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E se il coronavirus ci facesse tornare a guardare al cielo?

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Matej Kastelic|Shutterstock

Salvador Aragonés - pubblicato il 12/03/20

È giunto il momento di pensare un po' oltre e sapere che Dio è amore

In questo mese di marzo il mondo è sconvolto a causa del coronavirus che infetta centinaia di migliaia di persone in più di 120 Paesi.

Di alcuni sappiamo molto poco o niente per mancanza di statistiche o di controlli sanitari. A Lesbo, dove si accalcano decine di migliaia di rifugiati siriani che fuggono dalla guerra, è già stato registrato un caso.

Nel corso della storia, il numero delle pandemie è stato molto elevato. Quella principale è stata la peste nel Medioevo e nell’età moderna.

Molti santi hanno raggiunto gli altari per il loro impegno nella cura delle persone contagiate dalla peste o da virus o batteri mortali. Ai tempi di Gesù c’era la lebbra.

Oggi per via del coronavirus c’è chi vive senza speranza perché non ha fede. Nella civiltà attuale si ha una grande paura di vivere nel rischio: tutto dev’essere prevedibile e va toccato con mano.


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Fin dai tempi biblici, tuttavia, sappiamo che Dio invia agli uomini malattie, piaghe, ecc., chiedendo la loro conversione.

Dio è al di sopra dello spazio e del tempo, e non possiamo capirlo. I Suoi progetti sono imperscrutabili, e la saggezza dell’uomo è limitata.

Oggi la Borsa affonda, il prezzo del petrolio scende ai minimi, pregiudicando i Paesi produttori. Il turismo, le compagnie aeree e di trasporti, così come hotel e ristoranti, sono vuoti.

In molti luoghi non ci si può più spostare da una parte all’altra, chiudono scuole e università, gli sport si giocano a porte chiuse, la gente ha paura di uscire di casa.

In Vaticano, Papa Francesco deve apparire su uno schermo.

Molti vivono nell’incertezza, e con paura per il futuro proprio e della famiglia.

E Dio? Non è arrivato il momento di pensare un po’ più oltre e sapere che Dio è amore? Che aspetta un nostro atto di conversione nella Quaresima che celebriamo, in attesa della Pasqua di Resurrezione?

Non è arrivato il momento di rivolgere lo sguardo al cielo?


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Forse per Pasqua il virus sarà sotto controllo, perché Cina e Giappone hanno dimostrato che il coronavirus è controllabile, e si sa come isolarlo e fermare i contagi, con l’igiene personale ed evitando gli assembramenti.

Le autorità fanno bene a prendersi cura degli uomini e della salute pubblica, ma la Chiesa si occupa dell’anima e chiede all’uomo di volgere il suo sguardo all’infinito, a Dio, alla Vergine Maria, Madre Addolorata, ma anche Madre della Chiesa e dell’umanità.

“Volgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi”, diciamo nel Salve Regina.

Maria è la Madre Addolorata, ma allo stesso tempo Madre Gloriosa, che con Gesù ripete “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo”. E allora perché tanta paura del coronavirus?

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