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Nel ricordo del beato don Pino Puglisi…per noi preti

PINO PUGLISI

Andreas SOLARO / AFP

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 21/09/22

Una riflessione di don Fortunato di Noto, fondatore dell'Associazione Meter, sui sacerdoti martiri di ogni tempo

Tanti i preti uccisi in odio alla fede dalla mafia e tanti altri per futili, talvolta banali, o “seri” motivi, ma permettetemi di dire: uccisi in odio all’amore che promanavano con la loro testimonianza evangelica.

Da Padre Pino Puglisi (Beato), don Peppe Diana, Padre Lazzaro Longobardi a don Roberto Malgesini, don Renzo Beretta…. e tutti gli sconosciuti nei nostri territori, spesso isolati e malgiudicati perché hanno superato il clericalismo e stanno in mezzo al popolo di Dio. Preoccupa quando gli odiatori seriali sono dentro la nostra casa (la comunità ecclesiale). Del resto l’appello, l’invito, il sognio di Dio è: amate i vostri nemici, i vostri persecutori, Perdonate. E questo accade. Che grazia di Dio.

Numerosi sono anche i preti vittime di stragi, vittime di nazifascismo e ideologie reazionarie del secolo scorso, ma anche tanti preti uccisi da criminali partigiani, anarchici, marxisti-leninisti ammiratori dell’allora trionfante stalinismo e delle sue stragi.

L’odio per i rappresentanti della Chiesa cattolica che parlano e agiscono contro le mafie non si è attenuato. Neanche oggi.

Nemmeno la ferocia. Continua una sorta e anche ‘sottile’ rifiuto per chi annuncia il Vangelo, per chi promuove la vita, fin dal suo concepimento, per chi denuncia con forza e profeticamente gli abusi, i soprusi. Per chi è per la pace e la famiglia, per chi sta dalla parte dei poveri contro i corrotti e gli sfruttatori. Per chi annuncia la pace senza compromessi, per chi ama il creato e le sue creature.

Non solo preti, ma anche famiglie, giovani, anziani, malati: quanti testimoni, silenziosi che fanno un gran rumore, gridando che: solo l’amore vince.

Anche l’ideologizzazione può tramutarsi in persecuzione, in indifferenza che emargina e sottilmente vuole che scompaiano i frutti di un amore autentico che rispetti profondamente l’altro come ‘terreno sacro’ che ama indicare la via di Dio che non castiga e odia la violenza, il male, il sopruso e la corruzione.

Un prete è un prete, non è un eroe, non è un Superman né uno che deve ‘adeguarsi’ confondendosi con la mentalità del mondo, anzi deve saper annunciare con audacia, vigore, forza, dal silenzio al grido anche nei deserti delle città, il dono grande che Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvarci dal peccato (questo ormai sconosciuto!) e amare fino in fondo: i poveri, i bambini, i lontani e i nemici. Nei fatti della vita, fino a morire in croce, quella croce che non è sconfitta, ma albero della vita che porta alla pienezza dell’amore.

Essere preti: bellezza di una vocazione, non data, ma ricevuta come dono da restituire, con la vita.

Nell’essere preti vale il detto di Agostino: «Se questo e quello così: perché non anche io?». Vale anche i padri e madri, vale anche per i bambini, i giovani (quanti martiri, santi e beati), vale per tutti i battezzati.

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