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Cieco e divorziato: «Quando ho risentito Dio, ho superato i miei traumi»

Flickr/Tom Conger/CC

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 16/02/22

Testimonianza di fede di un uomo approdato a "La Casa", la comunità per separati e divorziati di don Eugenio Zanetti a Bergamo

Cieco, divorziato, dopo un matrimonio vissuto con sei anni di alti e sopratutto bassi cambia vita grazie alla fede. E’ il Signore il vero antidoto al dramma di un «fallimento» nella vita di Michele (per motivi di privacy usiamo un nome di fantasia). La sua storia è raccontata da don Eugenio Zanetti in Dopo l’inverno” (edizioni Ancora), il volume che raccoglie le testimonianze dl alcune delle persone che approdano nella sua comunità “La Casa“, a Bergamo, per superare i traumi della separazione e del divorzio.

«Nel 1988 dopo un anno e mezzo di fidanzamento mi sono sposato – racconta Michele – ho conosciuto mia moglie grazie al mio lavoro: infatti lei è impiegata e io centralinista nella stessa azienda. Il mio lavoro di centralinista è riservato a persone invalide: io sono non vedente».

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Michele lavora come centralinista in un’azienda, in un posto di lavoro apposito per non vedenti.

Il fidanzamento, ricorda, è stato «un bel periodo, per me in modo particolare perché, nonostante il mio handicap che allora non era totale (avevo ancora un residuo visivo che mi permetteva di essere abbastanza autosufficiente), mi sentivo amato e accettato per quello che ero. Arrivammo così alla decisione di sposarci, stavamo bene insieme e ci sembrava naturale iniziare una vita a due».

Arriva il matrimonio tra entusiasmo, voglia di formare una famiglia, passione. Ad un tratto, però, «ci siamo trovati ad affrontare le difficoltà quotidiane senza una vera preparazione. Mi ero reso conto che tra noi mancava qualcosa di profondo, soprattutto la presenza di Dio e della preghiera. Ma lasciavo che le cose andassero così giorno dopo giorno e non mi decidevo mai a parlarne con mia moglie a causa di una certa mia immaturità. Mi dicevo: “Ma sì, cosa vuoi di più, dopotutto abbiamo la nostra bella casa, tutti e due lavoriamo, godiamo di una certa tranquillità economica…”. E andavo avanti così ignorando che prima o poi inevitabilmente sarebbe arrivata la crisi».

Nel 1994, dopo sei anni di matrimonio, il rapporto entra in crisi, peggiorando ulteriormente man mano che passa il tempo. «Ma io, come sempre, non volli affrontare la situazione pensando che le cose si sarebbero sistemate. Ad agosto mia moglie mi disse che voleva separarsi ma io non volevo crederci, mai avrei pensato che la donna che amavo e che avevo sposato avrebbe fatto una scelta del genere».

Il 15 settembre arriva la lettera dell’avvocato della moglie. «Dopo due mesi dovetti a malincuore lasciare la casa che avevamo costruito per un futuro insieme e tornai in quella materna». Il 17 febbraio ci fu la sentenza di separazione. «E cominciò per me un periodo difficile in cui misi in discussione me stesso e tutte le scelte fatte». Ma in questo periodo successivo al divorzio, la fede e il Signore erano ancora lontani da Michele.

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Una delle più grandi difficoltà è che lavorando nella stessa azienda Michele è costretto a sentire spesso, per lavoro, la sua ormai ex moglie. «La cosa mi faceva soffrire molto perché ci trattavamo come due estranei, senza neanche un saluto». Poi però qualcosa cambia. «Dopo circa due anni le nostre telefonate furono meno distaccate e un po’ più cordiali, in una di queste mia moglie mi chiese un incontro, io acconsentii. Con mia grande sorpresa mi chiese di provare a tornare insieme. La cosa mi fece un immenso piacere anche perché ancora provavo dei sentimenti nei suoi confronti».

Allo stesso tempo, Michele non è entusiasta della “nuova” vita sotto lo stesso tetto con i genitori. Si sente un peso e il ritorno della moglie gli permette anche di scrollarsi di dosso questo “fardello”. «Il tornare a vivere con mia moglie mi pareva la soluzione al mio problema di dipendenza dai familiari, così accettai la sua proposta incondizionatamente. Inizialmente ci frequentavamo come fidanzati con l’obiettivo di ritornare in seguito a vivere insieme nella nostra casa».

Dopo circa sei mesi, Michele si rende conto «di non avere più fiducia e stima di lei come all’inizio. Vi lascio immaginare il crollo che ebbi dopo questo fallimento. Il risentimento che mia moglie provava nei miei confronti la spinse alla richiesta di divorzio. Ricordo ancora benissimo quel giorno, era venerdì 21 marzo 1998 e attraverso una fredda telefonata sul lavoro mia moglie mi comunicò la sua decisione. La sera a casa piansi perché capii che con questo gesto lei voleva cancellarmi dalla sua vita, ma niente e nessuno può cancellare quello che ci siamo promessi davanti al Signore».

C’è da aggiungere a tutta questa sofferenza la dura realtà della sua malattia, che si era nel frattempo aggravata e che lo avrebbe portato in poco tempo a diventare cieco. Provvidenziale la conoscenza del gruppo “La Casa” e di Don Eugenio Zanetti. Grazie a loro ha riscoperto la fede, che lo ha aiutato a superare i traumi di malattia e divorzio. «Con l’aiuto fondamentale del Signore, della preghiera e degli amici che compongono questo gruppo, amici ai quali per nulla rinuncerei, ho finalmente trovato la serenità che cercavo, necessaria per rivedere i sei anni del mio matrimonio e per riconoscere anche i miei errori».

Tra questi, riconosce ora Michele, l’aver trattato con troppa leggerezza argomenti come i figli, la fede, la relazione di coppia e le proprie libertà, senza che nessuno dei due esprimesse in modo concreto il proprio parere. La serenità ritrovata, inoltre, lo ha aiutato anche ad avere un dialogo migliore con la sua ex moglie. «Ho trovato anche la forza, l’energia interiore per portare la croce della mia malattia. Così che i tasselli del mosaico, uno a uno, poco alla volta, stanno tornando al loro posto».

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