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Il regime comunista cinese assedia delle suore fino a costringerle ad abbandonare il convento

CHINA'S FLAG WITH BARBED WIRE

gopixa/Shutterstock

Aleteia - pubblicato il 11/11/20

Suore in Cina ipervigilate fino a quando la polizia ha rimosso la croce principale dal convento, ennesimo attacco alla libertà religiosa

Il regime comunista cinese assedia delle suore fino a costringerle ad abbandonare il convento. A riferire l’ennesimo episodio di persecuzione religiosa nel Paese è l’équipe della rivista Bitter Winter, specializzata nel denunciare gli attacchi alla libertà religiosa in Cina.

L’organizzazione ha registrato una serie di attacchi morali sistematici che hanno portato otto suore della provincia di Shanxi ad abbandonare il loro convento. Le religiose hanno subìto intimidazioni persistenti da parte dei poliziotti locali, che le vigilavano invasivamente e le interrogavano in modo aggressivo e abusivo.

Di recente hanno ritirato dal convento la croce esterna principale, le croci interne e una dozzina di immagini sacre. Per le suore, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Una delle religiose ha dichiarato a Bitter Winter:

“I poliziotti ci hanno dichiarato ‘persone pericolose’ e ci assediavano. Ad esempio, ci hanno ordinato di scrivere tutto quello che avevamo fatto nella vita, fin dall’asilo, e di dire dettagliatamente tutto quello che avevamo fatto negli ultimi mesi. Volevano addirittura che ricordassimo la targa delle macchine che usiamo nei nostri viaggi!”

Le autorità hanno installato quattro telecamere di sicurezza nel convento e volevano metterne altre nella sala da pranzo, in cucina e nella lavanderia, ma le suore sono riuscite a impedirlo.

L’ipervigilanza della dittatura comunista cinese nei confronti dei cittadini supera i livelli del surreale.

La goccia d’acqua

Le suore hanno detto di aver tollerato l’ipervigilanza fino al momento in cui i poliziotti hanno ritirato la croce principale dal convento.

“La croce è un simbolo di salvezza. Toglierla è stato come toglierci un pezzo di carne. Se avessimo opposto resistenza, il Governo avrebbe demolito il convento”.

La rivista prosegue il racconto sulla base di quanto detto da una delle religiose:

“Hanno nominato tre persone perché ci osservassero, un poliziotto e due autorità locali. Entravano spesso nel convento per interrogarci sulle nostre attività, a volte anche di notte. Il Governo è arrivato a contrattare dei banditi per spaventarci. Sono arrivati a entrare in cucina per intimidirci, agendo in modo indecente. Chiedevano che mangiassimo con loro”.



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Una realtà di persecuzione purtroppo comune

E questo è solo uno tra i tanti casi.

Il 13 settembre, il regime cinese ha chiuso una chiesa cattolica a Shenzhou, nella provincia di Hebei, perché la comunità parrocchiale si è rifiutata di aderire all’Associazione Cattolica Patriottica Cinese (ACPC), un’entità che di cattolico ha solo il nome. In realtà, si tratta di una creazione del Governo comunista per controllare la Chiesa cattolica in Cina.

Un parrocchiano ha dichiarato che il Partito comunista oggi reprime la religione in modo ancor più rigido di quanto accadeva durante la famigerata “Rivoluzione Culturale” di Mao Tse Tung.

Lo stesso accade spesso in altre parrocchie che rifiutano di aderire all’ACPC. A settembre, uno dei casi è avvenuto nella città di Yotong, sempre nella provincia di Hebei. In quell’occasione, un fedele locale ha dichiarato che entrare in quell’entità “equivale a essere totalmente controllati dal Partito Comunista e ad essere strappati da Dio”.

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