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Si può peccare per sbaglio?

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Rocketclips, Inc. | Shutterstock

Philip Kosloski - pubblicato il 14/03/22

Diciamo “cadere nel peccato”, ma per essere colpevoli dev'esserci sempre una libera scelta

Nel linguaggio parlato, soprattutto anglofono, i cattolici dicono spesso di “cadere nel peccato”. Se considerata letteralmente, potrebbe sembrare che questa espressione indichi che in qualche modo “ci ritroviamo” nel peccato, senza neanche renderci conto che ha avuto luogo.

È come se cadessimo in una buca di peccato non guardando dove stiamo andando.

In questa affermazione può esserci un po’ di verità. Possiamo essere portati a peccare in modo inaspettato attraverso le nostre azioni.

Ad esempio, magari abbiamo visto una pubblicità osé navigando su Internet, e abbiamo cliccato accidentalmente lì. Inizialmente non siamo colpevoli se abbiamo premuto il tasto per sbaglio, ma se scegliamo di rimanere su quel sito e di interagire con il contenuto del sito web, allora commettiamo un peccato.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega come alla base di ogni peccato grave ci sia una libera scelta.

“Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio”.

CCC 1861

e anche

“Scegliere deliberatamente, cioè sapendolo e volendolo, una cosa gravemente contraria alla Legge divina e al fine ultimo dell’uomo è commettere un peccato mortale. Esso distrugge in noi la carità, senza la quale la beatitudine eterna è impossibile. Se non ci si pente, conduce alla morte eterna”.

CCC 1874

Dall’altro lato, l’ignoranza non intenzionale può rimuovere la colpa, soprattutto se si è trattato davvero di un incidente, e non di qualcosa che volevamo commettere.

“L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”.

CCC 1860

Dio ha inscritto l’ordine morale nel nostro cuore, e quindi anche se non conosciamo tutte le leggi della Chiesa o perfino i Dieci Comandamenti, possiamo comunque avere un senso innato di ciò che è bene e male.

Sta alla nostra coscienza al momento del peccato sapere se la nostra è stata una libera scelta o un’ignoranza involontaria.

Cadere nel peccato può essere possibile, ma se pecchiamo davvero contro Dio, la nostra azione dev’essere libera e non qualcosa che facciamo per sbaglio. Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni, e se abbiamo l’abitudine di peccare dobbiamo liberarci da questa dipendenza e sperimentare la splendida misericordia di Dio.

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