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Cosa accade all’amore quando il sesso diventa un mito?

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TITANIC

© 1997 - Paramount Pictures

Orfa Astorga - pubblicato il 14/04/22

Non sempre un'azione spontanea e sincera è vero amore. “Titanic” ci serve da esempio per parlarne ad Aleteia

Qualcosa risulta verosimile quando non entra in totale contraddizione con quella che viene considerata la realtà. Le argomentazioni per vendere in modo illecito la più perfetta imitazione di un gioiello lo descrivono come autentico, esaltandone brillantezza, trasparenza, bellezza… Sono argomentazioni così verosimili che il compratore può essere tratto in inganno.

Nel film Titanic, due giovani che si sono appena conosciuti si innamorano e vivono varie peripezie, e al culmine di una situazione estrema hanno rapporti sessuali. In seguito l’uomo muore come eroe. Decenni più tardi, la ragazza di allora, ormai anziana, lo ricorda ancora innamorata, gettando in mare un gioiello in suo ricordo.

Molti giovani, purtroppo, sono ingannati da una presunta liberazione sessuale basata sul culto della spontaneità e della sincerità.

L’obiettivo della scena di sesso è identificare l’amore con il lasciar andare a briglia sciolta quello che in una “mentalità moderna” disconosce i limiti morali propri della sessualità umana. Questa stessa mentalità sminuisce qualsiasi limite, indicandolo come fonte di inibizione e repressione.

La liberazione sessuale si presenta così avvolta nella magnificenza di un film impressionante e costoso.

Visto che la storia termina con l’affondamento della grande nave e la morte eroica dell’innamorato, potremmo porci alcune domande:

Cosa sarebbe accaduto se non si fosse verificata quella catastrofe?
L’eroina sarebbe rimasta incinta?
Sarebbero diventati sposi fedeli e genitori virtuosi?

Avrebbero vissuto una relazione di donazione piena e totale fino all’abnegazione e al sacrificio per il resto della loro vita?

Queste domande potrebbero nascere nella mente degli spettatori in un logico atteggiamento critico di quella scena in particolare.

Ma no, non sorgeranno, perché la scena di sesso viene presentata con una presunta “spontaneità e sincerità” tale che, anche quando non corrisponda alla verità dell’amore umano, filtra nella mente dello spettatore come qualcosa di autentico, e quindi di positivo, lasciando così lo spettatore senza il diritto di emettere un giudizio di valore.

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E se si chiedesse agli spettatori quanto potrebbe essere profondo il legame affettivo contratto dai giovani avventurieri, espresso sessualmente in una situazione estrema secondo la storia del film? La risposta è che qualcosa “così bello” doveva necessariamente contenere la nota per “per sempre”, vivendo felici per tutta la vita.

Ovviamente lo sceneggiatore l’ha voluta vendere in questo modo, per cui, come nota di verosimiglianza, alla fine della pellicola la ragazza ormai anziana getta in mare un gioiello in ricordo dell’amato.

Ciò che è certo è che la buona fede, la spontaneità e la sincerità non sono prova della verità, e quindi sono compatibili con l’errore. Lo testimoniano tante storie d’amore che hanno spezzato dentro le persone, come se, ingannate, avessero comprato come autentico un gioiello che si è poi rivelato falso.

Che sia verosimile non vuol dire che sia vero

E la verosimiglianza nella scena sessuale?

La verosimiglianza “nei fatti” è senz’altro abilmente confezionata con la sincerità e la spontaneità dei personaggi, ma verosimiglianza e verità non sono la stessa cosa. La verosimiglianza è un ornamento che la verità condivide con l’errore.

Detto in altri termini, se l’errore non fosse tanto verosimile, chi sbaglierebbe?

Quanto alla verità che si cerca di sostituire con la verosimiglianza, la sessualità non appartiene solo al campo della biologia o della fisiologia. La sessualità umana, senza smettere di esserlo, senza perdere la sua componente fisica, raggiunge l’uomo nella sua massima dignità perché lo qualifica profondamente nella sua totalità e l’esprime in un vincolo coniugale indissolubile, fedele e perpetuo.

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