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Francesca Fialdini: la mia vita cambiò durante un capodanno ad Assisi

MILANO ITALIA Francesca Fialdini attends RAIs press conference of program schedules for the television season 2019 2020 on July 9 2019 in Milan Italy

Andrea Raffin | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 24/02/23

La giornalista e conduttrice ha raccontato un'esperienza fondamentale per la sua fede: "con i Francescani ad Assisi, provai una felicità nuova, diversa, totalizzante: ebbi la netta sensazione di trovarmi davanti a delle risposte che, per la prima volta, non lasciavano spazio a dubbi".

Credere ci presenta la testimonianza della giornalista e conduttrice radio-televisiva Francesca Fialdini, volto da tempo noto al grande pubblico. Attualmente impegnata nella conduzione delle trasmissioni “Da noi … a ruota libera” su Rai1, e “Fame d’amore” su Rai 3, afferma nell’intervista che il proprio credo religioso ispira ogni sua scelta professionale.  

Il Capodanno con i frati ad Assisi: “provai una felicità nuova”

Una scelta “di vita” operata 23 anni a seguito di un Capodanno trascorso diversamente dal solito cliché:

Era il 29 dicembre del 2000, avevo 21 anni e studiavo da fuorisede a Roma. Ero lontana dalle mie amicizie storiche e stavo attraversando un periodo, diciamo così, disimpegnato. Per Capodanno avevo in programma di andare in discoteca finché un mio vecchio amico non mi telefona proponendomi di passarlo con lui ad Assisi, insieme ai Francescani. Rifiutai all’istante ma lui insistette così tanto che, alla fine, mi mise curiosità: non era mai stato un tipo invadente… Andai e lì, con i Francescani ad Assisi, provai una felicità nuova, diversa, totalizzante: ebbi la netta sensazione di trovarmi davanti a delle risposte che, per la prima volta, non lasciavano spazio a dubbi. Era ben più di una semplice proposta religiosa: quell’esperienza ribaltò le mie priorità, mettendo al primo posto le persone anziché le ambizioni professionali.

(Ibidem)

Il lavoro e i valori

Ecco il motivo per cui, sottolinea la giornalista…

(…) cerco di accettare progetti televisivi che abbiano a che fare con me, con i miei valori. La tv non deve e non può arrogarsi il compito di educare il pubblico, però è indubbio che plasmi l’immaginario collettivo, promuovendo la cultura e la conoscenza. E questo non posso certo dimenticarlo quando sono in video.

(Credere)

Gli esordi professionali di Francesca sono stati a Radio Vaticana e poi in tv come inviata per “A Sua Immagine”: esperienze che la giornalista ricorda come caratterizzate da arricchimento professionale ed umano, in un clima di apertura e confronto, ma al tempo stesso di “grande rispetto verso questa realtà millenaria che è guidata dallo Spirito Santo” (Ibidem).

Purtroppo oggi si assiste al tentativo sistematico di dissacrare qualsiasi istituzione, Chiesa compresa, senza rendersi conto che “si rischia di distruggere tutto quello che c’è stato”(Credere).

La Chiesa

Alla domanda dell’intervistatore circa le voci insistenti di uno scisma all’orizzonte nella Chiesa Cattolica, la giornalista individua l’esistenza di un errore di fondo: quello di credere che ci fossero due papi. Pertanto…

(…) polarizzare quindi la Chiesa in base alla presunta presenza di due Pontefici è stato un esercizio di potere che nulla ha a che fare con il messaggio cristiano. Il potere è una cosa, essere assemblea e comunità un altro. È giusto che esista un dibattito interno alla Chiesa, ed è bello che ci siano i Sinodi per questo (anzi, forse dovrebbero essere più frequenti) ma pensare ad uno scisma equivale ad andare contro il bene della Chiesa. Adesso tutte le energie dovrebbero essere tese a trovare un punto di incontro, a costo di dare vita  ad un altro Concilio: anche allora c’erano forze tensive, la modernità sembrava mettere in crisi tutto ma, con quel Concilio, ci siamo guardati in faccia e abbiamo scelto di fare un passo avanti. Insieme.

(Ibidem)

Dopo aver sottolineato che l’eredità spirituale di Benedetto XVI sta nella ricerca della verità ad ogni costo e nella sua attenzione straordinaria per il prossimo, la Fialdini afferma con forza che “in questa fase sostenere Bergoglio significa sostenere la Storia che rappresenta  e, per chi crede, sostenere il Vicario di Cristo in Terra” (Credere).  

E afferma come “la sua grande forza è quella di essere riuscito a parlare  ai non credenti, a chi aveva perso le speranze di sentirsi compreso dalla Chiesa, a chi veniva da un mondo ideologizzato dove si guardava con sospetto al mondo ecclesiale” (Ibidem).

Il tema del Male

Rispetto al tema del Male, che la nostra società ha banalmente creduto di poter relegare nel dimenticatoio, la sua risposta è forte e netta:

Il vero problema è che ormai non ci chiediamo nemmeno più cosa sia bene e cosa sia male. Prevale un generale approccio istintivo, motivo per cui molti giovani stanno male e soffrono di ansia, depressione… Personalmente sono molto scettica sullo slancio che le nuove tecnologie hanno dato alle nostre vite e alla presunta libertà con cui ci sentiamo protagonisti delle nostre scelte. Viviamo come zoombie che procedono senza spirito critico.

(Credere)

Una affermazione che dovrebbe far molto riflettere tutti, credenti e non, perché espressa da chi, con le nuove tecnologie, ha a che fare quotidianamente per la propria professione.

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