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Stati Generali Natalità, Draghi: a luglio assegno unico per le famiglie

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Andrew Medichini / POOL / AFP

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 14/05/21

Il premier ha spiegato chi ne usufruirà e a partire da quando. Il presidente del Forum Associazioni Familiari De Palo: un provvedimento da studiare bene, ormai fare un figlio è diventato un lusso

Il premier Mario Draghi ha annunciato, a partire da luglio 2021, l’assegno unico per le famiglie, «una di quelle trasformazioni epocali su cui non ci si ripensa l’anno dopo», intervenendo agli Stati Generali della natalità. 

Durante l’evento che si è svolto a Roma, a cui ha preso parte anche Papa Francesco, Draghi ha spiegato che «Il Governo si sta impegnando su molti fronti per aiutare le coppie e le giovani donne. Al sostegno economico diretto delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale. Si può stare tranquilli per gli anni a venire, l’assegno unico ci sarà – ha aggiunto Draghi – dal luglio di quest’anno la misura entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari».

A chi andrà l’assegno

«Nel 2022 – ha proseguito Draghi, parlando della misura dell’assegno – la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti. Le risorse complessivamente a bilancio ammontano ad oltre 21 miliardi di euro, di cui almeno sei aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti di sostegno per le famiglie» (Agi, 14 maggio).

In un Paese in cui l’età mediana è 47 anni, la più alta d’Europa, servono misure «a favore di giovani, donne e famiglie, presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Queste – prosegue Draghi – includono la realizzazione di asili nido e scuole per l’infanzia, l’estensione del tempo pieno e il potenziamento delle infrastrutture scolastiche» (Avvenire, 14 maggio).

“Siamo qui per non rassegnarci”

«Noi siamo qui, oggi, perché abbiamo scelto di non rassegnarci. Non vogliamo rassegnarci a sentire o vedere donne costrette a scegliere tra il lavoro e la famiglia. Non vogliamo rassegnarci a vedere i nostri figli su Skype perché qui, in Italia, è impossibile realizzare i loro sogni. Non vogliamo rassegnarci alla magra e stupida consolazione di poter dire, tra dieci anni: “Ve lo avevamo detto”».  Lo ha detto Gigi De Palo, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, e promotore degli Stati generali della Natalità.

“Fare un figlio è diventato un lusso”

De Palo ha posto alcune domande alla platea di autorità presenti: «Che cosa può accadere se nascono meno bambini? Perché dovrebbe toccare le nostre vite? Meno siamo e meglio stiamo. O no? Purtroppo no. E non è solo una questione demografica. Lo sarebbe se le donne italiane non volessero, lo dicono tutti i dati, due figli e invece ne fanno in media solo 1,24. Lo sarebbe se l’80% dei giovani italiani, come mostrato da uno studio dell’Istituto Toniolo pubblicato qualche anno fa, non avesse risposto: vorrei due o più figli». 

«Ecco, allora – ha continuato – che la natalità diventa una questione più grande. Un tema che ha che fare con i desideri e i sogni degli italiani. Nessuno escluso. Ormai fare un figlio è diventato un lusso, se è vero che è una delle prime cause di povertà. Ma come può diventare fonte di povertà la nascita di un bambino? Un tempo era ricchezza (Leggo, 14 maggio)

Un percorso che aiuta le famiglie a “vivere meglio”

«Oggi inizia un percorso, che non si chiude» e che, seguendo le tre direttrici indicate da Papa Francesco – primato del dono, solidarietà strutturale e sostenibilità -, vuole aiutare tutte le famiglie d’Italia a “vivere meglio”, dando sostegno soprattutto alle donne, ha evidenziato De Palo, in un’intervista a Vatican News (14 maggio), a margine dell’evento.

Il presidente del Forum delle Associazioni Familiari, ha dichiarato che «l’assegno unico si faccia bene, come ha detto il premier Draghi. Si deve fare bene. Non è importante né il quando, perché tanto le risorse sono retroattive, né il come. L’importante è il quanto, cioè importante è che nessuno ci perda e tutti ci guadagnano».

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