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Come fanno gli angeli a comunicare tra loro?

ANGELS

© Fred de Noyelle / GODONG

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 25/02/21

Dio parla, parlano gli uomini… e gli angeli? Hanno anch'essi un loro linguaggio? Ecco la risposta luminosa di san Tommaso d'Aquino.

Se la Bibbia parla dell’esistenza di una società che si compone di angeli – cioè di esseri incorporei –, di quegli spiriti puri che sono i messaggeri di Dio, essa fa appena qualche laconico accenno ai rapporti tra gli angeli, senza fornire molti dettagli. Non desta stupore che la questione della comunicazione tra gli angeli appassioni teologi e filosofi fin dal Medioevo.

Gli angeli comunicano tra loro per via di linguaggio? Esercitano atti comparabili a quelli che tra noi esprimono la predicazione, l’insegnamento, la parola rivolta ad altri? Nel suo esteso pensiero teologico sugli angeli, san Tommaso d’Aquino (non a caso soprannominato “Dottore Angelico”) dà una risposta interessante.

Per lui si tratta di un linguaggio puro, cioè di un linguaggio che è esclusivamente “comunicazione”. Mentre gli esseri umani hanno bisogno di adottare molti tipi di segni, gli angeli – che non hanno/sono corpo – non utilizzano voce né parole, né le espressioni del viso o i gesti delle mani… Essi trasmettono semplicemente i loro pensieri connettendosi direttamente: da pensiero a pensiero. O, altrimenti detto, dirigendo i loro pensieri verso gli altri angeli che li ricevono nel loro spirito, senza ornamenti né emozioni. Ma come avviene?

Illuminazione che viene da Dio

San Tommaso d’Aquino spiega che nella comunicazione angelica c’è un’apertura spirituale dell’angelo che si dà a conoscere in tutta la sua generosità.

Ogni relazione sociale – spiega padre Serge-Thomas Bonino – implica un’apertura di sé all’altro, ma nel caso degli angeli si tratta di comunicare soltanto le conoscenze, e in particolare le conoscenze di/su Dio.

E non è una conversazione qualsiasi: per san Tommaso d’Aquino questa è l’illuminazione, una comunicazione che fa crescere la persona. L’illumina, come se intensificasse in lei la luce della conoscenza. È chiaro che non ogni comunicazione è arricchente: un fatto nuovo è, a priori, solo una informazione. Invece l’illuminazione è la trasmissione di una conoscenza che viene da Dio e che a Dio conduce. Gli angeli comunicano tra loro quel che sanno su Dio secondo un ordine gerarchico ben definito.

Quelli che sono più vicini a Dio – continua padre Bonino – attingono la luce divina alla sua fonte e poi la distribuiscono, di angelo in angelo, per trasmetterla finalmente da angelo a uomo, poiché l’angelo illumina i profeti i quali a loro turno comunicano agli uomini il messaggio che viene da Dio.

Per san Tommaso d’Aquino c’è dunque un fascio di luce che parte da Dio, passa attraverso tutta la gerarchia celeste e raggiunge finalmente l’uomo. Allora sì, gli angeli comunicano tra di loro ma unicamente con questo scopo: avvicinarsi a Dio e avvicinare l’uomo a Dio.

Conoscete attraverso queste immagini la gerarchia celeste:

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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