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“Il Maestro”, il film sul famoso pugile di Auschwitz

TADEUSZ PIETRZYKOWSKI, MISTRZ

Domena publiczna | fot. Robert Palka

Jolanta Tokarczyk - pubblicato il 10/04/21

Nei campi ha combattuto tra le 40 e le 60 volte, perdendo solo una volta. Quante vite ha salvato con le razioni extra di cibo che riceveva?

La vita stessa ha creato la storia del film Il Maestro, scrivendo le scene più difficili perché richiedevano il massimo coraggio. Spinto sull’abisso dell’inferno della II Guerra Mondiale e del campo di Auschwitz, un uomo è riuscito ad essere lì un raggio di speranza per i prigionieri.

Tadeusz «Teddy» Pietrzykowski

Tadeusz «Teddy» Pietrzykowski è stato un pugile leggendario dell’anteguerra. Era esperto nello schivare i colpi per via della sua tecnica di lotta, che consisteva nel dominare perfettamente la capacità di colpire dell’avversario.

La sua storia è servita come base per il film Il Maestro, diretto dal debuttante Maciej Barczewski. Gli ideatori presentano una parte sconosciuta della vita di uno sportivo che anziché dello sterminio è diventato un simbolo di speranza di vittoria.

Si è salvato la vita grazie ai combattimenti sul ring, ma ha anche lottato per il pane dei suoi compagni di prigionia. Prima che questo accadesse, però, ha vissuto molte cose, senza mai perdere la speranza.

TADEUSZ PIETRZYKOWSKI, MISTRZ

Prima della guerra, «Teddy» si era allenato nel Legia di Varsavia, sotto lo sguardo attento del famoso pugile Feliks Stamm.

La guerra costrinse Pietrzykowski ad abbandonare la sua carriera sportiva. Si coinvolse nella difesa di Varsavia e cercò di arrivare in Francia e di unirsi all’esercito polacco che si era formato lì, ma venne catturato e consegnato ai Tedeschi.

Il leggendario pugile di Auschwitz

Finì ad Auschwitz, dove ottenne la sua prima vittoria contro un kapò locale. Quella situazione gli fece capire che nelle circostanze in cui si trovava poteva fare di più. La lotta per il pane, per una razione extra di cibo, è diventata un simbolo della lotta per la vita.

Teddy non solo vinse il primo scontro e ottenne il premio promesso, del pane extra, ma non lo tenne per sé, condividendolo con i suoi compagni di prigionia e guadagnandosi così il loro rispetto.

Fu allora che gli venne in mente una cosa: avrebbe lottato su un ring improvvisato nel campo per razioni di cibo aggiuntive per sé e per i suoi compagni.

La giustapposizione della crudeltà di un luogo in cui una vita umana valeva meno di un pezzo di pane e le regole del “gioco pulito” sono agli estremi.

Nelle circostanze drammatiche del campo, risultò che gli aguzzini, che non davano alcuna importanza all’esistenza umana, rispettavano le regole dello sport. Erano forse stupiti dal coraggio e dalla capacità di un pugile a cui inizialmente nessuno aveva dato una possibilità di vittoria?

Come un Cristo crocifisso

Secondo varie informazioni, nei campi – Auschwitz, Neuengamme, Bergen-Belsen – il pugile combatté tra i 40 e i 60 incontri, perdendo solo una volta. Quante vite salvò con le razioni extra di cibo che riceveva? A quanti prigionieri ha dato speranza? È difficile dirlo.

C’è una scena del film in cui, dopo un altro incontro vittorioso, il campione torna nella sua baracca con del pane aggiuntivo, e la gioia dei suoi compagni di prigionia è infinita.

TADEUSZ PIETRZYKOWSKI, MISTRZ

In un’altra viene lasciato solo nel campo sportivo, legato a un baule, steso, come Cristo crocifisso sul Golgota. In una delle scene del film dice:

“Prima di nascere eravamo tutti angeli, ma poi siamo scesi sulla Terra, e ora pochi torneranno lì”. Si sa anche che il pugile conobbe il capitano Pilecki e padre Massimiliano Kolbe. Imparò da entrambi e non perse mai la speranza.

Dopo la guerra tornò in Polonia, ma le sue condizioni di salute erano così precarie che non poté portare avanti la sua carriera su un ring professionale. Si dedicò quindi a educare le giovani generazioni di pugili. Il leggendario pugile di Auschwitz visse 74 anni, morendo negli anni Novanta a Bielsko-Biała.

Il ruolo del pugile nel film Il Maestro è interpretato in modo brillante da Piotr Głowacki. Nel cast figurano anche Grzegorz Małecki, Marian Dziędziel, Marcin Bosak e Rafał Zawierucha.

TADEUSZ PIETRZYKOWSKI, MISTRZ

Anche se Il Maestro è un film difficile ed esigente, insegna allo spettatore molte lezioni preziose. A differenza di altre immagini riferite alla guerra e all’Olocausto, il film di Barczewski mostra non solo la via verso la morte, ma soprattutto quella verso la vita.

“Vuoi vivere”, dice un altro recluso a Teddy, e il pugile si rende conto di voler salvare anche la vita degli altri.

Anche nelle circostanze più tragiche, ci sono eroi silenziosi che mostrano forza e coraggio, rischiando perfino la propria vita per gli altri. Teddy ha fatto proprio questo, pur lottando contro il dolore, la paura, l’ira e la sete di vendetta.

Soprattutto, il suo coraggio e la sua decisione straordinaria in un luogo in cui non aveva diritto a queste cose sono una lezione preziosa per lo spettatore. Perché Teddy, senza curarsi del rischio, ha lottato per se stesso e per gli altri, e non tutti riescono a farlo.

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