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La memoria della morte ci dona una vera “prontezza” alla vita

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Vladimir Borovic | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 24/08/22

"Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà". Senza il pensiero della morte viviamo con un delirio di onnipotenza che calpesta tutto e tutti.

Vangelo di giovedì 25 agosto

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.
Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l’aspetta e nell’ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.

(Matteo 24,42-51)

Abbiamo una tecnica infallibile per non pensare al fatto che su questa terra siamo solo di passaggio: non pensare in nessun modo alla morte. Qualche pensatore ha teorizzato che la maggior parte della vita è il tentativo di esorcizzare la paura della morte e l’angoscia che produce. Il Vangelo di oggi sembra invece scoprire le carte e portare alla luce ciò che vorremmo nascondere nella cantina del nostro inconscio:

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.

È ovvio che Gesù non ci sta chiedendo di lasciarci evangelizzare dalla paura della morte ma di ricordarci di essa per vivere la nostra vita con “prontezza”, cioè godendo e vivendo tutto in maniera unica e intensa, senza abbassare la guardia. Infatti quando ci si dimentica della morte si vive con un delirio di onnipotenza che ci fa calpestare tutto e tutti. Ma se solo ci ricordassimo che un giorno che non conosciamo moriremo tutti, allora confideremmo meno nel posto che occupiamo, nei titoli che ci fregiamo, nei beni che accumuliamo, del rancore che coviamo. La memoria della morte ci ridimensiona.

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