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Quando nasce il Carnevale?

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CARNIVAL

Shutterstock | Vergani Fotografia

Lucia Graziano - pubblicato il 15/02/23

Strano ma vero: è documento notarile a costituire l’atto di nascita del Carnevale. Correva l’anno 965, e due uomini residenti a Subiaco si accordavano per affittare un terreno agrario. Le tasse avrebbero dovuto essere pagate annualmente entro il periodo del “Carnevelare”: così recita il contratto.

Tra tutte le feste “laiche” del nostro calendario, il Carnevale è forse la più religiosa: in fin dei conti, che ragione ci sarebbe per festeggiare, se non fosse per la Quaresima che incombe suggerendo di profittare per un’ultima volta di quel cibo e di quegli svaghi cui si sta per rinunciare, in una salutare forma di mortificazione?

Ben strana festa, quella dei Carnevale, che esiste solo in virtù del periodo di penitenza che lo seguirà: fin dal nome (che allude appunto alla necessità di levar via la carne) il richiamo alla Quaresima è evidente. Questa festa sembra quasi un memento mori a base di maschere e coriandoli: sì, festeggiamo, finché si può, perché abbiamo solamente pochi giorni a disposizione; diamo fondo alle nostre scorte di dolci e di salumi, perché il digiuno quaresimale è vicino e qui occorre svuotare la dispensa.

Riflettendoci sopra con un po’ d’attenzione, dovremo ammettere che sono ben poche le feste che nascono con le stesse caratteristiche. E allora potrà essere interessante domandarsi: ma come nasce, esattamente, il Carnevale? Che c’entrano le maschere con la Quaresima? E quando si sviluppa questa strana festa dolceamara?

Subiaco, 965: l’atto di nascita del Carnevale

Il Carnevale è una festa più giovane di quanto si potrebbe pensare: la prima attestazione scritta ad alludere all’esistenza di questa festa è costituita da un atto notarile siglato a Subiaco nel 965. In quel contesto, il periodo di Carnevale è citato come una scadenza fiscale: una delle parti contraenti sarà tenuta a versare le sue tasse entro e non oltre il periodo del Carnelevare – evidentemente, una ricorrenza ormai sufficientemente popolare da essere nota un po’ a tutti.

Ciò significa che, nel 965, esisteva già il Carnevale come lo conosciamo oggi?

A dire il vero, sembrerebbe di no. Lungo il corso dell’XI e del XII secolo, il termine compare con sempre maggior frequenza negli atti notarili, ma sempre nell’accezione che abbiamo descritto sopra: quella di una data che era ben nota a tutti, entro la quale occorreva provvedere ai pagamenti pattuiti da contratto.

Quasi sicuramente, nella mentalità dell’epoca, questo Carnelevare era legato al Carniprivium, il termine popolarmente utilizzato nel Medioevo per indicare la domenica di quinquagesima (cioè quella che cadeva cinquanta giorni prima la Pasqua. L’ultima domenica prima dell’inizio della Quaresima, per capirci).

Secondo una antichissima tradizione (già attestata, per esempio, in un sermone che san Massimo da Torino vergò nel 465), i chierici erano tenuti ad astenersi dalle carni già a partire da quella domenica (per prolungare un po’ di più la loro mortificazione, mettiamola così). È dunque ragionevole ipotizzare che il Carnelevare sia stata la rielaborazione (laica e contadina) di quella domenica che (con tutta la solennità liturgica del caso) ricordava al clero l’avvicinarsi della Quaresima.

Papa Innocenzo II: il primo uomo ad aver festeggiato (per certo) il Carnevale

Ma questo Carnelevare era anche un giorno di festa?

Difficile dirlo. Per loro stessa natura, i primi documenti che citano questa ricorrenza non ci permettono di capire se essa fosse già accompagnata da momenti ludici e giocosi. Dobbiamo attendere l’anno 1140 per avere notizia di una “festa di Carnevale” propriamente detta; e la vediamo svolgersi in un contesto che probabilmente ci stupirà: la corte pontificia.

Strano ma vero: il primo personaggio passato alla Storia per l’aver festeggiato Carnevale è niente meno che papa Innocenzo II. Ogni anno, alla vigilia del Mercoledì delle Ceneri, il pontefice si concedeva agli occhi dei suoi sudditi in una cavalcata cerimoniale che lo portava sulla collina del Testaccio, ove lo attendevano il prefetto della città e molti cavalieri. Al loro cospetto, aveva luogo quello che le cronache dell’epoca definiscono il ludus Carnevelari: una manifestazione, probabilmente simile alla corrida, che si concludeva con l’uccisione di un orso, un gallo e alcuni torelli.

Indubbiamente, un festeggiamento sgradevolmente brutale agli occhi di noi moderni, ma non privo di significato per un uomo medievale. Le cronache dell’epoca suggeriscono che l’uccisione di quegli animali avesse lo scopo di sottolineare la necessità di rinunciare alla bestialità sfrenata in vista della Quaresima imminente, vissuta all’insegna di un rigore morigerato.

Le maschere? In origine, erano quelle da animale

Certo è che, nei ludi del Carnevale medievale, confluirono molte tradizioni popolari legate a feste di matrice pagana aventi lo scopo di festeggiare la fine dell’inverno.

Per esempio, sappiamo per certo che un’usanza contadina, nata in epoche pre-cristiane ma conservatasi intatta lungo tutto il Medioevo, spingeva molti uomini a indossare maschere animali negli ultimi scorci dell’inverno, quando già il clima cominciava a scaldarsi e la selvaggina abbandonava le sue tane. Attraversare le vie del paese “assumendo le sembianze” di un animale del bosco era un gesto benaugurale, che simboleggiava il risveglio della natura dopo i mesi faticosi dell’inverno: probabilmente, un antico rito di fertilità, gradualmente trasformatosi col passar dei secoli in un semplice momento di festa collettiva.

Ebbene: attorno al XII secolo, si diffuse pian piano il costume di far coincidere queste mascherate contadine con i giorni immediatamente precedenti l’inizio della Quaresima. Erano nate le prime maschere di Carnevale.

Il Carnevale moderno? Nasce nel XIII secolo

La moda si diffuse in tutta Europa, allargandosi a macchia d’olio e con velocità sorprendente. Thomas Becket parlava con simpatia dei carnilevaria con cui si divertivano i bambini londinesi; e nel 1251, il Carnevale di Viterbo era diventato ormai evento così importante per la vita cittadina da essere normato negli statuti. Entro la fine del XIII secolo, non vi era una singola città europea che non celebrasse il Carnevale ricorrendo a mascherate festose e a grandi abbuffate sulla piazza pubblica: si dava fondo a tutti quei cibi “grassi” che di lì a poco non sarebbe più stato possibile mangiare. E, con l’occasione, si festeggiava un po’: perché scherzare in compagnia è cosa buona e giusta, di tanto in tanto!

Era ormai nato il Carnevale che conosciamo oggi, col suo apparato di frittelle, mascherate, risate e piccoli scherzi: una festa medievale che, sopravvissuta intatta attraverso i secoli, scandisce ancor oggi la nostra quotidianità.

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