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Dio non chiude la porta a nessuno! E voi, come trattate gli altri?

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Catholic Link - pubblicato il 15/03/22

di Fernando Merino

Ricordo che era l’estate 2013 e mi trovavo fuori da una delle più famose discoteche dell’Argentina. Ero andato lì con sette amici per trascorrere una serata di festa. Avevo i jeans, una camicia nera a maniche lunghe, la barba rasata e i miei capelli rasta.

Abbiamo fatto la fila per vari minuti, ma al momento di entrare il buttafuori mi ha guardato bene e ha detto che non potevo entrare, che era in svolgimento un evento privato.

Ovviamente non lo era, c’era moltissima gente ed era un giorno come tanti. In quel momento ho provato varie cose. In primo luogo mi sono sentito del tutto rifiutato, come se la mia apparenza non arrivasse allo standard minimo necessario per varcare quella porta.

Ho anche provato collera per la disumanità e l’ingiustizia che stavo subendo. Non era giusto. E infine mi sono vergognato molto, sono stato oggetto di tanti sguardi delle persone che erano in fila e mi sono sentito umiliato.

Condivido con voi questo episodio della mia vita perché credo che a volte come cristiani possiamo chiudere la porta a molta gente. A volte possiamo funzionare come un club privato con un buttafuori alla porta che ha una lista di requisiti che impediscono l’ingresso a chi non vogliamo che stia con noi.

La cosa peggiore è che a volte, senza volerlo, lo facciamo in nome di Dio, come se Egli stesso fosse come quel buttafuori che quella notte mi ha impedito l’ingresso.

È per questo che vi propongo di pensare a tre tipi di persone che meritano che la nostra porta sia sempre aperta.

1. Persone che non la pensano come noi

A volte ci imbattiamo in persone che la pensano diversamente da noi, che hanno un atteggiamento religioso o una preferenza politica diversa dalla nostra. Vi viene in mente qualcuno?

In questi casi, anziché permettere un dialogo basato sulla voglia di trovare somiglianze o cause comuni, usiamo parole o espressioni che chiudono automaticamente la porta a qualsiasi possibilità di fraternità.

Molte volte estrapoliamo dal contesto qualche testo biblico e lo usiamo per giustificare i nostri attacchi o gesti poco fraterni, dimenticando che Gesù, il culmine della rivelazione, è venuto a insegnarci che siamo fratelli e dobbiamo amarci fino all’estremo.

2. Persone che hanno commesso un errore

A volte nelle nostre comunità, movimenti o parrocchie mettiamo da parte le persone che hanno commesso qualcosa che non ci è piaciuto.

Quante ragazze che sono rimaste incinte hanno dovuto lasciare le proprie comunità perché è stato detto loro che non erano buoni testimoni, o quante persone divorziate sono dovute andar via perché non rispettavano gli standard delle coppie ideali!

Gesù ci insegna a diventare ospedali da campo, a lasciar cadere le pietre, a toglierci il costume da giudice per diventare una possibilità di forza, guarigione e speranza per i nostri fratelli, soprattutto per quelli che ne hanno più bisogno.

3. Persone che non sono “gradite a Dio”

A volte come cattolici abbiamo una lista di persone che consideriamo “non gradite a Dio”, come se avessimo la potestà di scegliere chi è e chi non è sulla lista, che per Dio non esiste affatto.

All’epoca di Gesù, la gente pensava che i disabili, gli stranieri e i lebbrosi fossero sgraditi a Dio, puniti da Lui, e per questo li teneva lontani, esclusi, nelle periferie esistenziali del popolo ebraico.

Gesù, nella Sua rivoluzione dell’amore, non solo è andato a dire alle persone escluse che era non era vero che fossero sgradite a Dio, ma contro ogni pronostico ha detto loro che erano le preferite, quelle sulla lista VIP, quelle che sarebbero state in prima fila per ricevere il Suo abbraccio.

Alla mensa dell’amore c’è posto per tutti!

Gesù invita tutti perché nessuno resti fuori. Magari quando qualcuno ha bisogno di un abbraccio di Dio non si trovasse di fronte un buttafuori che gli impedisce l’ingresso dicendo che è un evento privato, solo per un’élite, per degli eletti, per chi è perfetto, ma trovasse un Padre, uno che sta aspettando alla porta e che quando vede che Suo figlio si avvicina chiede ai servi di preparare il banchetto migliore, perché oggi ci sarà un commensale in più!

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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