso con ciò che è mio, donandolo a chi ne ha più bisogno.

All’inizio della Quaresima, infine, Gesù mi chiede di pensare al digiuno, ma che nessuno lo noti. Devo digiunare senza vantarmi, senza voler apparire.

Mi concentro tanto su quello che spicca, ma vedo volti, apparenze, non cuori. E Dio vede il mio cuore e conosce la verità che contiene.

Il mio digiuno è la rinuncia a quello che nella mia vita è un eccesso. Le reti sociali, la vita dissipata e superficiale che conduco, gli acquisti e le spese superflui. Il digiuno mi porta a smettere di sprecare la mia vita in cose poco importanti.

Digiunare da quello di cui non ho bisogno per vivere. Voglio vedere in cosa devo digiunare. Da quali cose devo distaccarmi. Posso smettere di fare quello che non mi aiuta a vivere per avere più tempo per Dio, per gli altri, per me stesso.

I tre pilastri sono uniti, come dice San Pietro Crisologo:

“Il digiuno è l’anima della preghiera, la misericordia è quello che dà vita al digiuno. Nessuno cerchi di separare queste cose, perché sono inseparabili. Chi pratica solo una di queste, o non le pratica simultaneamente, è come se non facesse nulla. Chi prega, quindi, digiuni anche, chi digiuna pratichi anche la misericordia. Chi desidera essere ascoltato nelle sue preghiere ascolti anche chi le chiede, perché chi non chiude le orecchie alle richieste di chi supplica apre le orecchie di Dio alle proprie richieste. Chi digiuna cerchi di comprendere il senso del digiuno: diventi sensibile alla fame altrui, se vuole che Dio sia sensibile alla sua”.

Le tre cose vanno unite. Sono complementari. Non si può capire una senza l’altra. Il digiuno mi apre alla fame altrui. La preghiera mi rende attento a chi mi chiede qualcosa. L’elemosina mi porta ad amare di più Dio in chi soffre.

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