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Valeria, nata con un “cuore a metà”, ha vinto la battaglia per diventare mamma

MADRE, NEONATO, PARTO

Di FamVeld|Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 04/04/22

La straordinaria storia di Valeria, oggi mamma felice di una bambina, che nata con un unico ventricolo è riuscita grazie ai progressi fatti negli ultimi anni dalla cardiochirurgia, a vivere una vita normale e a portare a termine la gravidanza

Storie di vita (stra)ordinaria

Sul sito dell’Ospedale Niguarda di Milano è stata raccontata la storia di Valeria, una paziente molto speciale perché è nata in questo nosocomio 30 anni fa con una grave malformazione cardiaca: il cuore univentricolare. E sempre qui ha dato recentemente alla luce la sua bambina.

Lo stesso cardiologo

Ma le singolarità di questo caso non sono finite: infatti il cardiologo che l’ha curata da bambina è lo stesso che l’ha seguita nel corso di tutta la gravidanza. Vediamo di capire cosa è il cuore univentricolare.

HEART

Cuore univentricolare

La nostra pompa che, nel corso della vita si contrae mediamente tre miliardi di volte, è costituita da due ventricoli, il destro che raccoglie il sangue venoso, povero di ossigeno, da tutto il corpo e lo invia ai polmoni per ossigenarlo;

il sinistro che riceve dai polmoni il sangue ossigenato e lo distribuisce attraverso le arterie a tutti gli organi per soddisfare le loro esigenze metaboliche. (ospedaleniguarda.it)

Neonati con il cuore univentricolare

Nel caso di Valeria, uno dei 2-3 neonati ogni 1000 che presenta questa malformazione, il cuore alla nascita era invece costituito da un unico ventricolo che doveva provvedere ad entrambi i compiti: possiamo dire che la sua pompa funzionava con un unico cilindro.

I sintomi della malformazione

Poco dopo la nascita questa situazione si manifesta con una respirazione sempre più difficoltosa, la cianosi I (il colore bluastro della pelle e delle labbra), le infezioni polmonari e il rallentamento della crescita. (Ibidem)

I progressi della cardiochirurgia

Fino agli anni 80 la prognosi di questi neonati era molto sfavorevole, e la loro prospettiva di vita nettamente ridotta.

Valeria fortunatamente ha potuto beneficiare degli straordinariprogressi che intanto la cardiochirurgia aveva compiuto, e come racconta lei stessa:

(…) ci sono voluti diversi interventi correttivi, l’ultima operazione a 5 anni è stata determinante.

(ospedaleniguarda.it)

L’intervento fondamentale per il cuore univentricolare

Infatti è più o meno a quell’età che si procede all’atto chirurgico fondamentale che permette, permanendo un unico ventricolo, la separazione fra le due circolazioni: quella verso il polmone e quella indirizzata agli organi.

La gravidanza prima dei 30 anni

Effettuato questo intervento Valeria ha potuto quindi condurre una vita sostanzialmente normale, come è sempre lei a testimoniare:

Le uniche raccomandazioni erano e rimangono per l’attività fisica, devo evitare gli sport che richiedono sforzi intensi. So regolarmi, perché so bene quali sono i limiti del mio cuore. Inoltre mi è sempre stato ricordato che, sempre per via del cuore, la gravidanza era meglio programmarla prima dei 30 anni. Ormai ne avevo 29.

(Ibidem)

Valeria aspetta una bambina

Una volta presa la decisione la giovane ha la fortuna di rimanere subito incinta, incamminandosi su un percorso fatto di frequenti controlli ed esami accurati. L’ecografia esclude il rischio che la bambina sia portatrice della sua stessa malformazione.

Il parto cesareo

Quindici giorni prima del cesareo programmato, Valeria viene ricoverata in reparto per il timore nutrito dal cardiologo di un forte affaticamento in gravidanza avanzata.

Le contrazioni iniziano prima del termine fissato, e così viene anticipato l’ingresso in camera operatoria:

La figlia pesa 2,4 chili e sta bene

Dopo qualche ora è nata una magnifica bambina di 2,4 chili. È stata qualche giorno in terapia intensiva, ma senza particolari allerte. Devo dire grazie a tutto il personale che mi ha seguito: tutti i medici, gli infermieri, le ostetriche e anche l’anestesista (citato per nome NdR.).  

(ospedaleniguarda.it)

“Senza l’anestesia non avrei potuto assistere alla nascita della mia bambina”

Ci chiediamo il perché di un ringraziamento speciale a quest’ultimo. La risposta è nell’ultima parte dell’intervista che si chiude simpaticamente con:

(..) è riuscito a farsi strada tra i miei tatuaggi sulla schiena per somministrarmi la peridurale nel punto giusto. Ha fatto la differenza, perché senza l’anestesia totale ho potuto assistere alla nascita della mia bambina.

(Ibidem)

Il cuore univentricolare: un pistone solo, coraggio doppio!

Un finale degno di una mamma speciale – impiegata e a 4 esami dalla laurea specialistica in Relazioni Internazionali –  per il coraggio di aver voluto trasmettere la vita nonostante i rischi di un cuore con un pistone solo.     

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