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Premiati per la testimonianza di fede offerta durante la prigionia

GLORIA CECILIA NARVAEZ

ho | VATICAN MEDIA | AFP

José Miguel Carrera - pubblicato il 08/11/22

Sono stati sequestrati da gruppi terroristici che agiscono nel continente africano e che guardano alla Chiesa cattolica come a uno degli obiettivi da abbattere

Sono stati rapiti e sono rimasti per vari anni prigionieri in Africa, in mano a gruppi jihadisti. Oltre a questa esperienza drammatica, suor Glória Narvaéz Argoti e padre Pier Luigi Maccalli hanno ora un’altra cosa in comune: sono stati entrambi premiati nella prima edizione del Premio Beata Pauline Jaricot, istituito in Spagna dalle Pontificie Opere Missionarie.

L’attribuzione del premio mira a riconoscere il lavoro e la testimonianza di fede dei due missionari nei momenti difficili che hanno vissuto dopo essere stati sequestrati da gruppi terroristici che agiscono nel continente africano e che guardano alla Chiesa cattolica come a uno degli obiettivi da abbattere.

Pier Luigi Maccalli, missionario italiano della Società delle Missioni Africane, è stato liberato l’8 ottobre 2020 in Mali dopo circa due anni di prigionia. Era stato rapito nella diocesi di Niamey, in Niger, il 17 febbraio 2018.

Una vicenda simile è stata vissuta da suor Gloria Narvaéz Argoti. La religiosa colombiana si trovava a Karangasso, in Mali, nella missione delle Francescane di Maria Immacolata, in cui viveva, quando il 7 febbraio 2017 un gruppo di uomini armati ha invaso la casa e l’ha presa come ostaggio. Sono seguiti quasi cinque anni di sofferenza e angoscia, terminati solo il 9 ottobre 2021.

“Voglio ringraziare Dio, che mi ha dato l’opportunità di rinascere e di tornare alla mia missione”, ha affermato suor Gloria ricevendo il premio, ricordando che è stato negli anni di prigionia che ha sentito maggiormente la presenza di Dio, perché, ha detto, “non c’è croce senza Cristo”.

Padre Pier Luigi ha invece ricordato Bomoanga, in Niger, dove si trovava quando è stato rapito. L’esperienza della prigionia lo porta ora a chiedere di guardare con attenzione al continente africano, dove sono in corso molte guerre e conflitti che passano praticamente inosservati agli occhi del mondo. “Le nostre storie come ostaggi del jihadismo hanno messo in evidenza una regione dell’Africa in cui si vivono molte guerre dimenticate”, ha dichiarato il sacerdote.

La Fondazione Aiuto alla Chiesa Soffre ha sempre accompagnato con preoccupazione i casi di suor Gloria e di padre Maccalli, presentando ad esempio nella Quaresima 2020 le loro storie come esempio dell’eroismo di chi porta la missione nella Chiesa e il servizio agli altri al limite del sacrificio. I premi sono stati conferiti la settimana scorsa dall’arcivescovo di Pamplona, monsignor Francisco Pérez.

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